Figuraccia? La Tate scopiazza le biografie degli artisti della sua collezione da Wikipedia

Una delle più grandi istituzioni museali al mondo scoperta a copiare le biografie di alcuni degli artisti della sua collezione da Wikipedia per mancanza di fondi. E scoppia la polemica…

Tate Britain
Tate Britain

Scandalo in casa Tate: mancano i fondi per scrivere le biografie degli artisti della collezione e l’Istituzione museale si affida a Wikipedia. No, non è una fake news, ma è successo davvero e in Inghilterra scoppia la polemica. La storia.

LA STORIA

Pare impossibile che la Tate di Londra utilizzi alcune voci di Wikipedia per fornire informazioni bibliografiche su artisti presenti nella sua collezione. A far scoppiare lo scandalo è stato il critico e storico dell’arte Bendor Grosvenor, grande studioso di Antoon van Dyck (Anversa, 1599 – Londra 1641). Dal suo account Twitter arriva una frecciatina contro la Tate: pare non abbia apprezzato una curiosità sul pittore a proposito della sua barba e che addirittura in alcune parti il suo nome fosse stato scritto in maniera errata. Inoltre aggiunge che: “la Tate ha rimosso dal suo sito web le biografie di artisti scritte dai curatori e le ha sostituite con testo tagliato e incollato da Wikipedia”.

LA RISPOSTA DELLA TATE

La risposta non si è fatta attendere: “purtroppo non ci sono risorse per creare o aggiornare ad hoc ogni biografia”, racconta un portavoce della Tate, “inoltre la collezione è sempre in crescita e per gli artisti ancora in vita è necessario apportare modifiche continue. D’altra parte le pagine di Wikipedia sono costantemente revisionate, quindi di solito sono le più aggiornate. Quello che abbiamo cercato di fare è di sostenere l’arte e gli artisti e di fornire, per quanto ci è possibile, una biografia più attuale possibile sempre tenendo conto delle nostre risorse. Creare una collaborazione con Wikipedia è un piano a lungo termine per dare al nostro al pubblico il sostegno migliore”.
Le schede artista sul sito delle Tate sono più di 100 compilate da esperti: tra queste Turner, Constable e Bacon, solo per citarne qualcuno; purtroppo, però, mancano Hogarth, Reynolds, Moore, Freud, Hockney e Hirst. Certo è che, difficoltà economiche o meno, fa riflettere che una delle istituzioni più autorevoli del pianeta, in un paese da sempre molto attento alla cultura come l’Inghilterra, debba ricorrere a questi mezzi che mettono a repentaglio il livello della documentazione e della ricerca.

– Valentina Poli

 

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Valentina Poli
Nata a Venezia, laureata in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, ha frequentato il Master of Art presso la LUISS a Roma. Da sempre amante dell'arte ha maturato più esperienze nel settore della didattica progettando e gestendo laboratori, in quello della preparazione di piccoli e grandi eventi culturali, nel settore delle gallerie d'arte e in campo giornalistico con collaborazioni con riviste del settore. Oggi vive a Roma.