La figlia dell’architetto Paolo Soleri ha rivelato di essere stata molestata da suo padre

Sulla scia del caso Weinstein, che non sta risparmiando nemmeno il mondo dell’arte, al coro delle donne che hanno deciso di rompere il silenzio e denunciare gli abusi sessuali subiti, si aggiunge la voce di Daniela Soleri, figlia dell’architetto Paolo Soleri scomparso nel 2013. La donna ha rivelato di essere stata molestata proprio da suo padre quando era una bambina

Paolo Soleri

Molestie sessuali e abusi di potere. È questo il leitmotiv che ormai da mesi accomuna le pagine di cronaca dei giornali di tutto il mondo, sulla scia della tempesta mediatica scoppiata a Hollywood sul caso Weinstein. Un vaso di Pandora, quello aperto dall’attrice italiana Asia Argento che ha accusato il noto produttore di abusi sessuali, che ha innescato un turbinio di accuse, polemiche e sfoghi che, nel corso delle settimane, è uscito fuori dai confini del mondo cinematografico per scatenarsi, come un fulmine a ciel sereno, anche su quello dell’arte. Oltre agli scandali a sfondo sessuale che in questi giorni hanno colpito, tra gli altri, il fotografo Terry Richardson e il curatore Jens Hoffmann, al coro di donne che hanno deciso di rompere il silenzio e puntare il dito contro i loro predatori si aggiunge la voce della figlia di Paolo Soleri, architetto e teorico della arcologia e fondatore della città Arcosanti in Arizona. Daniela Soleri, in un recente sfogo su un blog, ha confessato di essere stata molestata da suo padre quando era una bambina, e di non aver mai avuto il coraggio di parlare a causa dell’“autorevolezza intellettuale” che la figura di suo padre incarnava.

L’ARCHITETTO E TEORICO DI “ARCOSANTI”

Una figura carismatica e contraddittoria quella di Paolo Soleri (Torino, 1919 – Cosanti, 2013), architetto, scultore e teorico allievo di Frank Lloyd Wright. Ma Soleri fu prima di tutto un teorico, impegnato nella progettazione di centri urbani in cui gli ideali dell’architettura e dell’ecologia convivono armoniosamente nel rispetto dell’ambiente. Sono questi i principi dell’arcologia, la teoria urbanistica formulata da Soleri che nel 1970 ha trovato la sua concretizzazione in Arcosanti, una sorta di città ideale fondata in Arizona grazie all’impegno di oltre 8mila persone che l’hanno costruita con le loro mani. Una città che, secondo l’architetto, avrebbe dovuto ridurre il consumo delle risorse energetiche, favorire e migliorare i rapporti tra le persone e l’ambiente. Una dimensione utopica, una sorta di oasi felice tra le dune del deserto che però – stando a quanto ha rivelato Daniela Soleri che ad Arcosanti è cresciuta – nasconde ombre che riguardano proprio la figura di suo padre.

PAOLO SOLERI RACCONTATO DALLA FIGLIA

Ed è proprio l’autorevolezza della figura dell’architetto la causa del silenzio di Daniela Soleri, che recentemente sul blog Medium ha confessato di aver subito molestie sessuali da parte del padre e di aver taciuto perché, stando alle sue spiegazioni, quando il carnefice è un personaggio importante, si tende a “giustificarlo” per via del contributo che con la sua arte o il suo lavoro ha dato al mondo. Partendo dal polverone sollevato dal caso Weinstein, la Soleri scrive: “parte della sfida per fermare le molestie e gli abusi consiste nell’ordinare i nostri sentimenti riguardo alle opere prodotte dai presunti colpevoli”. L’operato di un uomo sul lavoro, in poche parole, non deve compromettere il giudizio che su di lui si può avere come persona, e soprattutto, non può diventare la copertura per le sue presunte malefatte: “non è solo il potere finanziario e politico a fornire a una persona una copertura, ma a volte anche il suo lavoro diventa parte della pressione che spinge al silenzio”, facendo riferimento al padre. “Nella mia prima adolescenza, mio ​​padre, un architetto e un artigiano, iniziò a molestarmi sessualmente, alla fine tentando lo stupro quando avevo 17 anni. (…) Sono passato più di quattro decenni da allora, e quando mio padre è morto, nel 2013,non ci parlavamo da due anni. Aveva buone qualità, intelligenza, carisma, disciplina, abilità. Ma come molte di queste persone, inclusi molti artisti, era un fiero narcisista, capace solo di vedere gli altri in termini del loro ruolo nel suo mondo”.

LE ACCUSE E LE REAZIONI

Daniela Soleri, ricercatrice di Studi ambientali presso l’Università della California a Santa Barbara, sei anni fa ha presentato una lettera di dimissioni alla Cosanti Foundation, fondazione istituita nel 1961 da suo padre e di cui ha fatto parte. In quella lettera, Daniela spiegava le ragioni delle sue dimissioni, e oggi così racconta le reazioni ricevute dal consiglio della fondazione: “in risposta alla mia lettera, uno dei colleghi di lunga data di mio padre e membro del consiglio di amministrazione ha scritto: ‘sono deluso da tutti’. Una strana reazione da un uomo che conoscevo da quando avevo sette anni. Due anni dopo, ha presieduto un seminario commemorativo elogiando Soleri e le sue opere. Il suo messaggio sembrava essere quello, sì, è deluso dal fatto che siano accadute queste cose, ma è ugualmente deluso dal fatto che siano state alimentate, invece di metterle a tacere”.

PUÒ L’OPERA DI UN ARTISTA GIUSTIFICARE I SUOI COMPORTAMENTI?

“Ci sono tanti motivi per cui le vittime di abusi tacciono. Quando l’aggressore è una persona creativa e pubblicamente conosciuta, c’è un ulteriore livello di complicazione”, continua la figlia dell’architetto, facendo riferimento alle polemiche rivolte a quelle donne che hanno deciso di tacere o di parlare dopo molto tempo degli abusi subiti. “Stai sfidando i suoi successi e tutto quello che il suo lavoro significa per chiunque abbia guadagnato dall’affiliazione con lui. Avevo circa venticinque anni quando un elegante architetto italiano, amico di mio padre dai tempi dell’università, mi guardò in modo piatto, con un giudizio del tipo ‘come può qualcuno con un padre come il tuo non dedicare la propria vita a lui?’. Ora capisco quanto le mie spiegazioni siano state fuorviate. Credere che il valore del contributo creativo sia un sostituto del valore umano, ci sposta tutti in un territorio rischioso”.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.