Quattordici opere che rientrano nella produzione che va dalla fine degli anni trenta agli inizi degli anni ottanta. Uomini, donne, prostitute, cuochi, circensi, carne, cose, interni. Ed anche una serie di disegni a china e carboncino mai esposti prima: la giostra, i mercati, i mendicanti, i musicisti, i treni, i tram.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA ARTE PER OGGI - INCONTRO D’ARTE
  • Indirizzo: Via Del Vantaggio 17a - Roma - Lazio
  • Quando: dal 26/01/2012 - al 26/02/2012
  • Vernissage: 26/01/2012 ore 18
  • Autori: Alberto Ziveri
  • Generi: arte contemporanea, personale, disegno e grafica
  • Orari: dal lunedì al sabato dalle ore 16.30 alle 19.30.

Comunicato stampa

La galleria Incontro d’arte è lieta di presentare la mostra di dipinti e disegni in ricordo di Alberto Ziveri.
Quattordici opere che rientrano nella produzione che va dalla fine degli anni trenta agli inizi degli anni ottanta. Uomini, donne, prostitute, cuochi, circensi, carne, cose, interni. Ed anche una serie di disegni a china e carboncino mai esposti prima: la giostra, i mercati, i mendicanti, i musicisti, i treni, i tram.
La mostra si inaugura giovedì 26 gennaio 2012, alle ore 18.00.
La mostra è visitabile dal lunedì al sabato dalle ore 16.30 alle 19.30


La mostra rimarrà aperta fino al 26 febbraio 2012.

“Come un finestra che si apre sul mondo, permette a chi ci si affaccia di vedere in modo nuovo, da una prospettiva diversa e unica che getta nuova luce su cose che credevamo di conoscere o alle quali ci eravamo abituati.
E’ probabile che uscendo da questa mostra, o magari tra qualche giorno, rimarrete colpiti o incantati davanti a un volto o a un bagliore notturno, e vi capiterà di fermarvi per un attimo a pensare. Non preoccupatevi: è la pittura di Ziveri che come un tarlo, sta scavando nella vostra coscienza e nella vostra memoria per metterle a nudo. E se continuerete a frequentare questi quadri, con un poo’ di fortuna vi potrà accadere di ritrovare dei desideri a lungo nascosti, di sentire odori e sapori che credevate perduti, di accettare e capire certi lati oscuri di voi stessi e degli altri”. Valerio Rivosecchi

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Biografia
Alberto Ziveri nasce il 2 dicembre 1908 a Roma, in Via Conte Verde 31, dietro a piazza Vittorio. La sua famiglia paterna è originaria di Parma. Nel 1929 ottiene il diploma al liceo artistico, tra i suoi maestri Antonio Calcagnadoro. Lavora alla bottega di decorazione di Giulio Bargellini e conosce Marcello Piacentini. E’ vicino a Guglielmo Janni, giovane pittore e pronipote di Giocacchino Belli. Consegue l’abilitazione all’insegnamento del disegno e frequenta la scuola libera del nudo. In quegli anni il liceo artistico è frequentato, tra gli altri, da Mario Mafai, Scipione e Antonietta Raphaël.
Nel 1928, partecipa all’esposizione di belle arti della società amatori e cultori di belle arti a palazzo delle esposizioni. Seguono la partecipazione alla prima e alla seconda mostra del sindacato laziale fascista degli artisti a Roma, al palazzo delle esposizioni.
Nel 1930 partecipa alla quarta quadriennale di Milano con due pannelli decorativi.
Nel 1931 partecipa alla prima quadriennale d’arte nazionale a Roma, a palazzo delle esposizioni, con Studio all’aperto.
Nel 1933, a ventiquattro anni, espone con Pericle Fazzini alla galleria Sabbatello in Via del Babuino a Roma. Tra le opere esposte: Il galoppatoio e Villa Borghese. Corrado Cagli scrive: “Da una passione tormentosa e da un travaglio ossessionante Viveri trae una pittura rasserenante”.
Nel 1935 espone alla exhibition of contemporary italian painting a San Francisco, insieme ad altri pittori tonalisti romani. Sempre in quell’anno partecipa alla seconda quadriennale d’arte nazionale a Roma con Famiglia Castellucci, Paesaggio e Composizione.

