Alejandro Rodríguez González – Standby

Brescia - 24/05/2013 : 15/06/2013

Opere minuziose, quasi che si dovesse scrutarle da vicino per scovarne il segreto che nascondono i personaggi rappresentati.

Informazioni

Comunicato stampa

IN/LIMBO ospita per la prima volta un artista internazionale, aprendo una !nestra su Berlino, dove risiede il collettivo di artisti curato da Uwe Goldenstein, e di cui Rodríguez González fa parte.
Ex vicino di studio al Tacheles Arthouse (residenza artistica, fatiscente e fantastica, nel pieno centro della capitale tedesca, ormai de!nitivamente chiusa), Alejandro è stato mio complice di avventure, umori ed atmosfere che la sua elegante capacità espressiva ha tramutato in disegni, appunti e quadri ad olio


Si tratta di opere spesso minuscole e minuziose, quasi che si dovesse scrutarle da vicino per scovarne il segreto che
nascondono i personaggi rappresentati. Figure inquietanti in situazioni difficili da afferrare, in cui lo spazio attorno è
soltanto una suggestione che permette allo spettatore di immaginare un seguito a quello che nell’opera sembra un
racconto interrotto.
STANDBY è proprio questo momento di attesa e sospensione, in cui il silenzio inonda la scena ed è protagonista dei ritratti urbani, altrettanto perturbanti quanto i personaggi.

Alberto Petrò


La presenza del colore in un'opera d'arte spesso diventa un valore aggiunto perché il colore, la sfumatura, anche
nell'uso più violento, con accostamenti audaci, conferiscono a un'opera un carattere estremamente più immediato.
Non che l'uso del colore offra obiettivi più semplici da raggiungere, quello no.
Sicuramente l'assenza di colore, però, è una bella s!da: quando manca, automaticamente l'attenzione dello spettatore
di un'opera si sposta sul dettaglio.
Il dettaglio è uno degli aspetti che caratterizzano l'arte di Alejandro Rodríguez González: dotato di uno straordinario
virtuosismo tecnico, questo artista spagnolo si arma di matita, per lo più, e inizia un disegno perfetto, pulito, di una
precisione maniacale.
Ma solo !no a un certo punto: tutto d'un tratto, il lavoro che sta portando avanti sembra improvvisamente annoiarlo,
pare proprio che Rodríguez González abbia un'altra visione che lo costringe ad abbandonare quella in cui si era
immerso e staccarsene, spesso in modo piuttosto brusco.
$uesto signore lascia dei pezzi incompiuti, in un disegno dotato di estrema precisione, con addirittura un titolo
pronto a dare forma alla situazione.
In ogni caso, nei disegni di Rodríguez González c'è una tale aria, una libertà così palpabile che anche chi guarda si
ferma un po' di più e lascia partire l'immaginazione di fronte alle pieghe del corpo, alla profondità dei laghi, ai volti
senza tempo, alle posture così insolite, notando anche le sporcature di matita ai margini del foglio in quasi tutte le
opere, segno che svela la tecnica, l'arti!cio, l'urgenza di non abbandonare il lavoro, di non staccarsi di lì. Fino al break.
La produzione esposta va in due direzioni: il paesaggio e la !gura umana. Il punto di maggior contatto tra questi due
temi è sicuramente lo stand by: in tutti questi disegni esiste una sospensione, forse un'attesa, manca qualcosa o forse
c'è e sta solo aspettando di entrare in scena, ma il disegno non è !nito e non può essere concluso, la mancanza di
qualcosa è tangibile, o forse è solo una scelta di in!nito, o solo noia.
Non vediamo mai delle situazioni statiche e de!nite e particolarmente curiosa è la scelta dei protagonisti, sempre
strani, sempre ai margini.
I paesaggi sono infatti abbastanza universali, non presentano angoli riconoscibili o identi!cabili e in prevalenza sono
urbani, con la presenza di auto, magazzini e interventi dell'uomo, ma senza !gure umane, vengono solo evocate dal
contesto.
Le persone sono straordinarie: hanno espressioni strane, laddove il viso c'è ed è stato completato. Sono spesso grasse,
molto grasse, con uno sguardo !ero, anche ambiguo o ammiccante, con espressioni grottesche e occhi diretti. I
gruppi di persone o le !gure inserite in un paesaggio sono lì per dare spazio all'immaginazione, nell'attesa di passare
dall'esame dei diversi occhi che vi si posano, per poi essere dimenticate e ritrovate. Evocano sempre situazioni assurde,
non comuni, non decifrabili !no in fondo.
Il tutto sempre nell'enorme spazio ignoto, incompiuto, in!nito.

Piera Cristiani


Alejandro Rodríguez González
Nasce nel 1974 a Tarragona (Barcellona).
Dal 1993 al 1997 frequenta la “Escola Taller d’Art Diputació de Tarragona”.
Comincia a viaggiare e cercare stimoli all’estero e nel 2003 si sposta per due anni a Milano. Dal 2005 al 2006 ha
un atelier presso il Tacheles Arthouse di Berlino. Dopo un breve rientro a Barcellona decide di ritornare a Berlino dove vive e lavora.
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