61. Biennale Arte – Padiglione Perù

Informazioni Evento

Luogo
ARSENALE
Campo Della Tana (Castello) , Venezia, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
07/05/2026

ore 12.30 su invito

Artisti
Sara Flores
Uffici stampa
IC INSIGHT COMMUNICATIONS

Per la prima volta nella sua storia, il Perù sarà rappresentato all’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia da un’artista indigena: Sara Flores (Tambo Mayo, Perù, 1950), appartenente al popolo Shipibo-Konibo dell’Amazzonia peruviana.

Comunicato stampa

Per la prima volta nella sua storia, il Perù sarà rappresentato all’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia da un’artista indigena: Sara Flores (Tambo Mayo, Perù, 1950), appartenente al popolo Shipibo-Konibo dell’Amazzonia peruviana.

Il Padiglione del Perù presenterà Sara Flores. D’altri mondi., una mostra personale dell’artista, nell’ambito della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, In Minor Keys, visitabile dal 9 maggio al 22 novembre 2026.

Dal 2015, il Patronato Cultural del Perú (Pacupe) sovrintende alla partecipazione del Perù alle Esposizioni Internazionali d’Arte e di Architettura della Biennale di Venezia. L’organizzazione privata senza scopo di lucro annuncia ora il lancio ufficiale del Padiglione del Perù per l’edizione 2026, sotto la supervisione di Armando Andrade de Lucio in qualità di commissario nazionale ad interim.

La selezione delle opere, sviluppata in dialogo dai curatori Issela Ccoyllo e Matteo Norzi, riunisce nuove pitture di grande formato su tela di cotone selvatico; eteree sculture a forma di zanzariera realizzate nello stesso materiale dipinto a mano, Senza Titolo (I Disegni Arrivano in Sogno); e il suo film d’esordio del 2025, Non Nete (Una Bandiera per la Nazione Shipibo), che ritrae una bandiera dipinta a mano, mossa dal vento di una dolce melodia. La musica, che permea l’intero spazio espositivo, introduce una dimensione sinestetica nella mostra. Si tratta della registrazione di uno sciamano che trasmette le sue buone intenzioni attraverso il soffio in una bottiglia di ayahuasca all’alba di un viaggio verso altri mondi e, in parallelo, all’inizio del viaggio per l’autodeterminazione della sua Nazione indigena.

Il filo conduttore dell’intera esposizione è il kené, l’enigmatico sistema di disegni del popolo Shipibo-Konibo, che Flores ha portato a un livello senza precedenti di sofisticazione formale, potenza vibratoria e profondità concettuale e politica. Attraverso questo corpus di opere, Sara Flores crea portali tra conoscenza ancestrale e futuro sostenibile, interconnettendo esseri umani e non umani come parte di un’unica entità vivente. Questi portali collocano molteplici forme di esistenza su un piano condiviso e instaurano un legame magnetico con lo spettatore, offrendo accesso tanto alla propria coscienza quanto alla visione del mondo Shipibo, in cui tutto è interconnesso.

Sebbene la pratica di Sara Flores sia profondamente radicata nel suo patrimonio culturale, sarebbe un errore confinare il suo lavoro alla tradizione. Il suo intento principale è esplorare le possibilità illimitate della riconfigurazione formale. Flores è riconosciuta sia all’interno della sua comunità sia a livello internazionale per la capacità di bilanciare i rigorosi principi geometrici che definiscono il kené come stile con l’imperativo culturale dell’innovazione continua, spingendo il medium verso il suo sviluppo più significativo dagli anni Cinquanta.

Sebbene il sistema di disegni kené sia stato dichiarato Patrimonio Culturale Nazionale del Perù nel 2008, Sara Flores ha ottenuto riconoscimento internazionale come autrice molto prima che le istituzioni del suo Paese riconoscessero l’unicità del suo contributo personale. In particolare, nel 2024 le è stata offerta una collaborazione con la maison di moda francese

Christian Dior.

Il suo percorso artistico è iniziato nell’infanzia, in un ambiente altamente ritualizzato sotto la guida della madre. In un contesto privo di economia monetaria o sistemi medici formali, la foresta forniva tutto il necessario per la vita e la creazione.

L’allestimento della mostra, concepito dai curatori, sottolinea il carattere sperimentale della sua pratica, dai motivi geometrici manifestati su tela di cotone ai diversi sotto-stili e formati, inclusa l’opera più grande mai realizzata dall’artista fino ad oggi.