L’architettura di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo. In 8 progetti

Nel suo nuovo libro Sara Marini analizza il lavoro della progettista ragusana a partire da quattro architetture effimere e quattro abitazioni. Per arrivare a rintracciare nella sua opera “un’assenza di grafia”.

Sara Marini, Sull’autore (Quodlibet, Macerata 2017)
Sara Marini, Sull’autore (Quodlibet, Macerata 2017)

Maria Giuseppina Grasso Cannizzo è un architetto italiano, con base a Ragusa, che negli ultimi anni ha ricevuto diversi riconoscimenti, in Italia e nel mondo. Segnalata al Mies van der Rohe Award, vincitrice per ben due volte del RIBA Awards/EU e del premio Medaglia d’Oro alla Carriera, nel 2016 la Giuria della XV Biennale di Architettura di Venezia, curata da Alejandro Aravena, le ha assegnato la Menzione Speciale per l’installazione Onore Perduto. La sua opera è oggetto, ormai da anni, della ricerca attenta e partecipata di Sara Marini, autrice del libro Sull’autore. Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e le sue foreste di cristallo (Quodlibet, luglio 2017). In questo saggio monografico il lavoro di MGGC, acronimo usato nelle pagine del libro, viene presentato attraverso la lettura parallela di otto sue architetture, quattro installazioni e quattro case. L’accostamento di strutture effimere, nate per durare il tempo di una mostra, e di case, pensate per durare almeno quanto un’esistenza, non insiste tanto sul concetto di temporalità, quanto sull’emergere di alcune questioni teoriche, di alcuni atteggiamenti concettuali, mutati in spazio, che tornano in tutta l’opera di MGGC.

Sara Marini, Sull’autore (Quodlibet, Macerata 2017). Copertina
Sara Marini, Sull’autore (Quodlibet, Macerata 2017). Copertina

LE QUATTRO “TEORIE IMPLICITE”

Senza lingua, Costruire eredità, Risarcimenti e Artifici sono le quattro “teorie implicite” che Sara Marini estrapola dai lavori della progettista ragusana, usati come pretesto per ragionare su temi cruciali e fondativi di una teoria dell’architettura. “L’opera di MGGC si caratterizza per essere senza lingua”, scrive Sara Marini, sottolineando un’“assenza di grafia” che spinge a rileggere il concetto di autorialità in architettura; nella tensione tra disegno e contesto le “foreste di cristallo” di MGGC sembrano ribaltare il gioco di forze di tanta architettura italiana degli ultimi decenni, “agendo specificatamente nel e per il luogo trovato”. Nelle quattro case e nelle quattro installazioni emerge la “consapevolezza di dover consegnare ad altri un patrimonio costruito o restaurato”, un’eredità duttile, disponibile a trasformazioni e cancellazioni, capace di rispondere al presente e di accogliere poi le necessità di chi verrà. Il lavoro di MGGC si confronta soprattutto con la piccola scala, con la dimensione minuta che osserva da vicino il vuoto restituendogli dignità, con dei piccoli risarcimenti attraverso i quali è possibile costruire un’idea di città. Marini sottolinea alcuni artifici, alcuni strumenti che l’architetto usa nel trasformare il vuoto in spazio abitabile, importati da altri mondi e capaci di assottigliare il confine sottile che separa l’architettura dall’arte: il teatro, per cui lo spettacolare è normale, l’archivio, come deposito di storie e non di storia, e il museo come produzione di racconti. Attraverso questi artifici, realtà e immaginario riescono a convivere negli spazi nei quali MGGC “manipola la tecnica della costruzione non solo per alloggiare funzioni ma anche per recuperare la via del mirabile in architettura, contemplandone sia il pauroso che l’estatico”.

Sara Marini, Sull’autore (Quodlibet, Macerata 2017)
Sara Marini, Sull’autore (Quodlibet, Macerata 2017)

UN INTRECCIO A PIÙ VOCI

L’accostamento delle otto opere, accoppiate in quattro immagini e illustrate da un contrappunto d’immagini fotografiche, e le quattro teorie estrapolate riflettono l’architettura complessa del libro, nel quale la dimensione della costruzione e quella della scrittura si affiancano fino a confluire l’una nell’altra in un intreccio a più voci: quella dell’autore (MGGC), quella delle sue opere, quella dell’autore del testo (Sara Marini). Un artificio che mette a nudo la questione centrale del libro, ovvero quel campo vasto, confuso, e fin troppo mitizzato che gravita intorno al ruolo dell’autore, in architettura e non solo. Le pagine di questo testo restituiscono un percorso che parte dalla realtà, dalle opere di MGGC, per arrivare a un’astrazione, quella del significato contemporaneo di autorialità; un concetto che nel libro sembra aprirsi a una dimensione generica, che accoglie la vita, il mestiere, l’idea di costruzione come eredità in una “traccia nella quale si insediano le discontinuità necessarie per rendere permanente un ruolo”, quello dell’autore.

Giulia Menzietti

Sara Marini ‒ Sull’autore. Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e le sue foreste di cristallo
Quodlibet, Macerata 2017
Pagg. 224, € 20,40
ISBN 9788822901132
www.quodlibet.it

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Giulia Menzietti
Giulia Menzietti è architetto, docente presso la Scuola di Architettura e Design Eduardo Vittoria di Ascoli Piceno, Università degli studi di Camerino. Dottore di ricerca all’interno del Programma Internazionale Villard D’Honnecourt dello IUAV di Venezia, ha partecipato a diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali e a diversi convegni con contributi selezionati tramite peer review. È autrice di Amabili resti. Frammenti e rovine della tarda modernità italiana, Quodlibet 2017, ha curato nel 2014 il libro TRUE-TOPIA. Città adriatica riciclasi, Aracne, e con Sara Marini e Alberto Bertagna Memorabilia. Nel paese delle ultime cose, Aracne 2015. Scrive per “Il Manifesto”, suoi contributi sono comparsi in diverse pubblicazioni e riviste d’architettura.