Scusate… L’editoriale di Marco Senaldi

Il politicamente corretto ha ormai invaso qualsiasi ambito dell’esistenza, ammantando di perbenismo anche i gesti o i simboli più truci. Come una svastica disegnata male, accompagnata da uno stridente “scusate”.

La svastica al contrario e quella... corretta
La svastica al contrario e quella... corretta

UNA SCRITTA SCONCERTANTE
A guardare la scritta vien da sorridere: neonazisti, questi qui, ma almeno educati. Poi, a pensarci anche solo un secondo di più, capisci il vero abisso che ti si spalanca davanti: non è che sono educati, è che sono completamente decerebrati; è che, santo cielo, sono quasi peggio dei neonazisti convinti (che una svastica giusta la sanno fare).
Peggiori” proprio nei termini con cui Pasolini diceva che il potere neocapitalista attuale è peggiore della peggior ideologia totalitaria, perché là dove quei totalitarismi, per quanto repressivi, si fermavano accontentandosi di un’obbedienza che tutti sapevano di facciata, esteriore, estorta a forza di botte, o di slogan, ma mai concessa spontaneamente, questo potere è ipodermico, è onnipervasivo, arriva tranquillamente dentro le coscienze e se ne impadronisce.

Un neonazista
Un neonazista

L’INVASIONE DEL POLITICAMENTE CORRETTO
C’è poco da scandalizzarsi, pensando che questi deficienti appartengono a una minoranza, magari pericolosa ma circoscritta. Sono invece gli esponenti palesi di un politicamente corretto che è giunto ormai alla sua occulta metastasi finale ed è divenuto costume universale. È il bando di concorso che rispetta scrupolosamente tutte le regole di trasparenza legale, di pubblicità online, e a cui tutti, dai diversamente abili ai profughi, sono “invitati a partecipare”, anche se quei tutti sanno benissimo a priori che è stato scritto ad hoc per una sola persona, che era poi il candidato prescelto fin da prima che quel preciso posto fosse messo a bando.
È la faccia di cemento che subitaneamente assume chi detiene il suo bravo pezzo di potere – per grande, o piccolo, o magari insignificante che sia – nell’esatto momento in cui gli si chiede qualcosa (qualunque cosa, anche come si chiama), se semplicemente non ritiene che si sia autorizzati a farlo. È la protervia totale e addirittura chiassosa di chi, pur godendo di quelli che sono stridenti privilegi (sociali, economici o anche culturali), non se ne rende nemmeno più conto e, anzi, pensa pure di lamentarsene, magari con chi non ha nemmeno gli strumenti per poter articolare la propria stessa illibertà. È la supina adorazione dei giornalisti per il “solito noto” che i “neofascisti della comunicazione” (come Mario Perniola li aveva a suo tempo battezzati) decidono debba avere “visibilità” – in altri termini, il cialtrone di turno che subito si guadagna la medaglia di “enfant prodige”, anche se spesso non ha altro merito all’infuori del cognome che porta.

John Carpenter, Essi vivono (1988)
John Carpenter, Essi vivono (1988)

ZOMBIE PERBENE
In tutti questi casi – e in infiniti altri, ahimé – è come se ci si trovasse di fronte al fascista “beneducato”, quello che sussurra “scusate” mentre telefona alla polizia segreta per segnalarvi, che accompagna la porta, chiudendovi fuori dal bunker, che si raddrizza la svastica come se si stringesse il nodo alla cravatta – e viceversa, si aggiusta la giacchetta facendovi capire che è una vera e propria uniforme, in caso non ve ne foste accorti…
Se oggi ci fossero ancora in giro quei famosi occhiali che in Essi vivono fanno vedere come stanno davvero le cose (cioè che sui dollari c’è scritto GOD, sulla pubblicità OBEY…), saremmo sorpresi, temo, dallo scoprire che una bella fetta di popolazione è irrimediabilmente composta da zombie. Inquietanti, eh: però tanto, tanto perbene.

testo e foto di Marco Senaldi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #29

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Marco Senaldi
Marco Senaldi, PhD, filosofo, curatore e teorico d’arte contemporanea, ha insegnato estetica e arte contemporanea in varie istituzioni accademiche tra cui Università di Milano Bicocca, IULM di Milano e Accademia di Brera. Ha curato mostre internazionali fra cui "Critical Quest" (1993), "Cover Theory" (2003), "Il marmo e la celluloide" (2006), "Fuori Fuoco – visioni video" (2012). Ha pubblicato numerosi saggi mettendo a confronto filosofia, cinema e arte, tra cui "Enjoy! Il godimento estetico" (2003, 2006 II ed.), "Doppio sguardo. Cinema e arte contemporanea" (2008), "Arte e Televisione. Da Andy Warhol a Grande Fratello" (2009), "Definitively Unfinished. Filosofia dell’arte contemporanea" (2012), "Obversione. Media e disidentità" (2014) e recentemente "Duchamp.La scienza dell’arte" (2019). È autore televisivo di programmi culturali per Canale 5, Italia Uno e RAI Tre e sta realizzando il programma a puntate "Genio & Sregolatezza su arte e storia in Italia" per RAI Storia; suoi articoli sono apparsi su il manifesto, Corriere della Sera, D-donna – la Repubblica, Interni, Alfabeta2 ; collabora dagli Anni Novanta con Flash Art; firma la rubrica “In fondo in fondo” su Artribune.