Anche le mostre “secondarie” possono riunire capolavori, Ne è la prova la rassegna allestita al Prado di Madrid e incentrata sulla parabola del Figliol prodigo dipinta da Bartolomé Esteban Murillo.

Il concetto di serie non è certo un’invenzione moderna, del cinema o delle fiction televisive. Nell’arte, soprattutto in pittura, la serie o ciclo è un metodo narrativo frequente per trattare temi di argomento biblico o agiografico. In attesa della mostra sulla copia della Gioconda e dell’evento espositivo intorno alle relazioni artistiche fra le colonie americane e la Spagna, il Museo del Prado apre la stagione 2020-2021 con una piccola ma interessante mostra dedicata all’arte di narrare nel Barocco spagnolo.

A MADRID I MURILLO DELLA NATIONAL GALLERY DI DUBLINO

Firmata da Javier Portús, capo del dipartimento di conservazione della pittura spagnola, la mostra è l’occasione per ammirare a Madrid l’intero ciclo pittorico dedicato alla parabola del Figliol rodigo che Bartolomé Esteban Murillo (Siviglia, 1617-82) dipinse a Siviglia nella metà del Seicento: sei quadri oggi appartenenti alla collezione permanente della National Gallery di Irlanda e da poco restaurati. Con il consueto rigore scientifico e storiografico, il Prado propone un progetto di approfondimento sulla produzione pittorica andalusa del XVII secolo rivolta a soddisfare i gusti e le esigenze della committenza privata. Il progetto implica anche il recupero dai depositi del museo di due altri cicli pittorici contemporanei all’opera di Murillo e provenienti dallo stesso ambiente artistico: quello di Antonio del Castillo, dedicato alla storia biblica di Giuseppe e i suoi fratelli, e quello più agiografico di Juan de Valdés Leal con la vita di Sant’Ambrogio, commissionato dal prelato Ambrogio Spinola e Guzmán, arcivescovo di Siviglia ma di nobili origini genovesi.

El hijo Pródigo de Murillo y el arte de narrar en el Barroco andaluz. Exhibition view at Museo Nacional del Prado, Madrid 2021. Photo © Museo Nacional del Prado
El hijo Pródigo de Murillo y el arte de narrar en el Barroco andaluz. Exhibition view at Museo Nacional del Prado, Madrid 2021. Photo © Museo Nacional del Prado

TRE STILI A CONFRONTO

Sono molti i punti in comune fra le tre serie esposte al Prado. Innanzitutto l’ambito privato della committenza, perché si tratta di opere volute da collezionisti o patroni per il proprio godimento personale. Poi il contenuto religioso e morale delle tele, che narrano storie famigliari e di redenzione che si prestano a uno sviluppo per episodi. E, infine, la conservazione integrale o quasi dei cicli (a parte quello di Valdés Leal, che manca di un paio di tele). Curiosamente, le serie si assomigliano per il formato mediano delle tele, ma senza dubbio i tre maestri del Barocco andaluso differiscono per stile pittorico e linea narrativa.  Murillo supera di gran lunga i suoi conterranei per maestria nella resa dei registi espressivi dei personaggi coinvolti nel celebre episodio biblico. La semantica dei gesti e dei tanti piccoli dettagli visivi rende viva la scena e carica di emotività il clima, ben oltre le aspettative nei confronti del maestro delle estatiche Madonne andaluse. Appassionante anche la sequenza narrativa di Antonio del Castillo, sullo sfondo di bellissimi paesaggi, anche se lo stile pittorico è meno convincente. Più classico e didascalico il ciclo di Valdés Leal sulla vita di Sant’Ambrogio, che stupisce per i giochi prospettici delle architetture e la somiglianza del volto del padre della Chiesa con il ritratto del committente.

Bartolomé Esteban Murillo, El hijo pródigo expulsado por las cortesanas, 1660 65. Dublino, National Gallery of Ireland
Bartolomé Esteban Murillo, El hijo pródigo expulsado por las cortesanas, 1660 65. Dublino, National Gallery of Ireland

PICCOLE SCOPERTE E MINUSCOLE STAMPE

Mostre come questa sono spesso l’occasione per studiare a fondo opere di secondo piano, ma non per questo meno significative dal punto di vista stilistico e iconografico. Scene ricorrenti nelle serie, come il banchetto o la riunione di persone intorno a un pozzo, sono segni del gusto dell’epoca e dell’ambiente sociale che ritraggono. Una scoperta riguarda anche le cinque tavolette del Prado che riproducono fedelmente altrettante tele del ciclo di Murillo di Dublino. Dalle recenti analisi radiografiche si è dedotto però che non si tratta di bozzetti preparatori, bensì di vere e proprie copie in formato ridotto, realizzate a posteriori dall’artista. Sorprendenti, infine, anche le somiglianze nei dettagli iconografici fra le tele del ciclo del Figlio prodigo di Murillo e l’omonima serie di undici stampe di piccolissimo formato realizzate nel 1635 dal francese Jacques Callot.

Federica Lonati

Madrid // fino al 23 gennaio 2022
Il figliol prodigo di Murillo e l’arte di narrare storie nel barocco andaluso
MUSEO DEL PRADO
Calle Ruiz de Alarcón 23
www.museodelprado.es

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.