Dialoghi d’artista. KIOSK festeggia 10 anni

Progetto editoriale nato per volontà di Clémentine Roy, KIOSK da dieci anni mette in dialogo coppie di artisti, invitati a un confronto e a uno scambio. Ne abbiamo parlato con Maria Adele Del Vecchio, direttrice artistica del progetto per l’anno in corso.

Kiosk
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Gli antichi greci avevano tre categorie di numero grammaticale: il singolare, il plurale e il duale. Quest’ultimo non esprimeva una somma algebrica ma un accordo, un’entità duplice: noi due, uno più uno uguale a uno formato da due cose o persone legate tra loro. Il duale è il numero della coppia, dell’alleanza, di un’unione intima e consapevole. Nella mia mente il duale si manifesta come uno spazio intermedio, una dimensione in cui si ricuce quella dissociazione a cui la nostra cultura liberale e individualista ci ha obbligati. Uno dei tratti che contraddistingue la società che abitiamo è il regno delle infinite possibilità di azioni e percorsi di vita, o almeno è quello che sembra per una parte della popolazione, ma in tale prospettiva emerge forte il peso della decisione individuale e dell’autoreferenzialità. La socializzazione diviene auto-socializzazione, perché ciascuno di noi, seppur iperconnesso, procede dall’interno verso l’esterno, è in bilico tra l’anonimato del pubblico e la solitudine del privato. Eppure sono gli altri che ci donano l’identità. Noi siamo l’interazione con l’ambiente, l’essere in relazione con altro da noi. Il poeta francese Rimbaud affermava: “Je est un autre” (Io è un altro), avvalendosi di una licenza grammaticale. La frase corretta sarebbe stata Je suis un autre o Moi c’est un autre, ed è nell’ibrido tra queste due espressioni che consiste l’affermazione del concetto di altro: l’io in prima persona e l’io in terza, insieme. È una speciale forma di relazione, una sorta di reciprocità che si presenta come vicendevole dono delle proprie differenze. In questa reciproca interconnessione di doni, ciascuna  identità  realizza ed esprime se stessa senza per questo negare il paradigma relazionale, in virtù del quale possono coesistere e svilupparsi insieme  una personalità individuale  e  una duplice e plurima. Dischiudendosi all’altro, in un’apertura accogliente che si fa dono di sé, fino a non-essere-per-l’altro, l’io  attraversa l’esperienza del  noi. È una reciprocità che coinvolge “ogni” altro, che non attende restituzione o ricompensa, è incondizionata. È un antidoto alla rigida chiusura del sistema individualistico, virulento, intollerante, tanto astratto quanto velleitario e che concepisce la società in funzione di esso.
La pratica dell’alterità è il fondamento dell’attività di KIOSK, progetto editoriale online gratuito, fondato circa dieci anni fa dall’artista francese Clémentine Roy (1974), con l’intento di porre in dialogo due persone per la durata di un mese, nel tentativo di realizzare un incontro/scontro di conoscenza, di esperienza, di trasformazione e scoperta del sé e del quotidiano. Le teorizzazioni, le creazioni artistiche, i dialoghi e gli scambi visivi, segnici e linguistici che nascono hanno una duplice valenza: antropologica, perché puntano all’esplorazione intima dell’altro; e politica, perché, nel riconoscersi e nel confrontarsi, indagano la differenza, il mistero e anche il conflitto. L’artista Maria Adele Del Vecchio (Caserta, 1976) è la direttrice artistica dell’anno in corso e ha risposto ad alcune nostre curiosità.

Kiosk. Maria Adele Del Vecchio _ Adelaide Cioni
Kiosk. Maria Adele Del Vecchio _ Adelaide Cioni

L’INTERVISTA A MARIA ADELE DEL VECCHIO

KIOSK nasce come luogo di incontro tra artisti che a coppie dialogano tra loro, liberamente, senza restrizioni tematiche ma seguendo flussi empatici e affinità elettive. Un insieme di idee, pensieri, visioni che rendono forma tracciando un racconto intimo e collettivo, che si apre all’ingresso di spettatori e osservatori esterni. Vorrei chiederti come è avvenuta la selezione degli artisti?
Prima ancora di essere un’artista e più occasionalmente una curatrice, io sono una grossa appassionata d’arte, a dire che io amo il lavoro degli altri artisti e sono sempre profondamente curiosa di vedere in che modo quegli occhi magici rimodelleranno, riformuleranno la realtà, con l’evolversi del proprio lavoro. Le curatele, come questa di KIOSK, mi danno l’opportunità di stimolare la messa in visione e accelerare i miei tempi di fruizione. Partendo da questo presupposto, gli artisti li sto selezionando principalmente nel napoletano, laddove ritengo che Napoli abbia, mai come in questi giorni, una scena volitiva, internazionale, mista, viva e che questa vada proposta, descritta. Anche da KIOSK, adesso che me ne occupo io.
Clementine Roy, artista parigina che vive a Berlino, è un’amica e un’artista che ha già dato il suo contributo a diversi miei progetti (Beat Meierei, 2017, Napoli; Sweeter than Peaches and Pears and Cream, Tarsia, Napoli): mi ha chiesto di occuparmi di KIOSK perché dice che so creare ponti, far nascere nuove amicizie e nuovi rapporti fra le persone e gli artisti. È un complimento di cui sono felice.

Nel primo numero da te curato, si sono messi a confronto, sottolineando anche l’aspetto ludico del dialogo a distanza, Leena Lübbe e Antonio Della Corte. Il loro racconto mostra come la costante possibilità di accesso a internet abbia mutato le modalità di percezione del mondo e di interazione con il reale, modificando anche i comportamenti e le relazioni delle persone. Oltre a una relazione diretta con l’altro nel  vis à vis, esiste una relazione più indiretta e mediata, che non passa necessariamente attraverso la vicinanza dell’incontro o il web, ed è quella con il terzo, il pubblico, lo sguardo di chi osserva e interpreta le narrazioni proposte. Come si colloca il pubblico in questo dialogo a più voci?
Il pubblico è la conditio sine qua non dell’esistenza di un progetto editoriale, e spero di contribuire, con il mio anno di curatela, a raggiungere un più ampio numero di persone, perché ritengo sia molto bello quello che avviene in ogni numero di KIOSK: si ha la possibilità di affacciarsi all’interno del processo creativo di due artisti, entrando in contatto con considerazioni e umori che raramente incontriamo nei progetti espositivi. Un importante archivio, oggi decennale, che immagino possa essere frequentato anche a fini di studio.
Per quanto riguarda i social media, come la stessa Clementine ci ha raccontato durante la presentazione, KIOSK nacque anche per permetterle di restare in contatto con diversi artisti francesi quando si trasferì a Berlino, così come è interessante che la prima coppia di artisti da me proposta non abbia trascurato di aggiungere la presenza di queste piattaforme nella nostra vita. Che le si ami o meno son lì, sono reali e deformanti e dobbiamo farci i conti.

Kiosk. Effe Minelli _ Betti Bee
Kiosk. Effe Minelli _ Betti Bee

In questo periodo drammatico e surreale della nostra storia, numerose sono le iniziative, pubbliche e private, che offrono online e gratuitamente i loro contenuti al pubblico e numerosi sono gli artisti che sentono la necessità di raccontare la loro visione al tempo del Coronavirus, calamità che ha posto una sfida particolarmente difficile alle realtà culturali e ai lavoratori del settore. L’ultimo numero ha visto dialogare Gaia Di Lorenzo e Tommaso De Filippo, che insieme hanno dato forma a un dialogo sulla quarantena e sulle informazioni legate al Coronavirus, innescando un cortocircuito nell’immaginario collettivo, senza trauma ma entrando nella quotidianità di ognuno di noi. Quali sono le tue considerazioni sul ruolo sociale dell’artista? Vocazione artistica e impegno politico possono ancora essere qualità inscindibili? 
È interessante che tu legga politicamente la scelta di Gaia e Tommaso di non sottrarsi alla responsabilità di raccontare questo momento storico. È una cosa della quale abbiamo discusso e a tutti sembrava corretto che in questo caso non si procedesse per astrazioni, ma si fosse vicini al sentimento comune, restando, da artisti e pensatori, nella società, con la società, della quale ineludibilmente facciamo parte ed è giusto ricordarlo. Troppo spesso le arti visive, anche non volendo, “snobbano” i sentimenti e le abitudini della “massa”.  Ma poi arriva la storia e travolge tutti, senza troppo preoccuparsi. Per quanto riguarda i social media e le iniziative fiorite online in risposta alla pandemia, credo vadano bene, ho partecipato alla chiamata del MADRE e a quella di Adriana Rispoli (emergencyexit_artinquarantine), ma ritengo che mi basti. L’arte è vocazione e lavoro, e spero che tutti gli attori istituzionali e privati elaborino strategie concrete per la nostra sopravvivenza, anche economica, oltre a queste che definirei “sentimentali”. Vocazione artistica e impegno politico possono essere qualità inscindibili? Tutto il mio lavoro ti risponde di sì. Io faccio scultura sociale, rifletto sul mio ruolo di donna e il mio tentativo di abbattere gli automatismi che il vivere innesca ha a che fare con la crescita della mia e altrui coscienza.

Gli artisti che hai selezionato finora (Joshua Hopping / Junior XL, Christian Costa / Franziska Lantz, Effe Minelli / Betti Bee) hanno scambiato le loro soggettività, rivelando frammenti del processo creativo in un mix di immagini, linguaggi e tessere di realtà, in uno spazio-tempo condiviso con sé e l’altro, facendo della reciprocità l’antidoto alla rigidità del discorso. Quali saranno i/le prossimi/e artisti/e che contribuiranno a questo flusso di scritture e sguardi sul quotidiano e sul mondo?
Eh l’elenco è ricco. Ad aprile c’è Damir Ocko che dialoga con il suo alter ego drag queen, a maggio Giorgia Garzilli con Natacha De Oliveira, e poi abbiamo Dario Biancullo, un nome non a tutti noto, della cui partecipazione sono molto felice: è una figura straordinaria, un’opera d’arte vivente. Ancora, mi fregio di avere in programma eccellenze come Raffaella Naldi, Giulio Delvè, Alessandro Bava, Marco Pio Mucci. Sto lavorando sin da adesso al numero di agosto, perché per la prima volta nella storia di KIOSK assisteremo al dialogo tra due giovani artiste che non si conoscono, Veronica Bisesti e Caterina De Nicola, coetanee e molto diverse fra loro. Imbastiranno il numero seguendo un procedimento nuovo, che ha, almeno nella fase iniziale, il sapore del workshop sul sé e sull’altro da sé (la non conoscenza pregressa agevola questa discussione).

Francesca Blandino

http://www.clementineroy.com/index.php/kioskeditions/

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AutoreMaria Adele Del Vecchio
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Francesca Blandino
Francesca Blandino nasce a Benevento nel 1986. Specializzata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università Suor Orsola Benicasa di Napoli, sviluppa un forte interesse per le pratiche artistiche rivolte al sociale. Nel 2012 frequenta il Master in Curatore Museale e di Eventi Performativi presso lo IED (Istituto Europeo del Design) di Roma, per approfondire le dinamiche curatoriali legate all’arte contemporanea e definire meglio la sua ricerca, intenta a scovare e creare quei piccoli mondi possibili in cui il cambiamento del sistema attuale delle cose può essere sovvertito, in quanto “l’opera d’arte rappresenta un interstizio sociale” (N. Bourriaud), uno spazio libero aperto verso possibilità altre. Attualmente lavora presso la Fondazione Morra – Museo Hermann Nitsch di Napoli.