Porta la firma di Paolo Castaldi il graphic novel che rende omaggio a Fabrizio De André e a uno dei suoi album più celebri. Lo abbiamo intervistato.

Firma tra le più apprezzate del fumetto italiano contemporaneo, Paolo Castaldi (Milano, 1982) è tornato in libreria con un graphic novel in omaggio a Fabrizio De André. Impossibile lasciarsi scappare l’occasione di intervistarlo. E vi proponiamo anche uno “spin-off” inedito del volume, dal titolo La buona novella.

Cosa vuol dire per te essere fumettista?
In linea generale essere fumettista significa avere delle storie da raccontare, e solo il disegno a disposizione per potergli dare forma. Andando più in profondità, per me essere fumettista vuol dire comunicare agli altri tutto quello che a voce non riesco a dire. Il fumetto è il mezzo che ho trovato per parlare con tutti quelli al di fuori della mia ristretta cerchia di amici e famigliari.

Da qualche settimana è uscito in libreria il tuo ultimo volume: una trasposizione in immagini del celebre album di Fabrizio De André La buona novella. Com’è nata l’idea di un confronto con il cantautore genovese?
L’idea stava sedimentando da anni. Moltissimi, a dire la verità. Avevo sedici o diciassette anni, credo. Dopo aver ascoltato La buona novella di Faber ho subito pensato che fosse un’opera infinita e immortale, fuori dal tempo e per questo sempre attuale. E più ascoltavo quel disco, più nella mia testa si materializzavano immagini e sequenze visive. Ho provato più volte, in passato, a realizzarne una versione a fumetto, ma senza successo. Grazie a Feltrinelli, che si è messa in contatto con la Fondazione De André immediatamente, ho ottenuto il permesso di utilizzare tutti i testi delle canzoni.

Quant’è stato difficile confrontarsi con un’opera così importante della nostra canzone?
Avere il privilegio di lavorare su un’opera così amata e iconica ti espone inevitabilmente a critiche di ogni tipo. Mi sono mosso a passo sicuro solamente perché ero certo della mia bontà d’intenti. Mi sono avvicinato a questa trasposizione con umiltà, senza però rinunciare alla mia personale visione. Ho la coscienza pulita e, almeno per il momento, i fan di De André, anche quelli più intransigenti, sembrano apprezzare.

La tavola di Paolo Castaldi per © Artribune Magazine #58
La tavola di Paolo Castaldi per © Artribune Magazine #58

LA BUONA NOVELLA DI FABRIZIO DE ANDRÉ

A cinquant’anni di distanza dalla sua pubblicazione, cosa rende questo disco ancora attuale?
Tutto. Nelle sonorità è trasversale e multietnico, esattamente come i tempi che stiamo vivendo. A livello di contenuto poetico e lirico siamo davanti a una delle opere più “universali” che io conosca. I messaggi che veicola sono così vicini al cuore dell’umanità, per come io la intendo, che non potrebbe essere altrimenti. Non esiste un tempo sbagliato per la tolleranza e il rispetto reciproco, per il perdono, per la comprensione, per l’amore.

Il libro ripercorre, traccia dopo traccia, l’intero disco: sfogliando le pagine del volume, le parole del cantante si fanno immagini attraverso la tua matita, dando vita a un toccante confronto che travalica i confini del tempo, del linguaggio e, soprattutto, dell’appartenenza spirituale.
Tacciare La buona novella di appartenenza spirituale e religiosa è un errore che ancora qualcuno commette, e che è stato commesso da molti nel 1970 (anno della sua pubblicazione), quando tanti militanti politici di sinistra e ultra-sinistra si sono sentiti “abbandonati” dal cantautore genovese. L’allegoria non era stata colta da tutti, ahimè, pur essendo un disco più militante e schierato di tanti slogan di partito urlati distrattamente in piazza. Ancora oggi è un testamento politico, ancora oggi è un’opera lucidamente di parte e schierata. Il mio libro è senz’altro così, schierato e di parte. Impossibile non rendersene conto anche perché, al contrario di Fabrizio, ho voluto esplicitare la sua contemporaneità portando il lettore dal periodo di Cristo ai giorni d’oggi proprio sul finale.

Paolo Castaldi
Paolo Castaldi

STORIE DI VITE SBAGLIATE

Non è la prima che ti confronti con un grande del passato – penso alle biografie illustrate di Diego Armando Maradona e di Gian Maria Volonté. Cosa ti spinge a indagare le vite dei grandi?
La voglia di dare al lettore risposte e motivazioni complesse in contrapposizione al giudizio frettoloso e moralista della massa a cui queste figure sono date spesso in pasto. L’esempio di Maradona, subito dopo la sua morte, ne è stata l’ennesima prova: “Grande talento, un genio, il migliore di sempre, ma certo, come uomo non è stato il massimo…. Con Volonté e con Zlatan succede lo stesso. Ogni tanto qualcuno mi chiede come mai amo raccontare storie di personaggi un po’ “sbagliati”, e di per sé questa domanda racchiude già un giudizio moralista sulla questione. Non esistono persone sbagliate. Esistono vite più complesse di altre, per vari motivi che spesso non conosciamo. La mia missione di narratore è agevolare l’emersione di questo “sommerso”. Farlo con personaggi così famosi, così grandi, è spesso un escamotage per poter arrivare a un pubblico più vasto.

Quali finalità attribuisci al fumetto?
Non posso rispondere in linea generica perché credo che ogni autore sia mosso da finalità differenti. Ti direi che io amo semplicemente raccontare storie. E questa è l’unica finalità che muove la mia matita. Come dicevo all’inizio, disegnare fumetti è un’ossessione, una condanna e al tempo stesso una delle pochissime cose che mi rende davvero felice. In verità, se analizzo la mia produzione in questi dieci anni, mi rendo conto che esiste un fil rouge di intenti e finalità comuni. Forse la presunzione di migliorare il mondo che mi circonda, la società in cui vivo, attraverso il fumetto. Che è stupido, lo so. Ma tant’è.

Alex Urso

https://paolocastaldi.it/

Paolo Castaldi – La buona novella
Feltrinelli, Milano 2020
Pagg. 114, € 16
ISBN 9788807550645
www.feltrinellieditore.it

Versione integale dell’articolo pubblicato su Artribune Magazine #58

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania). Tra le istituzioni con cui ha collaborato in questi anni: Zacheta - National Gallery of Art di Varsavia, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Padiglione Polacco - 16. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia, Fondazione Benetton (catalogo “Imagus Mundi”), Adam Mickiewicz Institute. Nel 2017 è stato curatore della “Biennale de La Biche”. Dal 2014 scrive di arte per Artribune. Sempre per Artribune cura “Fantagraphic”, la rubrica di fumetti del sito. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali.