A Los Angeles In the Fields of Empty Days, una mostra sull’Iran nonostante il travel ban di Trump

Il mondo dei musei statunitense risponde alla politica di Trump con mostre che innescano riflessioni sul valore dello scambio culturale tra i popoli. A Los Angeles è in corso una mostra dedicata all’arte iraniana, nonostante il “travel ban” imposto dal presidente americano al paese persiano

Ramin Haerizadeh, He Came, He Left, He Left, He Came, 2010, mixed media and collage on canvas, 78 3/4 × 118 1/8 in., The Farook Collection, Dubai, © Ramin Haerizadeh, photo courtesy Gallery Isabelle van den Eynde
Ramin Haerizadeh, He Came, He Left, He Left, He Came, 2010, mixed media and collage on canvas, 78 3/4 × 118 1/8 in., The Farook Collection, Dubai, © Ramin Haerizadeh, photo courtesy Gallery Isabelle van den Eynde

“Cambiare le percezioni americane sull’Iran”. Con queste intenzioni e speranze si apre In the Fields of Empty Days: The Intersection of Past and Present in Iranian Art, mostra in corso al Los Angeles County Museum of Art (LACMA) che esplora la cultura artistica iraniana dall’antichità fino all’età contemporanea, indagando in che modo gli artisti del presente abbiano tratto ispirazione e fatto propria l’eredità del passato. Più di 50 artisti coinvolti, tra cui Pouya Afshar, Fereydoun Ave, Siamak Filizadeh, Shadi Ghadirian, Ramin Haerizadeh, Shirin Neshat, Parviz Tanavoli e Newsha Tavakolian, per un totale di 125 lavori che attraverso fotografia, pittura, scultura, video, manifesti, fumetti politici, animazione e manoscritti storici illustrati, raccontano come gli artisti di oggi utilizzino il passato come metafora del presente. Una mostra, questa in corso a Los Angeles, che si carica di ulteriori significati sociopolitici, confermandosi una tra le tante voci del mondo culturale statunitense che esprimono il loro dissenso nei confronti della politica adottata da Donand Trump: solo pochi giorni fa, il presidente degli USA ha confermato il “travel ban” (il divieto di viaggio) per 6 paesi islamici, tra cui l’Iran.

Kaveh Golestan, The Shah Left, 1979, printed 2015, gelatin silver print, 24 × 30 in., Los Angeles County Museum of Art, gift of the Estate of Kaveh Golestan, © Estate of Kaveh Golestan, digital image © Museum Associates/LACMA
Kaveh Golestan, The Shah Left, 1979, printed 2015, gelatin silver print, 24 × 30 in., Los Angeles County Museum of Art, gift of the Estate of Kaveh Golestan, © Estate of Kaveh Golestan, digital image © Museum Associates/LACMA

L’ARTE AI TEMPI DEL TRAVEL BAN E DELL’EMBARGO

“Spero di mostrare al pubblico americano il volto umano dell’Iran e di incoraggiarci a mettere in discussione ciò che vediamo nelle notizie”, ha dichiarato Linda Komaroff, capo dipartimento di Arte del Medio Oriente al LACMA e curatrice della mostra. All’inaugurazione hanno partecipato artisti nati in Iran e che ora vivono negli Stati Uniti, tra cui Pouya Afshar, Koushna Navabi e Nourredin Zarrinkelk, così come quelli nati negli Stati Uniti come Asad Faulwell e Taravat Talepasand. Erano assenti, però, gli artisti residenti in Iran. “Il divieto di viaggio non ha influito sulla mostra in termini di prestiti, perché i lavori erano già qui”, ha spiegato la curatrice; ma la politica trumpiana non sta rendendo la vita semplice alle istituzioni culturali statunitensi: “non possiamo prendere in prestito opere d’arte dalla Russia in questo momento”, commenta Michael Govan, direttore de Lacma. “È una grande frustrazione per i musei d’arte in particolare, perché i nostri contenuti sono di natura interculturale. La nostra vera ragion d’essere è la comprensione delle culture. L’arte porta molte delle storie più profonde della cultura che ci aiutano a capire il conflitto, se non a risolverlo”.

LA MOSTRA

Circa 60 opere esposte provengono dalla collezione permanente del museo, e molte di loro state acquistate appositamente per la mostra. Tra le opere esibite, illustrazioni del manoscritto Safavid del XVI e XVII secolo, fotografie del periodo Qajar del XIX secolo, e la produzione artistica degli ultimi anni del regno di Mohammad Reza Shah (1941-79), attraverso la rivoluzione islamica del 1979 per giungere fino ai giorni nostri. In mostra anche una serie fotografica di Shirin Neshat, The Book of Kings: creata nel 2012 in risposta alle insurrezioni della Primavera araba dell’anno precedente, la serie fa riferimento all’antico libro di Shahnameh, un’epopea composta dal poeta iraniano Hakim Abul-Qasim Mansur (più tardi noto come Ferdowsi Tusi).

– Desirée Maida

Los Angeles // fino al 9 settembre 2018
In the Fields of Empty Days: The Intersection of Past and Present in Iranian Art
Los Angeles County Museum of Art
5905 Wilshire Boulevard
www.lacma.org

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AutoreShirin Neshat
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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.