Scrivere il presente. Doris Salcedo al Reina Sofia di Madrid

Museo Reina Sofia, Madrid ‒ fino al 1° aprile 2018. È un memoriale alla tragedia quotidiana del Mare Mediterraneo la nuova installazione di Doris Salcedo per il Museo Reina Sofia di Madrid. Si intitola “Palimpsesto” l’ultimo progetto dell’artista colombiana al Parco del Retiro.

Doris Salcedo, Palimpsesto, 2016-17. Photo Juan Fernando Castro
Doris Salcedo, Palimpsesto, 2016-17. Photo Juan Fernando Castro

Dall’esterno, a prima vista, gli spazi monumentali del Palacio de Cristal ‒ costruito nel 1887 per accogliere un’esposizione di flora e fauna delle Isole Filippine (allora colonia spagnola) ‒sembrano vuoti. In realtà, l’intervento site specific di Doris Salcedo (Bogotà, 1958) occupa l’intera pavimentazione dell’edificio ed è il risultato del lavoro di un’equipe interdisciplinare di oltre trenta persone che, per cinque anni, ha progettato un’opera minuziosa (e senza dubbio costosissima) di ingegneria idraulica, del peso di venti tonnellate e con oltre dieci chilometri di tubature.
L’accesso alla grande serra di ferro e cristallo ‒ il monumento più visitato di Madrid, con quasi due milioni di ingressi annui ‒ questa volta è a numero limitato e solo con l’utilizzo di copriscarpe di plastica. Il visitatore non deve infatti deturpare l’opera d’arte sulla quale cammina; ma ci si rende conto immediatamente che il luogo merita una silenziosa concentrazione, come se ai nostri piedi ci fosse una distesa di tombe.
Il pavimento è interamente rivestito di un materiale grigio uniforme, una pietra idrorepellente trattata con nanotecnologie, solcata qua e là da linee uniformi di scritte. Avvicinandosi ai gruppi di parole, illuminate dalla luce naturale, ci si accorge che le scritte sul suolo sono fatte di gocce d’acqua che brillano al sole ma che, dopo breve, scompaiono, si asciugano, evaporano, lasciando poco a poco oltre la propria traccia il posto ad altre scritte. Si tratta di nomi stranieri, di uomini, donne e bambini perlopiù di origine araba o maghrebina, scomparsi negli ultimi anni con sempre maggiore frequenza tra Libia e Sicilia, fra Lampedusa e lo stretto di Gibilterra.

Doris Salcedo, Palimpsesto, 2016-17. Installation view at Palacio de Cristal, Madrid 2017
Doris Salcedo, Palimpsesto, 2016-17. Installation view at Palacio de Cristal, Madrid 2017

IL MEMORIALE

Palimpsesto è un’opera concettuale, poetica e toccante. L’artista colombiana la definisce “un contro-monumento, per ricordare tutti quelli che non esistono più, che sono morti nelle acque del Mediterraneo, che però è tutt’altro che un terreno di guerra”. “È un’opera post-identitaria” ‒spiega Doris Salcedo ‒ “che racconta l’identità di tutti gli immigrati del mondo. Non è però un monumento nazionalista, che esalta l’identità nazionale, razziale o religiosa dei morti. È un’orazione funebre per nominare tutti gli esseri umani che non esistono più e che non hanno avuto il diritto di essere ricordati”. “L’idea” ‒ conclude l’artista colombiana ‒ “è di suscitare un’empatia in chi legge questi nomi, una silenziosa e incruenta relazione affettiva che induca a riflettere sul senso del lutto e del dolore”. Non a caso, l’acqua è il filo conduttore dell’opera: le acque del Mediterraneo sono la tomba degli immigrati scomparsi, le lacrime delle famiglie che li piangono e l’elemento base di un progetto mutante, evanescente, che scorre senza lasciare traccia. L’etimologia di palinsesto ‒ per i filologi e non per i più moderni addetti alle telecomunicazioni ‒ allude agli antichi codici di pergamena su cui, raschiata la prima scrittura, si poteva di nuovo scrivere un testo.

Doris Salcedo, Palimpsesto, 2016-17. Installation view at Palacio de Cristal, Madrid 2017
Doris Salcedo, Palimpsesto, 2016-17. Installation view at Palacio de Cristal, Madrid 2017

L’ARTISTA

Palimpsesto è un progetto site specific che si inserisce nell’intero percorso artistico di Doris Salcedo, la quale ha abbracciato la poetica del lutto, la scelta cioè di contribuire, attraverso la sua opera visiva, alla ricostruzione della storia incompleta e frammentaria degli esseri umani oppressi e confinati nelle periferie del mondo. Salcedo è una scultrice al servizio delle vittime, che ha sperimentato nel proprio Paese, la Colombia, il più tragico banco di prova per il dolore e la violenza.
Il punto di partenza di Palimpsesto è l’incontro con il dolore delle madri degli scomparsi, la raccolta diretta delle testimonianze del lutto: da lì prende avvio l’indagine intorno ai nomi, ciascuno portatore di una storia umana unica, per varcare la soglia dell’oblio e combattere la crescente indifferenza della società di fronte al dramma dell’umanità. Come in altre recenti installazioni concettuali dell’artista, anche qui la materia acquisisce una dimensione fortemente simbolica e stabilisce una relazione fisica e affettiva con il visitatore.

Federica Lonati

Madrid // fino al 1° aprile 2018
Doris Salcedo Palimpsesto
MUSEO REINA SOFIA
Calle Santa Isabel 52
www.museoreinasofia.es

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AutoreDoris Salcedo
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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.

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