In attesa delle nuove date della sua grande mostra al Guggenheim di New York, esce in Italia “Countryside, A Report”, ultima opera di Rem Koolhaas e risultato di anni di studi. Pensato come una piccola architettura, il volume è una raccolta di saggi sui profondi cambiamenti del mondo rurale a scala globale.

Non occorre essere architetti per averne sentito parlare. La previsione secondo la quale entro il 2050 il 70% della popolazione mondiale sarà urbana è ormai vangelo. L’ha detto l’ONU nel 2007 e via tutti a tirarne le conseguenze. C’è chi ha investito milioni in studi decennali sull’evoluzione delle aree urbane e chi anni a scrivere di condizione urbana e megalopoli. Poi è arrivato lui, Rem Koolhaas, e con l’aplomb di sempre ha sentenziato che se in questo mondo c’è ancora qualcosa da studiare, questa non è né l’artificiosa new town cinese, né lo sfavillante miraggio urbano d’Arabia. La campagna, proclama, è oggi il fulcro delle più radicali e complesse trasformazioni della nostra società. Peccato che nessuno, continua, se ne stia accorgendo. C’è da dire che alle mode questo enfant prodige dell’architettura e della scrittura (a 19 anni, prima di intraprendere la carriera d’architetto, era già giornalista), è sempre stato un po’ insofferente. Da studente, mentre i suoi compagni sognavano di futuristiche architetture mobili, lui ridisegnava i terreni lasciati a erbacce intorno al Muro di Berlino. Alla fine degli Anni Settanta, quando New York non era esattamente un posticino rassicurante, scriveva a Manhattan il suo celebre Delirious New York. Nei primi Anni Duemila poi, si interessava ai centri commerciali e ai duty free degli aeroporti. E nel 2007 decantava la bellezza (sic!) delle più misere baraccopoli di Lagos.

LA MOSTRA E IL LIBRO

Cittadino globale ante litteram cresciuto tra Amsterdam, Giacarta e Londra, a 75 anni Koolhaas continua a dissezionare il mondo per carpirne i meccanismi più profondi. Ancora meglio se questi sono bizzarri e controversi e hanno la capacità di épater les bourgeois. Concettualizzare e formalizzare le contraddizioni della nostra assurda contemporaneità: a questo si potrebbe ricondurre la sua vocazione di architetto. Ecco allora che in un’epoca in cui le città sono diventane sempre più graziosi plastici incellofanati, riservati a nababbi e turisti benestanti, Koolhaas guarda oltre i raccordi e le tangenziali. Le vere trasformazioni, ci dice, si stanno svolgendo dietro il sipario, in quello spazio, che con la sua passione tutta olandese per i dati e le statistiche, definisce come “il restante 98% della superfice terrestre”.
Esce in Italia per le edizioni Taschen Countryside, A report (in sola lingua inglese), risultato di un’indagine di quattro anni condotta da AMO (il ramo di ricerca del suo studio OMA) insieme alla Harvard Graduate School of Design e a cinque istituzioni accademiche di Eindohoven, Nairobi, Pechino, Tokyo e Wageningen. Il volume accompagna la grande mostra Countryside, The Future aperta nella rotonda del Guggenheim di New York esattamente – ! – il giorno dell’arrivo della pandemia in occidente, a Codogno, e le cui nuove date non sono ancora state comunicate. Come indica con grande precisione la dicitura in copertina il libro non è né un catalogo d’esposizione, né un resoconto delle indagini condotte. Ma più che altro un report, anzi bisognerebbe forse dire dei reports, su una serie di contesti rurali scelti nei cinque continenti: dal Midwest americano alla Siberia, dalle foreste equatoriali africane alle piane dello Shandong, dalla Locride alla Patagonia.

