“Leggendo possiamo immaginare un mondo diverso”. A Roma torna Oblivion, la fiera weird del libro

È la seconda edizione per la kermesse dello stravagante e del fantastico, che per la prima volta si dà un tema: la decolonizzazione dei territori. L'autore e condirettore artistico Claudio Kulesko ci spiega cosa significa

Quasi 50 case editrici tornano a credere nella fiera del weird. Torna alla Città dell’Altra Economia di Roma, il 21 e 22 febbraio, l’unica fiera del libro e del fumetto in Italia unicamente dedicata all’irrazionale: Oblivion. Tutta incentrata sull’immaginario sci-fi, fantasy, horror, la fiera (di cui vi parlammo per primi più di un anno fa) propone per quest’anno decine di panel e incontri partecipativi con un fil rouge: decolonizzare i territori, e con loro l’immaginario. Nuove ecologie, corpi e identità che rifuggono il controllo, focus extra-europei e postcoloniali saranno al centro delle discussioni, a cui parteciperanno nomi della scena nazionale e internazionale (qui il programma completo). Ne abbiamo parlato con l’autore Claudio Kulesko, condirettore artistico della manifestazione insieme a Paolo di Orazio.

“Leggendo possiamo immaginare un mondo diverso”. A Roma torna Oblivion, la fiera weird del libro
Oblivion

Oblivion torna a Roma. L’intervista al condirettore artistico Claudio Kulesko

Torna Oblivion, forte del successo dell’anno scorso: cosa avete imparato dalla prima edizione?
Sì, la prima edizione è stata un vero successo, che ha confermato in senso pratico le intuizioni che avevamo avuto in fase organizzativa. La prova più importante è consistita nell’aver realizzato fino in fondo il potere costruttivo di un modello orizzontale, realmente democratico e non aziendale, capace di coinvolgere editori, lettori e operatori del settore, ignorando tutto ciò che non li riguarda. Questo è sicuramente il nostro principale punto di forza. Un’altra cosa che abbiamo imparato è che mangiare pizza per tre giorni consecutivi non è il massimo dal punto di vista della salute.

Questo secondo anno sarà il primo dotato di un tema: “decolonizzare territori”. Vedendo l’immaginazione come spazio di resistenza, quali sono le derive che il fantastico può arginare?
Quando ci abbiamo pensato avevamo in mente esattamente questo tipo di collegamento tra immaginazione e resistenza. Non si tratta, come spesso accade nel settore culturale, di una semplice equazione tra lettura e libertà, ma di configurare l’immaginazione come la facoltà che ci consente di immaginare un mondo diverso. In tal senso, la realtà – la nostra realtà attuale – è la peggior deriva che la letteratura immaginifica è in grado di arginare: genocidi, cospirazioni globali, sfruttamento, razzismo sistemico, violenza patriarcale e falsi miti di progresso. Ce n’è abbastanza per alimentare decine e decine di nuove opere sci-fi, horror e fantasy.

“Leggendo possiamo immaginare un mondo diverso”. A Roma torna Oblivion, la fiera weird del libro
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Decolonizzare i territori grazie al fantastico. Il tema di Oblivion II

La decolonizzazione studiata attraverso la distopia, l’orrore e il punk: quali sono i vostri punti di riferimento in questo panorama? E quanto è stata partecipata la stesura del programma?
Alla stesura del programma possono partecipare tutte le case editrici, tutte le associazioni e tutti gli autori “self” che fanno parte della fiera. Noi ci limitiamo a proporre dei temi che gli attori in gioco possono riempire, rilanciare o rifiutare. Quest’anno la partecipazione si è attestata ben oltre la metà: un bel traguardo, contando che abbiamo quasi 50 partecipanti. Per l’idea ci siamo ispirati a tanto cinema e a tanta letteratura Anni ‘80/’90, un ventennio in cui l’immaginazione ha saturato l’underground fino a invadere il mainstream, senza snaturarsi e in un periodo in cui essere “normali” significava essere dei veri e propri american psycho.

“Leggendo possiamo immaginare un mondo diverso”. A Roma torna Oblivion, la fiera weird del libro
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Oltre la divisione tra cultura alta e bassa: Oblivion come indice di uno spostamento in atto

Tematiche di genere, religiose, ecologiche e non solo: Oblivion II è ricco e multidisciplinare. Vi relazionate al concetto di “educare” i lettori? O invece state semplicemente registrando un cambiamento in atto?
Non parlerei di “educare i lettori” quanto piuttosto di nutrire e promuovere una comunità già solida e forte, grazie a fiere quali Marginalia, Fantafestival, Trieste Science+Fiction Festival, Stranimondi e molti altri. Sinceramente, preferisco lasciare che a “educare” o “rieducare” i lettori siano altre realtà… con risultati francamente sconfortanti. La stessa esistenza di Oblivion è un indice clinico dello spostamento in atto dalla letteratura borghese, nonché da una nozione stucchevole e reazionaria di cultura, a nuovi assetti che non si accontentano più di una distinzione netta tra underground e mainstream, cultura alta e cultura bassa, intellettuale e popolare e via dicendo.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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