Vilmos Huszár, il “ribelle” di De Stijl

Stadsmuseum, Harderwijk – fino al 7 gennaio 2018. Dopo la retrospettiva dell’85 al Gemeentemuseum de L’Aja, torna sotto i riflettori uno degli esponenti più eclettici all’interno di De Stijl, il cui utilizzo della linea diagonale causò la rottura con Mondrian. Per i cento anni del movimento, lo Stadsmuseum di Harderwijk ripercorre il suo percorso artistico.

Vilmos Huszár, Composizione 6, 1940. Stadsmuseum Harderwijk © TonPors 2016
Vilmos Huszár, Composizione 6, 1940. Stadsmuseum Harderwijk © TonPors 2016

Nell’Europa del 1917, dilaniata dalla guerra, l’Olanda gettava le basi per un rinnovamento dell’arte europea, dalla pittura, all’architettura al design, per tramite di un gruppo di avanguardisti che comprendeva, fra gli altri, Piet Mondrian, Theo van Doesburg e Vilmos Huszár (Budapest, 1884 – Hierden, 1960); dalle pagine della rivista De Stijl, che darà il nome al movimento che ne seguirà, ridefinirono l’approccio artistico verso la realtà, superando la figurazione attraverso una rappresentazione sintetica basata sulla linea ortogonale. Ma Huszár (stabilitosi in Olanda nel 1905) fu probabilmente il più tradizionalista del nuovo movimento, che non abbandonò mai la pittura figurativa, e anche all’astrattismo pose alcuni limiti. La mostra, piccola ma esaustiva, ricostruisce in quaranta opere, oltre a disegni e taccuini, la carriera artistica di Huszár.

Vilmos Huszár, Case a Spa, 1920. Collezione privata © TonPors 2016
Vilmos Huszár, Case a Spa, 1920. Collezione privata © TonPors 2016

LE RADICI FIGURATIVE

Formatosi nella città natale presso la Kunstgewerbeschule, all’inizio del suo percorso guardò alla pittura impressionista di Cézanne e al costruttivismo da lui ispirato. Nonostante i viaggi a Parigi, Monaco e Londra, dove ebbe modo di conoscere le avanguardie cubista e futurista, la sua rimase una concezione viscerale della pittura come mezzo di espressione della realtà, e tenne sempre presente la lezione del suo primo maestro, che fece della pittura l’espressione profonda delle strutture dell’essere, nel senso che la realtà è percepita attraverso la coscienza, e il pittore deve mediare fra questa e la struttura oggettiva di ciò che dipinge. Un approccio cui resterà fedele anche dopo l’esperienza con De Stijl, come si evince da quadri figurativi degli anni successi. Case a Spa (1920) è probabilmente uno dei dipinti più emblematici in tal senso, dove la mediazione fra la realtà e la percezione personale raggiunge l’equilibro compositivo.

Vilmos Huszár, Due donne, 1960. Collezione privata © TonPors 2016
Vilmos Huszár, Due donne, 1960. Collezione privata © TonPors 2016

IL RAPPORTO CON DE STIJL

Nonostante il suo colto retroterra figurativo, Huszár fu tra i principali esponenti del movimento olandese, apportandovi una decisa rottura verso l’ortodossia di Mondrian; costui, infatti, professava l’utilizzo della sola linea ortogonale come massimo elemento di sintesi della realtà. Da parte sua, l’ungherese introdusse la linea diagonale e la figura del triangolo, attraverso cui mantenere un legame con l’oggettività della realtà. L’astratto e il concettuale rimasero lontani dalla sua pittura, e nel campo dell’avanguardia preferì le soluzioni del Cubismo, come si evince dalla serie dei vasi di fiori, o da Due donne (1960); pur sfrangiata nell’astrattismo, la figura umana è comunque ancora riconoscibile, segno della differente sensibilità di Huszár rispetto ai suoi colleghi di De Stijl.
La sua carriera non è scandita da fasi ben distinte fra loro; al contrario, alternò sempre il figurativo alle sperimentazioni, dedicandosi anche al design.

Niccolò Lucarelli

Harderwijk // fino al 7 gennaio 2018
Huszár van De Stijl
STADSMUSEUM HARDERWIJK
Donkerstraat 4
www.stadsmuseum-harderwijk.nl

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.