Fragile: un murale a Roma affronta con delicatezza il tema dell’alcolismo

Nel III Municipio di Roma, nello slargo malconcio di Conca d’Oro, è comparsa un’installazione di urban art: a realizzarla sei studentesse di licei locali guidate dall’artista Rub Kandy

il murale Fragile a Roma
il murale Fragile a Roma

Fragile: come una piazza semi abbandonata e chi ci passa ogni giorno, chi viene coinvolto nell’alcol, ne diventa dipendente e rimane distrutto. Questo è il messaggio, forte ma delicato, di sei studentesse di liceo e dell’urban artist Rub Kandy comparso a Conca d’Oro. Lettere cubitali di colore verde bottiglia, e un bicchiere sbeccato: un messaggio che parla a tutti senza additare nessuno, mettendo da parte il moralismo istituzionale che colpisce chi vive delle forme di disagio. “Volevamo parlare del quartiere, al quartiere, senza stigmatizzare: l’alcol è un problema molto forte anche tra i giovani, qui, e noi non volevamo parlare di tossicità come di una cosa immorale, ma creare un ponte”: così il coordinatore e artista Rub Kandy, all’anagrafe Mimmo Rubino, ha spiegato ad Artribune il concetto dietro l’opera di street art realizzata a due passi dalla Metro B. Il dialogo però non sarebbe stato possibile se le ragazze, tutte politicamente impegnate, non avessero conosciuto così bene Conca d’Oro. “Noi viviamo il quartiere e ci ritroviamo qui spesso, chi per prendere la metro, chi dopo la scuola”, dice la studentessa e partecipante al progetto Emma, di 15 anni, “penso sia per questo che abbiamo capito chi frequenta queste zone: abbiamo visto questa zona inutilizzata e malridotta e abbiamo capito la necessità di risistemare questo posto per tutti, il lavoratore, il senzatetto, chi ci va a bere”.

ph Carmelo Battaglia
ph Carmelo Battaglia

LEZIONI D’ARTE, E DI FILOSOFIA

L’installazione effimera è il risultato di un workshop coordinato da Rubino, anche storico dell’arte, e organizzato dalla cooperativa Parsec, che da molti anni si occupa di prevenzione e lotta alle dipendenze insieme ai giovani del territorio. “Dopo le lezioni frontali”, ha spiegato Rub Candy “ho iniziato a lavorare seriamente con le ragazze, che sono state molto decise fin dall’inizio: dopotutto fanno parte di un coordinamento municipale molto impegnato. Sono state loro a insistere per quel verde bottiglia, a scegliere il tone of voice, come si dice in gergo, mutuandolo dalla serie Big Mouth: volevano qualcosa di efficace, cinico, e che non criminalizza”. Quello sguardo disincantato, recuperato dalla popolare serie Netflix, ha portato le giovani ad avvicinarsi al luogo senza giudicarlo, a riconoscere nel muro disgregato che ha poi ospitato l’opera una somiglianza con una bottiglia distrutta. Un’idea che ha colpito non solo gli abitanti del quartiere, ma anche i social e le istituzioni del municipio. “Siamo riuscite a capire che con questo progetto potevamo fare ragionamenti sulla società e sul territorio. Noi abbiamo fatto qualcosa di politico, perché creando un’opera e facendone parlare abbiamo generato una riflessione sulla zona, su come i fondi vengono spesi per le periferie e che situazioni si generano”, ha ricordato Emma.

il murale Fragile a Roma
il murale Fragile a Roma

OPERE POP, CON UN MESSAGGIO

Anche la scorsa estate le sei adolescenti romane avevano scelto un’ispirazione politica e pop per il primo progetto con Rubino. Per parlare di coronavirus e fake news avevano infatti optato per il famoso videogame Among Us, un gioco di cooperazione che vede la squadra divisa tra personaggi collaborativi e impostori. Come nel caso degli impostori, che sabotano le missioni in incognito, anche tra i personaggi raffigurati davanti alla fermata della metro Jonio c’erano frasi vere e frasi false sul virus, come i luoghi comuni “Io sto bene” e “È tutta un’invenzione dei mass media”. Un progetto che ha riscosso molto successo, incontrando pareri favorevoli in tutta Italia. Su entrambe le opere usciranno video e comunicati stampa, creati dalle stesse studentesse: “Fa parte della professionalizzazione che vuole proporre il workshop: da una parte le ragazze hanno creato qualcosa che piacesse al “cliente”, che in questo caso era la cooperativa, dall’altro imparano a parlarne in modo formale”, ha concluso Rub Kandy. 

Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Appassionata di cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli teatrali, mostre di arte figurativa e contemporanea. Avvicinatasi al giornalismo culturale con un corso sulla critica teatrale e cinematografica del maestro Daniel Rosenthal, cerca con ogni mezzo di replicare per iscritto la meraviglia che suscita in lei ogni manifestazione del genio umano. Laureata in Lettere, sta scrivendo la tesi di Scienze Storiche sulle aggregazioni sociali nate con le nuove forme abitative del secondo dopoguerra milanese, mentre conclude il master di giornalismo alla scuola Walter Tobagi. Scrive recensioni per Satisfiction e coltiva il suo senso del bello sul blog personale Cinquesensi.