Il genio di Caravaggio ha affascinato l’Europa, e centinaia di artisti sono scesi in Italia per studiarne il metodo e l’inventiva drammatica. I suoi seguaci olandesi furono tra i più entusiasti e prolifici del Continente. Attraverso settanta capolavori ‒ alcuni anche del maestro italiano ‒, la mostra curata da Liesbeth Helmus al Centraal Museum documenta l’avventura dei caravaggeschi olandesi in dialogo con il loro maestro e i suoi seguaci europei, nei primi trent’anni del XVII secolo.

All’interno della teatralità barocca supportata dalle esigenze della Controriforma, Michelangelo Merisi introdusse importanti innovazioni che, dietro le apparenze, strapparono l’arte al giogo delle questioni religiose. Sotto la magnificenza plastica dei corpi, il dolore mistico di Crocifissioni, Deposizioni e martiri di santi palpita infatti l’umanità viziosa, cenciosa, peccatrice della Roma papale, quella del resto più vera e autentica. Caravaggio la vide, la frequentò, e ne fece oggetto di rappresentazione, caratterizzando la sua pittura anche con particolari chiaroscuri che creavano un notevole effetto drammatico. Un punto di vista che affascinò l’Europa, la cui eco giunse sino nell’allora remota Olanda.

DA UTRECHT A ROMA

Prima della Riforma Luterana, Utrecht era una città profondamente cattolica e il nuovo corso si impose soltanto gradualmente. Ancora nel primo Seicento sopravviveva un retaggio che probabilmente era tra i fattori che spingevano molti pittori a recarsi a Roma, in una sorta di pellegrinaggio artistico sulle orme di Michelangelo, Raffaello e Caravaggio, ma anche attratti dal fascino della città papale. Retaggio che aiuta a comprendere il persistere, nelle opere a tema religioso, di una certa adesione alla Controriforma, in particolare in Hendrick ter Brugghen. Il loro guardare a Caravaggio non fu tuttavia mera imitazione del “naturale” e del “chiaroscuro”, poiché seppero approfondire il realismo del loro maestro, affiancando alla sua teatralità quel gusto per il grottesco e il deforme dei pittori fiamminghi, come Bosch e Brueghel; nasce così una pittura drammatica, reale, dolorosa, di cui Dirck van Baburen fu il miglior esecutore. Gerrit van Honthorst, invece, di Caravaggio apprezzava i giochi di chiaroscuro, mentre da un punto di vista formale si atteneva alla grazia di Pieter Paul Rubens, attenuando non poco l’effetto teatrale. Ognuno con il suo stile sulle orme del Merisi, gli olandesi a Roma riscossero molto successo, come attestano le tante opere realizzate su commissioni private o della Curia.

Orazio Gentileschi, Giuditta e la sua serva con la testa di Oloferne, 1621 24. Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford (VS) © Allen Phillips Wadsworth Atheneum
Orazio Gentileschi, Giuditta e la sua serva con la testa di Oloferne, 1621 24. Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford (VS) © Allen Phillips Wadsworth Atheneum

IL CONTESTO EUROPEO

La mostra allestita al Centraal Museum propone interessanti confronti con altri caravaggeschi europei, di cui si possono apprezzare le sostanziali differenze dei vari approcci, sia per stile sia per concettualità. Jusepe de Ribera, imbevuto di cattolicesimo iberico, ammanta le sue tele di misticismo e ieraticità. Composizioni non dissimili da quelle di Bartolomeo Manfredi e Orazio Gentileschi, ma mentre il primo fu un caravaggesco fedele al sensuale naturalismo del Merisi, il pisano si riallacciava al manierismo toscano di Michelangelo, la cui greca plasticità ricorre sovente nelle sue tele. Più diretta, ma non meno aggressiva, la narrativa pittorica del francese Nicolas Tournier, mentre i suoi conterranei Simon Vouet e Nicolas Regnier optarono per un linguaggio sì votato al naturalismo, ma con una assai minore tensione drammatica, quasi tradendo la vocazione mondana e salottiera della loro cultura.

I MUSICISTI, LE TAVERNE, GLI AMORI

Quella Roma vivace, colorata e cenciosa che trovava l’espressione più autentica nel popolo, nelle feste di piazza e nelle taverne, non poteva non catturare l’attenzione dei pittori stranieri, che fra una Crocifissione e una Deposizione non disdegnavano prostitute, zingare, concerti e giochi di carte. Sono queste le opere più vive ed emotivamente intense dei soggiorni degli stranieri nell’Urbe, che riescono a documentare quanto i locali non riuscivano o non volevano vedere. Sono i primi esempi in Italia di pittura di genere, e li dobbiamo al Manfredi, così come agli altri caravaggeschi stranieri presenti a Roma. Dai musicisti di ter Brugghen alle scene di taverna di Vouet e van Honthorst, emerge una società viziosa, che indulge al piacere nonostante la cappa d’ipocrisia imposta dalla Curia. Documenti preziosi su un’epoca meno zelante di quanto si potrebbe pensare.

Niccolò Lucarelli

Utrecht // fino al 24 marzo 2019
Utrecht, Caravaggio and Europe
CENTRAAL MUSEUM
Agnietenstraat
www.centraalmuseum.nl

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AutoreMichelangelo Merisi da Caravaggio
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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.