Tratto dirompente, scrittura esplosiva. Zuzu è una delle nuove leve della Coconino Press. Una fumettista tra le più apprezzate del momento, che ha firmato la striscia inedita pubblicata su Artribune Magazine. L’abbiamo intervistata.

Di autori giovani e bravi Coconino Press ne ha pubblicati tanti, soprattutto da quando alla sua guida è arrivato Ratigher, inguaribile sperimentatore e cacciatore di nuovi talenti. Se Giulia Spagnulo (Salerno, 1996), in arte Zuzu, è la più giovane autrice mai pubblicata dalla casa editrice romana, un motivo c’è.
L’abbiamo incontrata e abbiamo capito perché è la nuova scommessa del fumetto italiano.

Cosa significa per te essere fumettista?
Significa avere un tremendo bisogno di storie, da raccontare e da ascoltare. Significa vivere su due livelli di significato, quello mio personale di vita, spesso confusionario, e quello dove si sedimentano le mie esperienze, un bacino di raccolta per tutto quello che proverò a spiegarmi dopo, e spiegarlo anche agli altri tramite le storie che racconto. Ma significa anche non sapere se avrò mai abbastanza storie, e quindi soldi per mangiare, soprattutto!

Cheese è il tuo primo fumetto: parla di tre amici, delle loro cotte, delle loro sfighe, e del loro difficile rapporto col proprio corpo. Da dove nasce questo racconto?
Nasce proprio da quel bacino di raccolta fatto di esperienze reali. E dall’esigenza di racconto. È una storia quasi del tutto vera, e la sentivo vera e intellegibile non solo per me, ma per chiunque. Per questo ho sentito il bisogno di darle una forma su carta.

Con questo libro sei diventata l’autrice più giovane mai pubblicata dalla più amata casa editrice di fumetti italiana. Come stai vivendo questo esordio?
All’inizio con grande eccitazione, che presto si è trasformata in agitazione quando ho visto che la storia suscitava molta curiosità e attenzione. Quando ho letto per la prima volta il mio nome su un giornale sono entrata in uno stato confusionario, non capivo cosa stesse succedendo. Dopo una settimana eravamo già in ristampa, e non avevo avuto ancora nemmeno il tempo di leggerlo io, su carta, il mio libro.
Ora sono felice, mi sento parte di una famiglia nella Coconino. È un sogno che si avvera. Specialmente quando vedo le persone commuoversi e ringraziarmi per quello che ho scritto e per come l’ho scritto.

Il libro è, in sostanza, la tua tesina di fine corso allo IED. Dopo la proposta di pubblicazione da parte di Ratigher, quali sono state le fasi di post-produzione e chi ti ha accompagnato in questo lavoro di rifinitura?
Il libro arrivava frettolosamente al finale, aveva metà delle pagine, e lasciava il lettore confuso. Come siamo arrivati qui? Ci si chiedeva. È stato grazie a Ratigher che ha investito su di me, e grazie a Gipi che mi ha fatto le domande giuste, che ho capito come accompagnare e preparare il lettore fino al finale. Tutte le tavole illustrate, ad esempio, coi testi volanti, sono nate in questa seconda fase. Ho fatto lo sforzo di esplicitare con ferocia e delicatezza allo stesso tempo cosa significa soffrire di disturbi alimentari. Mentre nella prima versione lasciavo tutto molto all’immaginazione, con tavole fin troppo intricate.

© Giulia Spagnulo aka ZUZU per Artribune Magazine
© Giulia Spagnulo aka ZUZU per Artribune Magazine

Quando si cresce ci si scontra con la necessità di semplificare e focalizzare. Quando si esordisce con un fumetto, questa difficoltà subentra quando si è chiamati a far pulizia, a sottrarre. Quanto è stata dura capire di cosa volessi davvero parlare nel libro?
È stata molto dura. La storia è nata in modo molto istintivo, forse anche rabbioso, senza darmi il tempo di indagare sui perché. Dopo la laurea ho avuto il tempo, grazie anche alla redazione che me ne ha dato a volontà, di iniziare a farmi delle domande. Lì ho capito che il fumetto parlava molto meno di problemi, e molto più di soluzioni. Molto meno di bulimia, e molto più di amicizia. Molto meno di dolore, e molto più di risate. Molto meno di paura, e molto più di audacia.

In Cheese ci sono tre omaggi a dipinti noti: la Colazione sull’erba di Manet, I bari di Caravaggio e un tributo a Kirchner in copertina (dipinti in cui figurano non a caso sempre tre personaggi – come nel libro). Che rapporto hai con l’arte?
Mi ricordo quando, alle medie, la maestra di arte ci assegnò come compito quello di ridisegnare, il più verosimilmente possibile, alcuni dipinti famosi. Ricordo che nel farlo provai una sensazione catartica, capii che c’era un motivo se quei pezzi di storia risultavano così potenti, così immortali. C’era un segreto, nella loro composizione, nella scelta dei colori… Un segreto che tutt’ora mi sembra una magia, e che mi fa amare l’arte e mi fa rubare dall’arte.

Cheese parla di adolescenza, portando agli occhi del lettore la spavalderia e l’audacia di tre ragazzi che vogliono capovolgere il mondo. Com’è stata la tua adolescenza, nella provincia campana?
La mia adolescenza potrebbe essere trascorsa in qualsiasi altro posto, probabilmente non me ne sarei accorta. L’ho vissuta del tutto assente, assorbita solo e unicamente dai miei problemi alimentari che, ne sono certa, hanno molto in comune con le dipendenze. Per l’esame di stato feci una tesina sulla dipendenza, e solo anni dopo ho capito il perché.
Le cose mi accadevano, e basta. Anche Salerno mi è successa, e basta. Ora però amo Salerno, perché mi consolava in silenzio anche se non me ne accorgevo. Mi rassicurava con la sua presenza, esattamente come hanno fatto i miei amici quando soffrivo. Per questo ho deciso di farla emergere nel fumetto, come un timido coprotagonista.
Il mare, il mare è stato il più grande regalo che mi ha fatto la mia città. E chissà se troverò le parole e i disegni per ringraziarlo in un fumetto, prima o poi.

In cosa questo fumetto ti ha aiutato a crescere?
Per certi versi non mi ha aiutata, ma mi ha obbligata a crescere. Mi ha fatto capire che anche se ho mille paure, è il caso di affrontarle una volta per tutte. Per farmene venire di nuove e poi affrontare anche quelle. Sono grata a questo fumetto. Mi ha dimostrato, nonostante i mille dubbi, che forse non avevo tutti i torti. Forse so fare i fumetti! Forse so raccontare storie!

Alex Urso

Zuzu – Cheese
Coconino Press, Roma 2019
Pagg. 272, € 18
ISBN 9788876184024
www.fandangoeditore.it

Versione integrale dell’articolo pubblicato su Artribune Magazine #50

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Laureato in Lettere Moderne presso le Università di Macerata e Bologna. Attualmente vive a Varsavia. I suoi interessi in ambito critico e curatoriale sono prevalentemente rivolti all'investigazione e alla concezione di punti di incontro tra artisti e istituzioni italiane e polacche. In questi anni Urso ha collaborato con spazi privati e pubblici, come la Galleria Nazionale di Varsavia – Zachęta e l'Istituto Italiano di Cultura di Varsavia. Nel 2017 è stato curatore della Biennale de La Biche. Dal 2014 scrive di arte per Artribune come corrispondente dalla Polonia. Dal 2013 al 2017 è stato redattore per Lobodilattice. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali. Sempre per Artribune cura Fantagraphic, la rubrica di fumetti del sito.