Luci e ombre nelle fotografie di Pino Musi. A Cagliari

Fondazione di Sardegna – fino al 31 marzo 2020. Si apre con quel che rimane dei doppi cartelli turistici dell’Asinara: da una parte una pagina bianca illeggibile poiché consumata dal tempo, dall’altra una pagina scura con ancora impresso il codice Braille. È il progetto fotografico di Pino Musi, che annulla il contrasto tra luce e oscurità in Sardegna.

Non è il panorama che si coglie da quella angusta bocca di lupo bensì il punto di vista obbligato di Totò Riina dalla branda della sua cella a rapire l’attenzione di Pino Musi (Salerno, 1958), che si concentra sulla restituzione di una sintesi a favore di un approccio estetico più che documentaristico. Ed ecco che a quell’apertura si allineano i volumi rigorosamente geometrici di una lastra con sgabello e di uno stipetto che, in uno sguardo d’insieme, non possono non ricordare il Suprematismo maleviciano. Punti di vista e tagli fotografici inconsueti, uniti al rigore e alla razionalità delle strutture, soprattutto quelle d’epoca fascista, sono congeniali a creare una forma di astrazione visiva.
Sottotraccia è il risultato di una residenza sull’isola in due tempi: cinque giorni a giugno all’Asinara e due settimane a settembre nel Sulcis. Due poli opposti per una riflessione sulle tracce dei processi di trasformazione della Sardegna. In perfetto equilibrio tra luce e tenebre. La luce abbagliante che investe l’isola dell’Asinara e il buio profondo delle miniere del Sulcis Iglesiente.

Pino Musi, Sulcis, Carbonia, miniera di Serbariu

Pino Musi, Sulcis, Carbonia, miniera di Serbariu

PINO MUSI E LA SARDEGNA

Le 43 fotografie in bianco e nero, scevre da quell’aura di degrado e abbandono che ha da sempre contraddistinto queste zone, rivelano un’attitudine a cogliere l’essenza dell’immagine. Ciò che di poetico è andato perduto è ristabilito da quel segno sintetico e rigoroso che scaturisce dal buio e viceversa, in quei luoghi dove ora la natura si fa largo recuperando i propri spazi. Dalle colline di scorie rosse a Monteponi alle torri della miniera di Serbariu a Carbonia. Dalle teorie di porte e finestre degli edifici abbandonati di Cortoghiana e Bacu Abis, che si aprono rigorosamente allineate, a ciò che rimane delle strutture del carcere di massima sicurezza. Fino agli scorci dei cantieri minerari sul mare di Buggerru, Cala Domestica e Masua. Nelle fotografie di Pino Musi tutto concorre a recuperare uno sguardo che scandisca l’evoluzione dell’isola e il passaggio dell’uomo nel corso del tempo.

Roberta Vanali

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Roberta Vanali

Roberta Vanali

Roberta Vanali è critica e curatrice d’arte contemporanea. Ha studiato Lettere Moderne con indirizzo Artistico all’Università di Cagliari. Per undici anni è stata Redattrice Capo per la rivista Exibart e dalla sua fondazione collabora con Artribune, per la quale cura…

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