Boom degli gli spazi d’arte indipendenti a Roma. Esce il libro “VERA” che li racconta

VERA è il titolo del nuovo libro di Damiana Leoni che costituisce una mappa degli spazi indipendenti presenti attualmente a Roma: 4 fotografi, 8 spazi indipendenti, 54 studi, 70 artisti italiani, 7 quartieri

Veduta interna, Castro, Foto Eleonora Cerri Pecorella
Veduta interna, Castro, Foto Eleonora Cerri Pecorella

VERA vuole, in forma anche di auspicio, registrare e sollecitare la primavera dell’arte emergente nelle periferie della Capitale. È un libro fotografico concepito dalla curatrice e Art Basel Vip Representative Italia Damiana Leoni che raccoglie visivamente in una mappa il lavoro di 8 spazi indipendenti, distribuiti in 7 quartieri per un totale di 54 studi e 70 artisti italiani. In occasione del lancio del libro, in programma il 12 dicembre, ci siamo fatti raccontare da Damiana Leoni genesi e sviluppo di VERA.

Come hai scelto il titolo Vera?

Innanzitutto volevo trovare una parola in latino che rappresentasse le radici romane, Vera è il plurale di Ver, “Primavera”, questa stagione rende il senso della ventata d’aria fresca che si sta levando sulla città, dal punto di vista della sua scena artistica. Molti artisti sono tornati a Roma, alcuni erano a Berlino, un artista in Olanda, proprio perché si sono accorti che qualcosa si stava smuovendo. Il nome Vèra con la “e” chiusa rende l’idea della realtà romana rinata grazie al contributo dell’arte contemporanea e di una città autentica. È anche un nome di donna e mi piaceva dare un accento femminile al progetto.

Libro Vera
Libro Vera

Com’è strutturato il libro?

Si tratta di una mappatura. Fondamentale è il contributo artistico di Luigi Ontani: il racconto parte da Piazza del Popolo, ultimo punto di aggregazione degli anni ’60 e ’70 che incarna la fisicità romana, anche se dopo ci sarà anche il gruppo della Scuola di San Lorenzo. Volevo la benedizione di un artista come Luigi Ontani e lui ha risposto in maniera sorprendente con una serie di sue foto-ritratto a cavallo dei leoni della Fontana di Piazza del Popolo; ogni scatto è realizzato da uno dei 4 fotografi assistenti di Claudio Abate, ogni leone inoltre è collocato su un punto cardinale, ciò rende perfettamente l’idea di esplorazione urbanistica. Il Bar Rosati è un luogo che Ontani continua a frequentare, Vera inizia da lì, si muove poi verso il punto più lontano di Tor Bella Monaca (dove c’è Spazio in Situ) per finire con il punto più vicino, Castro a Trastevere.

Quali sono le origini del progetto?

Tutto nasce durante la situazione emergenziale, quando Franceschini aveva chiuso i musei. Io sono sempre stata fuori città in questi anni, in America, gli artisti mi avevano spesso invitata nei loro studi e non ero ancora riuscita ad andare. Ho così incominciato a fare studio visit insieme alla mia assistente Marta Scotti, che è anche una brava fotografa, ed Emma Rosi, che ha preso un Master in Storia dell’Arte a Londra ed era a Roma per il lockdown. Con la serie di mostre The Milky Way, ho esposto più di 200 artisti tra i quali Lulù Nuti. Volevo andare a trovarla in studio e ho scoperto che si era spostata in un nuovo luogo di 1500 metri quadri a Centocelle, con una dozzina di artisti, Post Ex. Poi è stata la volta di Tor Bella Monaca (Spazio in Situ), Pietralata (Spazio Fortuna quando ancora non aveva un nome) San Lorenzo (Ombrelloni), Quadraro (Off1c1na) e Numero Cromatico. Conoscevo Castro già da tempo. Uscendo dallo studio di Diego Gualandris, Marta voleva scattare delle fotografie agli studi, ma ho pensato “o tutti o nessuno”.

Come ha preso forma il progetto e come hai messo in piedi il team?

