Roma omaggia Mario Cresci con due mostre: “L’oro del tempo” presso l’Istituto Centrale per la Catalogazione e la Documentazione e “Combinazioni provvisorie” nella galleria Matèria. Due percorsi sul concetto della memoria attraverso uno scambio continuo tra fotografia e arte contemporanea come indagine antropologica.

Sono il tempo e la memoria i due elementi che scandiscono da sempre la ricerca fotografica di Mario Cresci (Chiavari, 1942), in cui emerge un interesse che confina con i territori dell’arte contemporanea grazie a un proprio fondamento linguistico, dove forti, però, appaiono i rimandi a una riflessione analitica che si architetta attraverso le strutture e i moduli visivi della fotografia documentaria. In questo tempo labile, cristallino e immobile, si generano “presenze” che nuovamente tornano, come se la giostra dei ricordi portasse indentro, di molto, a quei paesaggi e a quella gente in bianco e nero di un tempo ancestrale e distratto, che oggi popola i cimiteri delle nostre reminiscenze, i cui frammenti statici, e poi luttuosamente mossi, non sono altro che l’espressione consapevole di un tempo reale ma profondamente distante.

LA FOTOGRAFIA DI MARIO CRESCI

Quei ritratti melanconici dei contadini di Puglia e di Lucania, oggi si confrontano con le effigie immacolate tratte da alcune serie fotografiche di statuaria classica che fanno parte dell’archivio del Gabinetto Fotografico Nazionale. È su questa sequenza, come in quella dell’archivio del ritrattista Mario Nunes Vais, che Cresci manipola l’immagine, e lo fa con gli strumenti della contemporaneità, generando nuovi segni e nuove forme, in un dialogo silenzioso e sotterraneo, il cui tema centrale nuovamente è il corpo, pregno però di una nuove psyché, di nuovi sensi e di nuovi significati socio-antropologici.

Mario Cresci, Combinazioni provvisorie, Roma 2020, installation view. Courtesy of galleria Matèria and the artist. Photo Roberto Apa
Mario Cresci, Combinazioni provvisorie, Roma 2020, installation view. Courtesy of galleria Matèria and the artist. Photo Roberto Apa

LA MOSTRA ALLA GALLERIA MATÈRIA

Il rievocare icone, attraverso le fotocopie, è l’ulteriore lavoro, presentato per la galleria Matèria di Roma; un diario personale, ricco di appunti, fotografie fotocopiate, segni, memorie e ricorsi, in cui si sostituisce ancora una volta alla macchina fotografica la fotocopiatrice, intesa come strumento anonimo della modernità. Queste doppie pagine della serie Analogie e Memoria si originano dal bisogno di manipolare nuovamente la materia fotografica, per mezzo di un radicale smembramento dei processi tipici della camera oscura, volti ora a ricreare nuove figurazioni, che alludono, come nel caso delle immagini esposte presso l’ICCD, a icone contemporanee.

MEMORIA E TEMPO SECONDO MARIO CRESCI

Anche la pellicola Cronistorie, girata intorno al 1970 e proiettata nella galleria Matèria, rievoca, in una lentezza atavica tipica della dimensione onirica, il Das Unheimliche (S. Freud, 1919), in cui riti, processioni religiose, maschere, sacrifici animali, alludono a un tempo alterato e perturbante, legato quasi agli aspetti sconosciuti e surrealisti della poetica e del linguaggio visivo di Luis Buñel in Un Chien Andalou (1929), metafora anch’esso di un remoto universo psichico ricco di simbologie archetipiche. Ma le immagini sul rito che in Mario Cresci si sono generate delle sequenze de L’Archivio della memoria (Torino, 1980), attraverso una analisi attenta della letteratura demartiniana, oggi si fondono con un fluire nuovo, in cui il colore oro che ricorre nella mostra presso l’Istituto Centrale per la Catalogazione e la Documentazione, è colore alchemico, simbolo della trasformazione del Sé (C. G. Jung, Psicologia e Alchimia, 1944), ma anche allegoria di un tempo immutabile e profondamente contemporaneo.

Fabio Petrelli

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IndirizzoVia di San Michele, 18 - Roma - Lazio
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Fabio Petrelli
Nato nel 1984 ad Acquaviva delle Fonti, è uno storico dell’arte. Laureato nel 2006 presso l’Accademia di Belle Arti di Roma con una tesi in storia dell’arte (Storie notturne di donne. La rappresentazione perturbante della donna dal XV secolo ad oggi), nel 2013 si laurea in Storia dell’arte presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata con una tesi in Arti visive del XXI secolo (Imago Mortis. La rappresentazione della morte nell’arte contemporanea). Ha collaborato per diversi musei e gallerie; autore di molteplici saggi a carattere demo-etno-antropologico e storico-artistico, in ambito critico attinge agli studi sull’universo simbolico dei rituali religiosi e di come tali forme culturali si riverberano nell’universo archetipico della storia dell’arte dall’antichità al contemporaneo.