Adriano Ragazzi – Scie

Milano - 15/11/2012 : 02/12/2012

Scie, la mostra personale di Adriano Ragazzi, sarà allestita nel suggestivo Chiostro dei Glicini presso la Società Umanitaria di Milano: l’artista milanese presenterà al pubblico i suoi lavori più recenti, dipinti di grandi dimensioni monocromatici con le campiture delineate da luminose verghe in rame in rilievo.

Informazioni

Comunicato stampa

Scie, la mostra personale di Adriano Ragazzi, sarà allestita nel suggestivo Chiostro dei Glicini presso la Società Umanitaria di Milano: l’artista milanese presenterà al pubblico i suoi lavori più recenti, dipinti di grandi dimensioni monocromatici con le campiture delineate da luminose verghe in rame in rilievo.
Scrive Cristina Trivellin: Definire “quadri” o “dipinti” le opere di Adriano Ragazzi è riduttivo

Lo è formalmente, in quanto trat¬tasi di opere tridimensionali, dove la profondità è un valore fortemente importante e lo è concettual-mente, in quanto tali opere sono “visioni concrete”, ri-costruzioni poetiche di qualcosa che è inciso nella memoria visiva e sensoriale dell’artista e che viene magicamente riattualizzato, ricomposto attraverso il legno, la tela, il metallo. Sulle tavole lignee l’artista incolla juta grezza, per poi colorarla, inciderla, solcarla e dentro questo solco fare scorrere una lucida verga di rame, nella maggior parte dei casi piegata manualmente. Talvolta questa scia rossastra resta invece in superficie, adagiata so¬pra piccoli supporti, aggettante. Un lavoro che richiede progetto e calcolo, perizia e manualità.
(…) È l’artista stesso a spiegare: “La nostra vita avviene secondo rapporti di forza”: un’intricata relazione tra forze di gravità, densità, pesi e misure, colori. Per cogliere queste forze occorre un’accelerazione, un oltrepassamento della visione, esattamente come il librarsi nell’aria col deltaplano permette di percepire le forze superiori che ci guidano. Da quando ha perso la vista, Adriano Ragazzi ha sen¬tito moltiplicarsi queste visioni, ne ha avvertito la spinta, il desiderio di “venire alla luce”. Sente di farlo con onestà e rigore assoluto, che si manifesta nel suo stile sobrio e asciutto, dando luogo a opere concrete e oggettuali, attraversate da forti spinte scultoree. In esse possiamo scorgere scie luminose, traiettorie aeree, orbite ignote, delta di fiumi: non c’è spazio dunque per la figura umana. L’uomo può soltanto contemplare e lasciarsi penetrare da tale immensità. Ragazzi è un romantico contemporaneo, combattuto tra l’ammirazione unita al senso di inferiorità rispetto alla natura vio¬lenta e sublime e l’impossibilità di varcarne i confini. È ancora l’arte a rappresentare il superamento. Simbolicamente, e non solo.

Adriano Ragazzi nasce a Milano nel 1959, dove lavora come architetto e designer fino al 2002. Da allora, a seguito di gravi problemi di vista, vive in un mondo di ombre e luci e realizza progressivamente una personale pittura tridimensionale: composizioni sintetiche costituite da linee dinamiche, realizzate con verghe di rame che separano le diverse campiture, caratterizzate da un acceso cromatismo. L’uso di questo metallo, caldo e nobile, è determinante per una effettiva unione tra pittura e scultura. Si descrivono luoghi inaccessibili, fenomeni naturali e psicologici. Ci si muove sempre al di fuori della storia umana, nevrotica e contingente, sospesi piuttosto in un lungo tempo cosmico che induce alla riflessione. Gli influssi artistici più sentiti sono riconducibili a maestri come Castellani, Giacometti, Mondrian, Munari e Pomodoro. Vive e lavora in provincia di Como.