Nel 1935 Ziveri è accolto come professore di disegno e decorazione al museo artistico industriale di Via Conte Verde a Roma, diretto da Alberto Gerardi; un impegno che manterrà fino alla pensione.
Nel 1936 donna Letizia Pecci Blunt lo chiama per un’esposizione alla galleria La Cometa a Roma. A curare il catalogo è Roberto Melli, teorico del tonalismo e padre spirituale del gruppo Capogrossi, Cagli, Janni, Pirandello, Ziveri.
Nel settembre 1936 partecipa per la prima volta alla biennale internazionale d’arte di Venezia con le opere Giovani atleti, Giovane con guanto e Ritratto; nella sala il gruppo romano al completo con Janni, Cagli,l Capogrossi, Guttuso, Afro e Mirko.
Nel 1937 parte per visitare la grande esposizione internazionale di Parigi. “Nell’anno 1937 compii il mio primo viaggio all’estero: Francia, Belgio, Olanda.(… ). Andai a Parigi grazie ai proventi di alcune vendite. C’era la grande esposizione internazionale (vidi montare Guernica. Le mie giornate trascorrevano intense tra i musei e le vie della città. Il primo quadro che studiai al Louvre fu il Déjeuner sur l’herbe di Manet, all’inizio mi parve bellissimo, ma poi ci trovai dei difetti: era troppo simile all’incisione di Marcantonio Raimondi e gli occhi erano privi di espressione, non guardavano da nessuna parte. Poi iniziai lo studio di Tiziano, Rembrandt, El Greco, Courbet e Delacroix, che divennero da allora i miei maestri. Della città mi colpirono soprattutto i mercati delle Halles, con le grandi tettoie di ferro, i carretti con le ruote pesanti trainati da enormi cavalli da tiro.
Anche in Belgio e in Olanda, dove mi recai in seguito, ho imparato molto, non solo da Rembrandt e Vermeer ma anche da tutti gli artisti olandesi e fiamminghi a torto considerati “minori” che vanno a fondo nella realtà del loro mestiere. Furono questi incontri a causare intorno al 1938 il cambiamento della mia pittura. Caravaggio, così come spesso citato a proposito dei miei quadri di quegli anni, non ha avuto molta importanza.
(…) Fui sedotto da Parigi: ne percorrevo le strade, i sobborghi con l’ansia di non dimenticarne nessun aspetto. Nella congestione di certi ambienti di lavoro e di afflusso umano scoprii una vita fino ad allora non conosciuta, dalla cui violenza di attrito non potevano che nascere che altrettanti sogni di violenta visione espressionistica. Era il mio primo contatto con un paese libero. Il Louvre mi piaceva da quegli attriti ogni volta che vi entravo, con esempi di opere supreme, di artisti di vita forte, spiccia, realista.
(…) Visitai poi Anversa e Bruxelles, sospinto dalla curiosità per la vita di quella gente fiamminga, di quei caratteri ancora vicini alla kermesse di Rubens e a quello spirito satirico e vivace di Brueghel e di Teniers. Mi convincevo sempre di più di quanto la vita umana sia profondamente varia e interessante.
Infine raggiungo Harem, dove l’incontro con gli olandesi sembra risvegliare nel segreto della mia psiche un qualcosa di intimo, di vita segreta, di visione reale, una realtà gustosa e penetrante e sensuale. Capii la lezione realistica della scuola olandese, nel ritratto, non simbolo ma uomo o donna di vita pratica e intima”.

