Abitanti/Abitati

Taibon Agordino - 22/09/2012 : 21/10/2012

Abitanti/Abitati è il progetto che coinvolge il paese di Taibon realizzato da un gruppo di giovani fotografi dell’archivio della Fondazione Bevilacqua La Masa.

Informazioni

Comunicato stampa

Abitanti/Abitati, mostra collettiva, in collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa, a cura di Stefano Coletto (APL Shed 7).
Artisti: Riccardo Banfi, Blauer Hase, Teresa Cos, Martina Della Valle, Luigi Leaci, Laura Lovatel, Emanuele Marcuccio, Federica Menin.

Abitanti/Abitati è il progetto che coinvolge il paese di Taibon realizzato da un
gruppo di giovani fotografi dell’archivio della Fondazione Bevilacqua La Masa.
Tre artisti (Riccardo Banfi, Teresa Cos e Luigi Leaci) in residenza a Taibon, hanno lavorato sugli spazi e con le persone che abitano il paese


Altri artisti invece propongono in mostra alcuni lavori connessi alle tematiche proposte, introducendo un livello di riflessione più allargato. Si tratta di Martina Della Valle, del duo Laura Lovatel e Federica Menin, di Emanuele Marcuccio e del collettivo Blauer Hase.

Abitanti/Abitati introduce la relazione che connette uno spazio con chi lo vive, lo abita, lo fruisce; si tratta di rapporto complesso per certi versi ossessivo; chi abita un luogo, un cortile, una casa subisce continuamente queste presenza, ne è abitato; il luogo parla di noi, sedimenta aspetti della nostra vita; dimenticarlo o abbandonarlo significa compiere un piccolo delitto interiore. Eppure piccoli traumi consapevoli indicano in piscologia una crescita.
Il lavoro fotografico cerca di identificare questa dimensione che nella storia di un individuo mette insieme passato e presente in un paese, che suggerisce la presenza di radici che arrivano fino all’oggi, ma che rischiano di congelarci se non svelate, soprattutto nella prospettiva di un futuro da costruire.
La montagna e e suoi alti confini, anche metaforicamente ci circondano, però è solo individuando una sorta di paesaggio narrativo minimo che forse si possono attivare e riannodare i fili di una paradossale condizione esistenziale nascosta nella normalità.

Dice Wislawa Szymborskanella nella poesia “Il Cielo” in “Vista con granello di sabbia”:
[...]Perfino le montagne più alte/non sono più vicine al cielo/delle valli più profonde./In/nessun luogo ce n’è più/che in un altro./La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba./La talpa è al settimo cielo/come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso/cade da cielo a cielo./Friabili, fluenti, rocciosi,/infuocati e aerei, distese di cielo, briciole di cielo,/folate e cumuli di cielo./Il cielo è onnipresente/perfino nel buio sotto la pelle./Mangio cielo, evacuo cielo./Sono una trappola in trappola,/un abitante abitato,/un abbraccio abbracciato,/una domanda in risposta a una domanda [...]