La notte dell’Aquila. Immagini del reportage a 10 anni dal sisma di Marco D’Antonio

Le immagini del reportage di Marco D’Antonio su L’Aquila negli anni dal 2014 al 2018. In mostra al Forte di Bard fino al 7 novembre 2019

La notte dell’Aquila. Cronache dalla città clandestina - ph. Marco D’Antonio
La notte dell’Aquila. Cronache dalla città clandestina - ph. Marco D’Antonio

Il 2019 è l’anno del decennale dal terremoto de L’Aquila, Artribune ne ha parlato diffusamente qui. Molte sono state le commemorazioni in occasione del 6 aprile 2019, diversi sono i progetti in corso per ripensare e ricostruire l’immaginario sulla città e post sisma. Tra questi c’è il reportage La notte dell’Aquila. Cronache dalla città clandestina di Marco D’Antonio, presentato in anteprima da “Lo stato delle cose. Geografie e storie del doposisma” – osservatorio di fotografia sociale e documentaria sull’Italia colpita dal terremoto online, che ha già raccolto la testimonianza di oltre 100 fotografi, e in mostra fino al 17 novembre presso il Forte di Bard nella mostra La città nascosta. Esperienze simili sono state condotte negli anni 2009/2010 con Sismycity e nel 2013 con Confotografia, sfociate poi in una  una mostra e un Congresso Internazionale tenutisi a Palazzo Ducale di Venezia come evento collaterale della 12 Biennale Architettura del 2010 e successivamente alla Triennale di Milano.

La notte dell’Aquila. Cronache dalla città clandestina - ph. Marco D’Antonio
La notte dell’Aquila. Cronache dalla città clandestina – ph. Marco D’Antonio

IL PROGETTO

Il reportage racconta la città de L’Aquila tra il 2014 e il 2018. “Case e vicoli, una volta abitati e vissuti da famiglie e studenti, trovano un nuovo nome che viene dato loro da chi nel 2009 – l’anno del terremoto – era poco più di un bambino ed oggi, pressoché adolescente, vive in un luogo a lui sconosciuto, senza sapere il nome delle strade e quasi senza avere coscienza di cosa sia una città. La sua città.
Chi stappa una bottiglia di birra, chi gira una canna, chi si allunga su un divano lasciato gentilmente a marcire dal proprietario di casa, chi fa l’amore e chi canta in rima, mimando gli atteggiamenti degli MC americani. Fittizia vita da bassifondi, raccontata dalle scritte sui muri e dalle siringhe usate, buttate ai piedi di un materasso sporco. Una piccola comunità, forse l’unica reale, che vive all’interno dei palazzi, violando quel concetto ormai inesistente di proprietà privata”, così scrive D’Antonio nel suo testo d’accompagnamento. Il reportage documenta, con uno sguardo più personale che giornalistico, più poetico che critico, la vita della città in cui è nato nel 1978 dopo il terremoto. Una ricognizione questa che giunge peraltro a 9 anni da L’Aquila anno 0, progetto realizzato dal fotografo solo un anno dopo quel maledetto 6 aprile del 2009.

CHI È MARCO D’ANTONIO

Fotogiornalista, fotografo di scena e viaggiatore, conduce la sua attività tra l’Italia, l’Europa, il Medio Oriente, l’Africa, l’Asia e l’America Latina. Nel 2007 ha fondato con alcuni suoi colleghi l’associazione Segni e nel 2013, a L’Aquila, la Casa della fotografia. Alla sua città ha dedicato molti lavori, tra questi Volti, realizzato all’interno del carcere “Le costarelle”. Del reportage La notte dell’aquila il giornalista Antonio di Giacomo, curatore de Lo stato delle cose scrive: “A partire dal 2014 e fino al 2018 il fotogiornalista Marco D’Antonio ha indagato cosa accadeva in quello che restava del centro storico durante la notte, e non solo, documentando i nuovi cicli di vita nella città attraverso quello che è diventato un long term project. E con la sua macchina fotografica ha testimoniato una pluralità di situazioni, costruendo il mosaico di una città che credo non sia mai stata raccontata prima almeno attraverso la fotografia. Oltre la retorica del più grande cantiere d’Europa, oltre le narrazioni commosse e oltre il pur comprensibile slogan “L’Aquila rinasce” – gridato dinanzi a ogni piccolo passo compiuto in avanti lungo la strada tutta in salita per la ricostruzione – c’era un’altra città che esprimeva un senso di malessere e bisogni rimasti inascoltati”. E anche, “Ci piaccia o no lo skyline dell’Aquila con le sue gru è ancora un Golgota di croci d’acciaio ma non è troppo tardi per affrontare il nodo della ricostruzione socioculturale. A cominciare, magari, dalla presa in carico dei destini della città più fragile”.

– Santa Nastro

www.lostatodellecose.com/portfolios/la-notte-dellaquila-cronache-dalla-citta-clandestina/

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.