Nel 1938 partecipa con undici opere alla XXI biennale internazionale d’arte di Venezia, con una pittura che mostra elementi diversi da quella precedente. Tra le opere esoste: Autoritratto con armonium e il Riposo. Ziveri scive:“Ora Marchiori mi invitò. Ma il risultato della sala non mi soddisfece e staccai tutti i quadri. Fu Mario Mafai a insistere per riattaccarli”.Virgilio Guzzi ricorda che già allora Ziveri si mostrava “con un chiaroscuro alla Greco”.
Nel 1939 Ziveri prende uno studio in Via dell’Anima, dietro piazza Navona. Nello stesso anno la prima apparizione romana del nuovo Ziveri alla III quadriennale d’arte nazionale a palazzo delle esposizioni.
Nel 1940 con le opere Faustina, Lelò, Pietro, Paesaggio, Paesaggio, Figura Lettura,, partecipa alla XXXI mostra della galleria di Roma insieme a Guttuso, Guzzi, Montanarini, Tamburzi e Fazzini, tutti al di sotto dei trent’anni.
Nel 1942 Ziveri espone alla X mostra del sindacato fascista di belle arti del Lazio, alla nuova sede della galleria nazionale d’arte moderna, insieme a Mafai, Capogrossi, Afro, Mirko, Mazzacurati. Partecipa inoltre alla XXIII esposizione biennale internazionale d’arte di Venezia con un solo quadro, La donna con il velo.In quell’anno incontra Nella, una giovane modella friulana, che diventerà la sua compagna per la vita.
Nel 1943 Ziveri partecipa alla quadriennale “di guerra” di Roma con le opere Giuditta e Oloferne, Baracconi, Le stalle, Ritratto, Fiori, Cocomeraro, Nudo, e Carrettino Ambulante..Vince il terzo premio per la pittura. Nello stesso anno viene richiamato alle armi: “I timori dei bombardamenti, l’ansietà che i tedeschi provocavano con i loro sterminii e le razzie e i campi di concentramento davano un mutismo nell’animo che ci rendeva avviliti e insospettiti di tutto. Si attendeva la liberazione con ansietà”.
Nel 1945 vince il premio Matteotti a Milano.
Del 1946 è la sua personale alla galleria di Roma, con ventotto quadri e sedici acqueforti. Le opere esposte sono, tra le altre: Paesaggio periferico, Terrazza, Piazza Navona, Pugile, Danae, Bersagliere, Guardia Svizzera, Clepoatra, Modella nello studio, Circo.E’ un momento particolarmente vivace per la scena artistica romana.
Nel 1946 a Milano, nella vetrina di Montenapoleone, alla galleria del Camino, espone Il Cavalleggero, La Donna con grammofono, e poi soldati, prostitute e pagliacci.
Nel 1948, finita la sospensione del tempo di guerra, Ziveri è invitato alla XXIV biennale d’arte di Venezia, alla quale partecipa con tre opere: Pittrice, Capolinea, Carro francese. Nello stesso anno partecipa ad una mostra alla galleria Giosi di Roma, insieme a Gentilini, Greco, Monti, Omiccioli, Perotti, Pirandello, Purificato, Stradone, e Tamburi.
Nel 1949 Ziveri viaggia in Spagna, rimane colpito da El Greco, Goya, Velazquez. Su Goya scrive: “Goya dà sorprese – ma di forte mordente – essendo egli di natura prepotente e senza ritegno. (…) La sua libertà, la sua euforia non hanno controllo, nessuno gli si può opporre”.
Nel 1950 espone alla XXV biennale internazionale d’arte tre opere: Ritratto, e due Paesaggio romano. De Angelis scrive: “Ho penato quindici anni per vedere i quadri del pittore Alberto Viveri: non quelli che, di tempo in tempo, espone in rare mostre che tutti possono agevolmente ammirare; gli altri quadri, quelli che egli nasconde in un ripostiglio del suo studio – abbozzati o comunque non finiti. (…) Comunque, eccomi nello studio in Via dell’anima 59, proprio dietro piazza Navona, tutelato dal bamboccio consunto di Pasquino, e che fa da centro tra Via del Governo Vecchio sino ai ponti del Tevere (…). Alberto è romanaccio, e come adopera il suo dialetto! (…). Fronte stretta, naso uncinato, occhi fuor dell’orbita, rotondi, fanciulleschi, mano corta, si vede dai capelli indisciplinati che Viveri ha un temperamento e ardore che lo ecciteranno per tutta la vita: la sua inquietudine lo incanta; allora inforca la bicicletta e via verso la periferia, la campagna”.
Nel 1952, alla VI quadriennale nazionale d’arte di Roma, Ziveri porta nove tele: San Giovanni, Interno, Obelisco Axum, Ritratto della famiglia Natale, Mattatoio, Gianicolo, e tre nature morte.
A giugno partecipa alla biennale di Venezia con la Samaritana, la CorridaI e II, e il Ponte Palatino.
Nel 1954 Ziveri concorre al premio Marzotto, a palazzo Reale a Milano, con Faustina, i Fiori e la Pollaiola e vince un premio. A giugno partecipa alla biennale di Venezia con le Cupole di Roma, la Donna con l’ombrello, il Nudino, e due paesaggi di campagna francese.
