New York va a Parigi. Con i Velvet Underground

Lo storico gruppo di Lou Reed è protagonista di una grande retrospettiva alla Philarmonie de Paris. Nell’anno in cui l’album marchiato dalla celebre banana di Warhol compie mezzo secolo.

Velvet Underground al Castle Los Angeles 1966 © Gerard Malanga
Velvet Underground al Castle Los Angeles 1966 © Gerard Malanga

DA NEW YORK A PARIGI
Curata da Christian Fevret, fondatore della rivista Les Inrockuptibles, e da Carole Mirabello, l’esposizione alla Philarmonie de Paris presenta un allestimento complesso, la cui scenografia è realizzata dal Matali Crasset. È un’esposizione da vivere ed esplorare perché c’è molto da vedere, osservare e ascoltare: si entra in un ambiente buio con delle cuffie, alla ricerca della cassa in cui inserirle per ascoltare qualche brano dei Velvet Underground; ci si sdraia sotto una strana capanna norvegese per vedere dei brevi filmati; si guardano le fotografie alle pareti, si scrutano vetrine di lettere e corrispondenza. La sola nota negativa è data dai dispositivi di informazione biografica, come libri, riviste e video: somigliano a ragni giganti che trionfano al centro delle sale. La mostra ripercorre la breve esistenza del gruppo, attivo per soli cinque anni, dal 1965 al 1970, in un excursus che spazia dalla società newyorchese, alla musica pop e al cinema, dalla pittura alla letteratura.
Sette capitoli raccontano la storia del gruppo puntando l’occhio sul milieu sociale e culturale in cui esso muove i primi passi: ci troviamo nell’America del boom economico post-war. New York, dove affondano le radici dei Velvet Underground, viene descritta come una grande Babilonia cosmopolita in contrasto con i valori fondanti dell’America. La Grande Mela diviene, negli Anni Sessanta, il rifugio di artisti e intellettuali che qui sviluppano i loro talenti. Siamo nel vivo della Beat Generation, al centro del legame tra la cultura pop e l’arte concettuale. Qui avviene l’incontro tra Lou Reed e John Cale, due personalità e giovinezze contrastanti che non hanno nulla in comune se non la fascinazione condivisa per il rock’n’roll e le esperienze estreme.

Velvet Underground e Nico con Andy Warhol - Hollywood Hills 1966 © Gerard Malanga - courtesy Galerie Caroline Smulders, Parigi
Velvet Underground e Nico con Andy Warhol – Hollywood Hills 1966 © Gerard Malanga – courtesy Galerie Caroline Smulders, Parigi

WARHOL & LA BANANA
Reed & Cale, insieme a Sterling Morrison e Moe Tucker, si esibiscono al Cafe Bizarre nel Greenwich Village ma vengono spesso giudicati troppo scandalosi, finché una sera vengono licenziati. Proprio quella sera incontreranno Andy Warhol, loro grande fan, che decide di lanciare il gruppo ricevendolo nella sua Factory, una sorta di primordiale incubatore di giovani talenti. Così, esattamente cinquant’anni fa, i Velvet Underground entravano in uno studio per registrare il loro primo album che uscirà nel 1967. Fu lo stesso Warhol a imporre ai Velvet Undergroung l’algida cantante bionda Nico che contribuì al loro grande successo. Senza contare che la celebre banana della copertina dell’album fu disegnata proprio dallo stesso Warhol. È il 1970 quando Lou Reed decide di lasciare il gruppo, condannandolo all’indifferenza. Nonostante la discreta fama degli album successivi, che furono apprezzati, tra gli altri, da David Bowie, il gruppo entrò nella storia per ciò che fece insieme a Lou Reed. Il tragico decesso di Nico nel 1988 definì chiusa un’epoca dei Velvet. Nel 1990 una reunion della band ebbe luogo a Parigi, alla Fondation Cartier, in occasione dell’esposizione dedicata a Andy Warhol. Un tuffo nella storia, attualizzato da una mostra carica di stimoli visivi.

Silvia Neri

Parigi // fino al 21 agosto 2016
The Velvet Underground – New York Extravaganza
a cura di Christian Fevret e Carole Mirabello
PHILARMONIE DE PARIS
221 avenue Jean-Jaurès
http://philharmoniedeparis.fr/

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Silvia Neri
Silvia Neri nasce a Vicenza nel 1985. Si laurea nel 2010 in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Padova con una tesi in Storia dell'Arte contemporanea su Cremaster 3 di Matthew Barney. Nel 2008/2009 collabora con il Centro Nazionale di Fotografia di Padova. Scrive dal 2010 per la rivista AreaArte e collabora con artisti per la realizzazione di video e cortometraggi e allestimento di esposizioni d'arte. Vive a Parigi dove studia Art Contemporain et Nouveaux Medias a un master recherche all'Université di Paris 8 e collabora con la Galerie Bernard Bouche.