Koppert Cress, Netherlands, 2017 © Luca Locatelli
Koppert Cress, Netherlands, 2017 © Luca Locatelli

SPOPOLAMENTO E CAMBIAMENTO CLIMATICO

Attraverso i saggi più o meno lunghi e le interviste di diciotto architetti, scienziati e giornalisti, il volume si sofferma su fenomeni contemporanei, sulle conseguenze di politiche rurali passate e sul futuro dell’agricoltura e dell’alimentazione. Impariamo così che tra le foreste della Renania si annida un villaggio siriano, in cui si beve tè alla menta e si osserva il Ramadan. Che i qatarini si sono fatti costruire, in mezzo al deserto, delle fattorie in cui le mucche girano su enormi ruote come sulle giostre. E che in Giappone, di fronte al crollo demografico, presto saranno i robot a occuparsi della manutenzione dei viadotti autostradali. Scioglimento del permafrost, migrazioni, spopolamento e automatizzazione: non è certo un’arcadia quella di cui Countryside azzarda un ritratto. Eppure sarebbe sbagliato cercare tra le sue pagine un giudizio morale dell’autore. Da sempre scettico riguardo alle capacità dell’architettura di cambiare la società, Rem Koohlaas non ha mai amato la parte dell’intellettuale resistente e moralista, preferendole quella dello studioso che mette i suoi colleghi di fronte alle dure verità del nostro mondo. Sempre più globalizzato e spietatamente neoliberista.

UN VOLUME CHEAP E RAFFINATO

Certo, anche in tempi di neoliberismo qualche scelta la si può ancora fare. Ad esempio offrire il suo libro a un prezzo ben più democratico (20 €) di tanti altri patinati titoli (o peggio ancora cataloghi) di architettura. Da un punto di vista grafico il volume è – con un approccio tipicamente koohlaasiano – al tempo spesso cheap e raffinato. La star olandese della grafica Irma Boom, con la quale l’autore aveva già collaborato per la serie Elements of Architecture, lo ha concepito come un compatto breviario tascabile (“Countryside in your pocket!” recita la prima di copertina). Lo sfondo argentato della sovraccoperta, che ben contrasta con il puritanesimo delle tre pastorelle sovietiche che troneggiano al suo centro, gli conferisce però quel carattere glossy, se non proprio kitsch, che si ritrova in tanti progetti costruiti o stampati dello studio OMA/AMO. Stessa dicotomia all’interno: le immagini (tante) perdono di definizione sull’economica carta porosa ma sono assemblate secondo il più contemporaneo graphic design.

Rem Koolhaas ‒ Countryside. A Report (Guggenheim Taschen, Colonia 2020)
Rem Koolhaas ‒ Countryside. A Report (Guggenheim Taschen, Colonia 2020)

E L’ARCHITETTURA?

Grafica, politica e società. E l’architettura? Come riconosce il suo autore, in Countryside ce n’è poca. E perdipiù nemmeno di architetti. Spicca il Tahoe Reno Industrial Center, il più grande parco industriale del mondo, in mezzo al deserto del Nevada, dove sono conservati i dati di Google, Apple e Amazon. Lì i capannoni non hanno né finestre, né parcheggi perché al loro interno non lavora assolutamente nessuno: solo computer e robot automatizzati.
Insomma, quel “The Future” non sta a indicare, come molti hanno creduto, che in futuro andremo tutti a vivere in campagna. Anzi. Suggerisce piuttosto che è nei contesti rurali che occorre oggi cercare le chiavi per uno sviluppo sostenibile del pianeta e per la sopravvivenza delle città. Lo dice, con inaspettata fiducia, lo stesso Koolhaas chiudendo il preambolo del suo libro. Countryside, scrive, “una base a partire dalla quale fare del mondo un posto migliore”.

Leonardo Lella

Rem Koolhaas ‒ Countryside. A Report
Guggenheim-Taschen, Colonia 2020
Pagg. 352, € 20
ISBN 9783836584395
www.taschen.com

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CuratoreRem Koolhaas
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Leonardo Lella
Leonardo Lella è architetto e curatore. Formato in Architettura all’Università Roma Tre e alla TUM di Monaco, ha realizzato soggiorni di studio ad Amburgo e a Città del Messico. Interessato all’ambito curatoriale come a quello editoriale, ha fatto parte tra il 2015 e il 2018 della redazione della rivista tedesca Baumeister per la quale ha coperto principalmente l’attualità architettonica italiana, francese e latino-americana. Nel 2018 ha lavorato a Venezia per la Biennale di Architettura e ha contribuito a Roma alla riapertura della testata “l’architetto” diretta da Nicola Di Battista. Ha contribuito a numerose pubblicazioni di architettura contemporanea tra cui “Francis Kéré: Radically Simple” (a cura di A.Lepik, Hatje Kanz, 2017) e scrive regolarmente per riviste e siti di settore. Dal 2019 è assistente curatore al centro di architettura Arc en rêve di Bordeaux.