Nel 1956 Ziveri è invitato alla XXVIII biennale d’arte internazionale di Venezia con ventuno tele, tra le quali: la Senna, Processione spagnola, Mercato spagnolo, Campagna Emiliana, Ritratto, Interno, Ravanelli, Paesaggio friulano, Donna con pappagallo, Telefonata, Capolinea, Lezione di canto, Autoritratto, Asparagi, Tigli, Mercato, Alberi, Chiusa sulla Senna, e Processione. Roberto Longhi scrive: “Salvo errore, Alberto Ziveri, che pochi in Italia conoscono, pochissimi sanno collocare sul piano che gli tocca, è il realista più realizzato della biennale di quest’anno”.
Nel 1960 Ziveri partecipa alla VIII quadriennale nazionale d’arte di Roma, accanto a Raphaël, Scialoja e Stradone. In tale occasione espone il Ritratto di Francesco Grandjacquet, La lettura, La Rissa, Piazza Vittorio, Cocomeraio. Nello stesso anno espone una quarantina di opere alla galleria La nuova pesa di Roma: dalla Donna che si trucca, al Postribolo e a Giuditta e Oloferne.
Dal 1963 al 1966 è incaricato di pittura all’Accademia di belle arti di Napoli.
Nel 1964 una mostra importante alla galleria La nuova pesa vede un testo di Alberto Longhi nella presentazione del catalogo. Tra le opere esposte figurano la Visita al museo, la Macelleria e i Fiori. Renato Guttuso gli scrive: “Amo moltissimo i tuoi Fiori, moltissimo il paesaggio con la casa in controluce, e sopratutto la macelleria. Quel mezzo capretto è dipinto in modo straordinariamente vivo e potente. Ci hai dato una lezione caro Alberto, di serietà, di lavoro, di coscienza, di amore dell’arte. E te ne dobbiamo ringraziare con tutto il cuore”.
Nel maggio del 1965 vince a Firenze il premio “Fiorino”, con il dipinto il Cortile.
Nel 1967 vince la cattedra a Palermo, poi all’Accademia a Roma.
Nel 1970 una mostra personale alla galleria il Fante di Spade a Roma raccoglie cinquanta opere che spaziano dalle campagne friulane e francesi, alle strade di Roma e Parigi, allo spazio dello studio. Dario Micacchi scrive: “Quando Ziveri riesce a mescolare con il colore la sostanza stessa degli oggetti e l’aria e la luce, allora per lui comincia una vita con la propria pittura che è, forse più angosciosa che quando la tela è bianca”.
Nel 1976 ancora un’importante personale al Fante di spade a Roma, con una trentina di opere.
Nel 1980, una personale alla galleria Ca’ d’oro di Roma.
Nel 1983 una mostra di incisioni all’Accademia di San Luca a Roma, che offre la visione di un lavoro sino ad allora quasi segreto. Antonello Trombadori scrive: “Un clamoroso inedito che emana dal fitto segno del bulino una luce così diretta, così chiara e semplificata da dimostrare a chi scivola sulle chine della transavanguardia e dell’anacronismo che è sempre cosa saggia tenersi ai tempi moderni con l’occhio attento al passato piuttosto che lasciarsi confondere fra le mille bolle blu dei neoavanguardismi pro e contro. “Bisogna strapare ai tradizionalisti il monopolio della tradizione” disse Pisolini. Viveri strappa ai modernisti il monopolio del presente”.
Nel dicembre del 1984 si inaugura a Roma alla galleria nazionale d’arte moderna una mostra di Viveri insieme a Pericle Fazzini. Giulio Carlo Argan scrive: “Ziveri è un narratore al modo di Gadda: si nasconde nella mediocrità dei suoi personaggi e li lavora dentro, ricavandoli, più che dal vero, dal disinganno della fantasia frustrata. Opera sul linguaggio, come Gadda appunto, e non lo cambia secondo un programma di diversa strutturazione, ma con un processo di condensazione che rende l’immagine più carica e sostanziosa del vero. Il suo non è un realismo di dominio, ma di resa alla realtà, senza il cupo furore di Goya e senza la beatificante chiarezza di Vermeer.
La realtà non si ama né si odia, ci si è dentro e non si può cambiarla né liberarsene (…)
Nella sua naturale modestia, insomma, Alberto Viveri, non pensa il realismo come una concezione del mondo, ma come una categoria della pittura generalmente praticata dagli artisti che sono coscienti della povertà della loro condizione umana davanti all’enigma di una realtà di cui non li esalta la profondità o l’altezza, ma li sconforta la banalità senza scampo”.
Negli ultimi anni di vita, ormai affermato, è rappresentato in rassegne importanti, si ricorda, tra le altre, l’esposizione alla Daverio gallery di New York del 1987, quella alla Haus der Kunst di Monaco del 1988, e la partecipazione a “Scuola romana” a palazzo Reale a Milano.
Nel 1989 riceve da Natalino Sapegno il premio Viareggio, e presenta una nuova personale.
Ziveri muore a Roma il 1 febbraio 1990.