Alan Bee – Relazioni Invisibili
Comunicato stampa
ALAN BEE
RELAZIONI INVISIBILI
A cura di Paolo Campiglio
Introduzione a cura di Flaminio Gualdoni e contributo critico di Cesare Biasini Selvaggi.
ABC-ARTE, Genova
Opening: Venerdì 16 Ottobre 2026
16 Ottobre – 6 Dicembre 2026
Con Relazioni invisibili, ABC-ARTE presenta il secondo capitolo del progetto espositivo dedicato ad Alan Bee, dopo Correspondances, la mostra ospitata nella sede milanese della galleria.
Curata da Paolo Campiglio, l’esposizione riunisce opere che attraversano l’intero percorso dell’artista, dagli esordi agli ultimi cicli pittorici, proponendo una lettura autonoma e complementare alla mostra milanese. Più che una ricostruzione cronologica, Relazioni invisibili rilegge la sua poetica attraverso i temi che ne costituiscono il fondamento: materia, natura, memoria e coscienza collettiva.
Attivo nel panorama dell’arte tedesca del secondo dopoguerra, Alan Bee ha sviluppato una ricerca originale, mantenendo una posizione indipendente rispetto ai principali orientamenti del suo tempo. Pur dialogando con Emil Schumacher, Paul Klee e Joseph Beuys, Bee costruisce un linguaggio profondamente personale, nel quale pratica pittorica, osservazione della natura e riflessione scientifica convergono in una ricerca di rara coerenza.
Relazioni invisibili sarà visitabile dal 16 ottobre al 6 dicembre 2026 negli spazi di ABC-ARTE, in Via XX Settembre 11A a Genova. Il vernissage si terrà venerdì 16 ottobre alle ore 18.30.
Se Correspondances introduceva il dialogo tra mondo naturale e dimensione spirituale, Relazioni invisibili amplia questa riflessione mostrando come le connessioni invisibili che regolano la realtà si manifestino nella struttura stessa dell’opera. La pittura non rappresenta la natura, ma ne assume i principi generativi, facendo emergere una visione nella quale materia, pensiero e memoria diventano aspetti inseparabili di un unico processo.
Nel panorama dell’arte europea del secondo Novecento, Alan Bee occupa una posizione singolare. La sua ricerca dimostra come la pittura possa ancora essere uno strumento di conoscenza: non un mezzo per rappresentare il mondo, ma un luogo nel quale materia, tempo e natura continuano a generare nuove forme di esperienza e di pensiero.
La cera e il miele costituiscono il nucleo di questa ricerca. Più che semplici materiali, diventano strumenti di conoscenza, capaci di conservare il tempo e rendere visibili i processi di trasformazione della materia. La struttura del favo, ricorrente nell’opera dell’artista, diventa il modello di una pittura costruita per relazioni, nella quale ogni elemento acquista significato attraverso il rapporto con gli altri.
Come evidenzia Paolo Campiglio, l’interesse di Alan Bee consiste nel trascendere la materia utilizzata, la cera. La cera in sé è certamente una metafora dei processi di crescita, sedimentazione, trasformazione tipici della pratica artistica, accomunata quindi ai processi del mondo naturale. Ma è anche il tramite per un legame profondo, di tipo spirituale con l’universo, che attinge ai valori di luce, colore, allude alla sua perenne trasformazione in rapporto all’immanenza dell’umanità. La scelta dell’ape come alter ego dell’artista è pertanto ambigua: è certamente un modello operativo perché: come l'alveare si fonda sulla cooperazione e sulla continua trasformazione della materia, così l’opera d'arte nasce da un sistema di relazioni nel quale ogni elemento contribuisce alla costruzione del significato. Ma vi è anche un legame sotteso a una millenaria tradizione spirituale, tra mitologia e leggenda, che attribuisce all’ape le qualità di purezza, reiterazione del gesto, razionalità: il fare dell’artista, l’unico possibile, si identifica nell' ordire, nel costruire trame, nel tentativo di mimare una struttura razionale. Questo atto ripetuto diviene l’immagine dello scorrere infinito del tempo, di cui egli tenta di carpire, nell’opera, un frammento.
La ricerca di Alan Bee si inserisce così nel più ampio dibattito del secondo Novecento sul rapporto tra arte, natura e conoscenza, distinguendosi per aver elaborato una riflessione originale sulla materia come luogo di trasformazione e memoria. Dialogando con alcune delle esperienze più significative della modernità europea, la sua opera conserva una voce autonoma e sorprendentemente attuale.
In occasione della mostra sarà pubblicato un libro bilingue, edito da ABC-ARTE, con saggi di Paolo Campiglio, Flaminio Gualdoni e Cesare Biasini Selvaggi. La pubblicazione accompagna il progetto espositivo come suo naturale completamento, offrendo una pluralità di letture critiche e un ricco apparato iconografico.
ABC-ARTE
Via XX Settembre, 11 A 16121 Genova
T.010 86 83 884
[email protected]
www.abc-arte.com
Mar-Sab: 9:00 – 13:30 /14.30 - 18:30
Alan Bee
Alan Bee (Karlsfeld 1940) è lo pseudonimo di una figura artistica di spicco che negli anni ha costruito con passione e arguzia il proprio personaggio a tutto tondo, dandogli non solo un nome ma fornendolo di una serie di suggestioni biografiche plausibili e del tutto compatibili con il corpus fisico delle sue opere: dalla fascinazione per l’arte tedesca, Beuys e Schumacher in testa, alla specifica passione per il mondo naturale, di cui le api sono uno dei simboli universali.
Il complesso delle sue opere, cospicuo e di alto livello, rende Alan Bee una figura di grande rilievo nel panorama dell’arte europea degli ultimi decenni.
Le notizie biografiche che lo riguardano non sono di prima mano, ma provengono tutte da quanto si desume dalla vicenda del suo lavoro: Bee ha forgiato la propria figura quasi narrativamente, il che gli ha consentito di stendere un solido velo di mistero sulla sua reale personalità.
Il vero dato certo, certissimo, è il mondo delle sue opere, e basandosi su quello è indubitabile che si sta parlando di un autore europeo primario, in grado di collocarsi nella cerchia di coloro che, della stagione post-informale, si sono inoltrati lungo una via primaria della pittura contemporanea.
Alla passione per la pittura Bee ha sempre affiancato anche quella per le api e il loro mondo: amante della natura della Baviera, influenzato in giovane età dalle esperienze di Joseph Beuys con il miele, le ha mediate con il senso profondo dei materiali e delle inserzioni oggettuali così come Carl Buchheister, fondamentale Emil Schumacher, con il quale Bee ebbe ad approfondire a Karslruhe, e Bernard Schultze, che hanno predicato in pittura, traendone risultati del tutto sorprendenti.