Jake Chapman, l’anti Ai Weiwei. “È patetico, estetizza le miserie dei rifugiati”

L’artista del celebre duo degli Young British Artists critico verso il collega cinese. Lui ha acquistato una barca per i soccorritori e l’ha mandata a Lesbo, in Grecia, in forma anonima

Ai Weiwei come il piccolo Aylan Kurdi
Ai Weiwei come il piccolo Aylan Kurdi

C’è qualcosa di patetico in Ai Weiwei, come quel suo andare a sdraiarsi sulla spiaggia, estetizzare la miseria altrui”. L’approccio al dramma di migranti e rifugiati, che negli ultimi anni ha monopolizzato gli interessi e anche le opere del celebre artista cinese, incontra la feroce critica in un collega dal quale molti non se l’aspetterebbero: quel Jake Chapman che con il fratello Dinos forma un duo attivissimo sulla scena britannica e fra i membri della prima ora del gruppo degli Young British Artists. Una coppia celebre per opere anticonformiste, estreme, dissacratorie della morale borghese. Eppure davanti alle sofferenze delle popolazioni in fuga da realtà pericolose e violente Chapman diventa graniticamente serio: “Vedendo ciò che i soccorritori dei rifugiati stavano facendo a Lesbo, in Grecia, ho deciso che era necessario aiutarli in qualche modo”.

ERA IL MINIMO CHE POTESSI FARE

E cosa ha fatto? Tramite un’associazione animata dal curatore irlandese Jude Bennett ha donato ai volontari una scialuppa di salvataggio Atlantic 75, valore 32mila euro, chiedendo di rimanere rigorosamente anonimo. Un silenzio che ha conservato fino a quando il suo nome è inopinatamente emerso da indiscrezioni giornalistiche. “Sono convinto che siano gli Stati ad avere realmente la responsabilità primaria di risolvere questo pasticcio, non i singoli individui“, dice Chapman, con una nuova frecciatina al presenzialismo di Ai Weiwei. “Sono molto cauto circa l’idea che la carità paghi: non sto facendo eufemismi quando dico che acquistare una barca e inviarla in Grecia era il minimo che potessi fare“. Consegnato in forma anonima, il dono di Chapman ha letteralmente rivoluzionato i soccorsi a Lesbo: proprio lì dove Ai Weiwei recupera i giubbotti per le sue installazioni…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.