Apre un nuovo spazio espositivo per l’arte contemporanea e per la ricerca a Pescara promosso dalla Fondazione Zimei. E lo fa con una mostra che si propone come una riflessione sul concetto stesso di SUD.

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Comunicato stampa

Apre un nuovo spazio espositivo per l’arte contemporanea e per la ricerca a Pescara promosso dalla Fondazione Zimei.
A SUD è un progetto indipendente, pensato da Sabrina Zimei e Massimiliano Scuderi che, al quarto piano di uno storico edificio modernista nel cuore della città, intraprendono un nuovo filone di ricerca che procederà di pari passo a quello della Fondazione, giunta oramai al sesto anno di attività.

La mostra, curata da Massimiliano Scuderi, si propone come una riflessione sul concetto stesso di SUD

Per questo motivo contestualmente sarà presentato un manifesto con le suggestioni e i riferimenti culturali di una realtà non geografica, ma di uno stato mentale, di una condizione specifica che proprio il pensiero meridiano esprime, rivendicando la sua autonomia dal pensiero moderno. Come scrive il filosofo recentemente scomparso Franco Cassano il pensiero meridiano non vuol dire neanche l’apologia del sud, è quel pensiero che si inizia a sentire dentro laddove inizia il mare, quando si scopre che il confine non è un luogo dove finisce il mondo, ma quello dove i diversi si toccano.

Per questo motivo sono stati invitati Adriano Costa, Enzo Cucchi, Flavio Favelli, Andreas Ragnar Kassapis, Renato Leotta, i quali nelle loro ricerche riflettono le intenzioni e i propositi che muoveranno il programma culturale di A SUD.

Adriano Costa presenta una serie di opere che rispecchiano il suo metodo di lavoro che parte dalla narrazione della vita quotidiana composta da materiali residuali, oggetti domestici e comuni, indagando così in modo critico aspetti diversi del mondo visuale contemporaneo;
Enzo Cucchi con la sua specifica iconografia che unisce culture e tradizioni pittoriche differenti, attraverso la questione linguistica, coglie i punti cardinali di un pensiero che proprio nel sud trova la sua dimora d’elezione;
Flavio Favelli interverrà con un’opera site-specific nell’androne d’ingresso del palazzo, lavorando sul tema della tropicalizzazione di un’immagine, oltre a proporre alcuni neon in cui le parole si mettono in relazione tra di loro. Prosegue così il suo discorso sul nostro rapporto con la memoria e con una certa fenomenologia che coniuga immagini ed oggetti familiari ad eventi cruciali della storia contemporanea;
Andreas Ragnar Kassapis dedica all’occasione un’opera intitolata one filter time, una proiezione di diapositive e un’ installazione sonora, accompagnata da un testo dell’autore in cui afferma: Una visione puramente sensoriale ovviamente non è possibile e, se uno l’afferma, probabilmente tende al totalitarismo. Un simile gesto di messa da parte non può essere completo. C'è sempre un filtro preesistente tra i nostri sensi e ciò che sperimentiamo attraverso di essi. Niente è completamente distrutto nella storia.
Renato Leotta porta poeticamente la materia sospesa proveniente dall’ultima eruzione dell’Etna, precipitata su elementi minimali che articolano un loro ordine territoriale, disponendosi nello spazio.