Ho letto l’articolo pubblicato su Artribune il giorno 3 gennaio 2026 a firma di Stefano Monti che spiega perché l’accessibilità culturale in Italia è molto ancora lontana e mi ha dato modo di riflettere ulteriormente su cosa significa accessibilità nei luoghi di cultura e come bisogna lavorare per raggiungerla. Negli ultimi anni, la Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare, di cui sono direttore, ha avviato un percorso radicale e innovativo per abbattere le barriere fisiche, cognitive e sensoriali, trasformandosi in uno dei primi musei italiani realmente accessibili a un pubblico totale. Una trasformazione profonda, resa possibile grazie ai fondi del PNRR, che ha portato non solo a un ripensamento dei sistemi di mediazione culturale, ma anche a un rinnovamento completo dell’identità visiva e digitale dell’istituzione.
Accessibilità: barriere fisiche e cognitive
La Fondazione era già priva di barriere architettoniche: l’accesso fisico agli spazi espositivi non ha mai rappresentato un ostacolo per le persone con disabilità motorie. Tuttavia, la sfida contemporanea dell’inclusione culturale, come sollecita anche Monti nel suo pezzo, va ben oltre l’eliminazione degli ostacoli materiali. Riguarda l’accessibilità ai contenuti, la capacità di comunicare con linguaggi diversificati e la possibilità di entrare in relazione diretta, autonoma e consapevole con le opere d’arte per tutte le cittadinanze. Con il progetto sostenuto dal PNRR, abbiamo intrapreso un intervento sistemico che ha coinvolto architetti, esperti di accessibilità, designer, sviluppatori e operatori culturali in un lavoro collettivo di riprogettazione. Il primo risultato tangibile è stata la nascita di una nuova brand identity, chiara, riconoscibile e soprattutto leggibile da tutti. Un nuovo logo pensato non solo in termini estetici, ma anche funzionali, capace di comunicare inclusione, apertura e contemporaneità.
L’accessibilità nel digitale
Parallelamente, è stato realizzato un nuovo sito web che risponde pienamente ai requisiti di accessibilità definiti dalle linee guida internazionali (WCAG 2.1). Il sito è navigabile da persone ipovedenti, cieche, con disabilità cognitive, con difficoltà motorie o con scarsa alfabetizzazione. La struttura, i colori, i caratteri, la semantica del codice sono stati pensati per garantire la massima fruibilità: una vera piattaforma culturale universale. Questa rivoluzione digitale e comunicativa è però solo la punta dell’iceberg. Il vero cuore del progetto è costituito dalle attività e dai contenuti sviluppati per garantire una fruizione cognitiva e sensoriale completa: testi in linguaggio semplificato, guide LIS, schede tattili, laboratori specifici per neurodivergenze, percorsi olfattivi, e moduli esperienziali per adulti e bambini. Ogni mostra è accompagnata da strumenti che permettono un’esperienza personale e diretta dell’arte, indipendentemente dalla condizione sensoriale, neurologica, linguistica o culturale del visitatore.
L’arte contemporanea, spesso considerata elitaria o difficile, diventa così territorio comune, spazio di confronto e scoperta per tutti. Un vero e proprio “linguaggio dei segni universale”, che unisce senza escludere. L’accessibilità, in questo contesto, non è solo un diritto o un dovere, ma un valore creativo, che stimola nuove modalità di produzione, comunicazione e relazione.
Il lavoro dei musei a partire dall’accessibilità
L’inclusione è diventata così una cifra poetica e politica del lavoro della Fondazione. Non solo uno strumento per attrarre nuovi pubblici, ma una vera responsabilità etica e culturale. Perché un museo accessibile è un museo più giusto, più vivo, più umano. La cultura ha infatti l’obbligo di rivolgersi a tutti, e oggi più che mai le istituzioni culturali devono interrogarsi su come superare le disuguaglianze di accesso e comprensione. L’arte visiva può e deve parlare anche a chi non conosce la lingua, a chi ha competenze differenti, a chi arriva da altre culture o convive con altre percezioni del mondo. Con un lavoro lungo, strutturato e condiviso, la Fondazione ha saputo integrare accessibilità, innovazione e identità, ponendosi come un museo del presente e per il futuro.
L’accessibilità non è stata vissuta come una semplice aggiunta o correzione, ma come principio fondante della progettazione museale. Ogni azione – dall’allestimento di una mostra alla pubblicazione di un contenuto online, dalla grafica delle brochure alla formazione del personale – è oggi orientata alla massima apertura, in un’ottica di cultura condivisa, orizzontale e partecipata. E la strada da percorrere è ancora lunga.
Giuseppe Teofilo
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