Emma Rosi (Master alla The Courtauld) ha curato le conversazioni con gli artisti. Dopo aver letto Roma Nuda di Giuseppe Armogida (Phd in Filosofia; è l’autore del primo testo che racconta la realtà di questi spazi) e Marco Folco, ho contattato Giuseppe di Spazio Mensa, dottore di ricerca in Filosofia e Teoria delle scienze umane. Mohamed Keita lavorava per Pianoterra, mentre Alessandro Giannì mi ha fatto conoscere Salvatore Nuzzi. Marta Scotti con i suoi scatti alla ghirriana poteva registrare i dettagli, ma occorreva ancora una persona che cogliesse gli ambienti nella loro interezza e lavorasse come una sorta di camera fissa: ho pensato a Eleonora Cerri Pecorella di Post Ex. Giulio Cederna, direttore della Fondazione Paolo Bulgari, in qualità di sociologo tratta del valore delle attività socio-culturali legate alle periferie. Ho incontrato Elisabetta Benassi e Rä di Martino con le quali mi sono confrontata sull’editore, non volevo fosse specializzato nel campo artistico: la scelta è ricaduta su Quodlibet di Stefano Verdicchio e sull’art director Caneva Nishimoto. Nina De Maria (Goldsmith a Londra) infine si è occupata dell’organizzazione come project manager.

Veduta interna, Spaziomensa, Foto Eleonora Cerri Pecorella
Veduta interna, Spaziomensa, Foto Eleonora Cerri Pecorella

Questo è un libro prima di tutto fotografico, perché questa scelta?

È un libro fotografico con brevi testi. Non è presente un protagonismo tra i fotografi, le didascalie sono nell’index; è più un quaderno per immagini, un racconto visivo degli studi. Ogni fotografo si è occupato di una sezione diversa, a seconda del proprio stile e predisposizione: Salvatore Nuzzi (è stato assistente di Priscilla Benedetti) con i suoi ritratti dal gusto dark-punk esalta gli artisti nei momenti di creazione e interazione, Marta Scotti con le sue tonalità pastello coglie dettagli e momenti di intimità, Eleonora Cerri Pecorella (artista di Post Ex) ritrae gli studi con un gusto alla Candida Höfer, Mohamed Keita, fotografo neorealista (che ha avuto mostre importanti al Pecci di Prato e al Museo Archeologico di Napoli), tratteggia le periferie.

Come pensi si evolveranno questi spazi indipendenti romani?

Altri spazi indipendenti come Condotto 48 stanno già nascendo, inoltre gli artisti all’interno degli spazi già consolidati stanno cambiando… Ci sarà un ricircolo, un turnover, si cambia vita, città, muta il desiderio di condividere o meno lo spazio con altre persone. L’attenzione c’è, come testimonia la mostra alla Gam di Via Crispi. Inaugura il 16 dicembre e vedrà coinvolte le nuove realtà artistiche indipendenti della Capitale.

Quali sono i sostenitori che hanno sposato questo progetto?

Senza gli sponsor il progetto non sarebbe stato possibile. Il team è stato retribuito, non ci si è avvalso di volontariato. Il Presidente Regione Lazio è uno degli sponsor, poi Alessia Bulgari, Presidente Pianoterra, ci sarà infatti presto una mostra a favore di Pianoterra che si intitolerà The Milky Way Vera, Red Brick Investment, immobilarie.it, l’Azienda Agricola Boccea con i prodotti Solaria, Calabresi Noleggio Autobus, Molto Italiano (azienda che si occupa di catering e delivering).

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sto lavorando a un progetto per supportare gli artisti, che sia un veicolo di lavoro, un tool per la promozione del loro lavoro. Non tutti gli artisti sono rappresentati da una galleria o hanno un curatore che li segue. L’idea alla base è sempre quella di rafforzare il legame con la mia città, Roma, in continuità e coerenza con il libro Vera, che rappresenta in tal caso un kick off, il calcio di inizio di una visione più ampia.

Come vedi gli artist run space in un’ottica anche di mercato?

La visibilità è importante anche dal punto di vista del mercato, occorre organizzare sempre più frequenti studio visit con i collezionisti. Il libro inoltre è in inglese per avere uno spessore internazionale.

– Giorgia Basili

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.