Nel festival Baba Jaga a Roma tutti i fumetti dell’Est Europa

Con uno sguardo rivolto ai temi cruciali del presente, nasce a Roma “Baba Jaga Fest”, la prima edizione della rassegna dedicata al fumetto dell’Europa orientale. Tanti gli ospiti e gli eventi dedicati alla nona arte, all’insegna del dialogo e del superamento delle diversità

Alice Milani, Tavola dalla biografia in corso d'opera dedicata a Sofia Kovalevskaya (dettaglio1), courtesy l'artista
Alice Milani, Tavola dalla biografia in corso d'opera dedicata a Sofia Kovalevskaya (dettaglio1), courtesy l'artista

Parte la prima edizione del Baba Jaga Fest. Storie e disegni dallʼEuropa orientale, il festival romano dedicato al fumetto dellʼEst Europa e al rapporto artistico e culturale che lo lega allʼItalia. Diretta da Alessio Trabacchini e Serena Dovì, e vincitrice del bando ministeriale Promozione Fumetto 2021, la rassegna è un viaggio all’insegna dell’illustrazione e della letteratura disegnata, con un intenso parterre di ospiti (italiani e internazionali), mostre, workshop e attività creative dedicate ai cambiamenti sociali che attraversano il continente dal Mediterraneo agli Urali. 

Daria Bogdanska, Nero vita. Una storia di moderna schiavitù, 2019, p. 30, courtesy Edizioni Mesogea
Daria Bogdanska, Nero vita. Una storia di moderna schiavitù, 2019, p. 30, courtesy Edizioni Mesogea

IL NUOVO FESTIVAL DI FUMETTO A ROMA BABA JAGA 

In programma per tutto il weekend, fino al 10 aprile, negli spazi di Industrie Fluviali della Capitale, il festival prende il nome dalla Baba Jaga, figura iconica di molte leggende slave. Dietro l’anziana strega, ora crudele, ora benefica, si nasconde la dea delle foreste, presenza costante nelle fiabe e nel folklore di tutta lʼEuropa orientale. Oltre al nome, è la dimora della Baba Jaga che caratterizza lʼimmagine della manifestazione: una piccola capanna nel fitto del bosco che poggia su lunghe zampe di gallina. “La casa della Baba Jaga ci invita a viaggiare fra Oriente e Occidente, per esplorare la moltitudine di idee, storie e immagini nascoste da una cortina di stereotipi”, si legge nel comunicato stampa della rassegna. “Scoprire questa pluralità significa lasciar svanire le barriere, sostituire confini immaginari con immaginari universi narrativi”. Con questi obiettivi, tanto più impellenti in un momento così delicato della nostra storia, il Baba Jaga Fest ospita artiste e artisti italiani che guardano a est, aprendo nuovi canali di scambio. 

Kalina Muhova, Иван Глупака, racconto di Lev Tolstoj, ricamo, courtesy Kalina Muhova
Kalina Muhova, Иван Глупака, racconto di Lev Tolstoj, ricamo, courtesy Kalina Muhova

BABA JAGA E L’UCRAINA 

Quello che succede in Ucraina atterrisce, addolora, preoccupa. Svilisce gli sforzi che l’Europa compie da decenni per cancellare la guerra e la sua insensatezza dalle nostre esistenze”, ha dichiarato Maria Teresa Diodati, presidente di Pingo, associazione partner della kermesse. “Sappiamo che l’isolamento, la chiusura, la diffidenza fra popoli è benzina nel motore di qualsiasi conflitto. Vogliamo che ‘Baba Jaga Fest’ sia un’occasione di confronto e apertura. Un momento di condivisione di idee e talento, di storie e disegni, attraverso cui rafforzare la conoscenza di ciò che accade a est dei nostri confini. A maggior ragione adesso in cui la forza del dialogo è stata messa in discussione dalla paura e dall’aggressività”. 

Alex Bodea, Woman joining a crusade as an excuse to leave her disfunctional family, courtesy l'artista
Alex Bodea, Woman joining a crusade as an excuse to leave her disfunctional family, courtesy l’artista

LE MOSTRE DEL FESTIVAL BABA JAGA 

Cuore del festival sono le mostre presso le Industrie Fluviali, che saranno visitabili fino al 15 aprile (rimanendo dunque aperte anche dopo la chiusura della rassegna). Sono due le personali in calendario, entrambe dedicate a due giovani promesse del fumetto nazionale.
Eliana Albertini, fra le più interessanti disegnatrici del nostro Paese, partecipa al Baba Jaga Fest con una mostra dal titolo Hotel Jugoslavia: un viaggio surreale nei luoghi perduti della ex-Jugoslavia. In Le ricostruzioni del padre partito, Maurizio Lacavalla, pittore, autore del graphic novel Due Attese e illustratore del raffinato Alfabeto Simenon, racconta invece la migrazione del padre dall’Italia alla Bulgaria.
A queste due monografiche si aggiunge la collettiva Baltics Gone Wild. Curata dalla casa editrice lettone kuš!, la mostra offre una panoramica sui giovani artisti di Lettonia, Estonia e Lituania, attraverso una selezione di autori baltici tra i quali Akvile Magicdust, Gvidas Pakarklis, Mark Antonius Puhkan, Jana Ribkina, Pauls Rietums. 

 

IL PROGRAMMA DI BABA JAGA FEST 

Protagonista della serata inaugurale di venerdì 8 aprile è Aleksandar Zograf, il più importante fumettista serbo contemporaneo, che alle 21:00 presenterà in dialogo con il regista Djordje Markovic e il giornalista Gabriele Santoro il suo The final adventure of Kaktus Kid – docufilm dʼanimazione che indaga la figura di Veljko Kockar, artista serbo condannato a morte dopo la liberazione di Belgrado nel 1944. Sabato 9 aprile Baba Jaga Fest riprende dal mattino con una serie di workshop e incontri. Il primo è Fuori Registro, un laboratorio di serigrafia a cura di ELSE Edizioni, volto a realizzare un libro collettivo illustrato, stampato e rilegato dai partecipanti. Si prosegue con Fact Finding, di Alex Bodea, artista il cui lavoro è basato sulla contaminazione tra arte figurativa, reportage e fumetto.
Domenica 10 aprile, giornata di chiusura della rassegna, a partire dalle 16:00 lʼappuntamento è con Una storia di moderna schiavitù, incontro tra lʼartista Daria Bogdanska e la giornalista Annalisa Camilli.
E poi ancora i laboratori con la fumettista bulgara Kalina Muhova, il workshop su come realizzare una fanzine insieme ad Andrea de Franco, e le attività “extra” previste in spazi “satellite” anche oltre la chiusura ufficiale della manifestazione. Dopo la full immersione dei tre giorni, il festival continuerà infatti fino al 30 aprile, occupando luoghi diversi della città con l’obiettivo di amplificare il coinvolgimento del pubblico e avvicinarlo al fumetto come azione creativa.  

– Alex Urso 

https://babajagafest.it

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania). Tra le istituzioni con cui ha collaborato in questi anni: Zacheta - National Gallery of Art di Varsavia, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Padiglione Polacco - 16. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia, Fondazione Benetton (catalogo “Imagus Mundi”), Adam Mickiewicz Institute. Nel 2017 è stato curatore della “Biennale de La Biche”. Dal 2014 scrive di arte per Artribune. Sempre per Artribune cura “Fantagraphic”, la rubrica di fumetti del sito. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali.