Fotografia, arte dell’invisibile. Efrem Raimondi a Parma

BDC, Parma ‒ fino al 25 novembre 2018. Il grande pubblico lo conosce come ritrattista delle star, gli appassionati di fotografia come mentore che si esprime in lectiones e in un seguito blog. È Efrem Raimondi, e lo abbiamo incontrato in chiusura della sua mostra “La mia famiglia”, nella quale, per una volta, racconta se stesso.

Efrem Raimondi, Beniamino, 1999
Efrem Raimondi, Beniamino, 1999

Racconto sempre di me stesso”, potrebbe dire Efrem Raimondi (Legnano, 1958) leggendo le parole soprastanti: ciò che sappiamo, ascoltandolo argomentare sulla sua mostra a Parma, è che un’immagine fotografica può presentare l’oggetto, ma il soggetto, sempre, è chi l’immagine la pensa e la scatta. La mia famiglia è un momento importante nella più che trentennale carriera del fotografo lombardo, ma non è una retrospettiva, né un’antologica, e soprattutto non è un “progetto”, concetto fuori luogo per definire questo particolare percorso: solo quindici ritratti sviluppati nell’arco di una vita secondo varie tecniche, dall’istintività della polaroid all’impostatura del banco ottico, cercati, ritrovati, raccolti, e tutti, indiscutibilmente, privati. “Per quel che mi riguarda questa mostra rompe un paradigma, quello della centralità del progetto. Non ho mai avuto una passione per il progetto. Io non ho mai lavorato pensando ai progetti, ho sempre pensato al linguaggio”, dichiara l’artista. E si capisce: agli antipodi di qualsiasi lavoro da assignment, territorio comunque congeniale all’impegno professionale e alle modalità espressive di Raimondi, La mia famiglia porta agli occhi del pubblico, in una maniera non predeterminata, la visione degli affetti dell’autore, di quella che egli considera la “sua” famiglia, fatta di persone vicine, gatti, e addirittura, una pianta da appartamento.

Efrem Raimondi, Annarita, 1995
Efrem Raimondi, Annarita, 1995

LA MOSTRA

L’occasione è stata fornita dal tema dell’edizione 2018 del festival Colorno Photolife, “La famiglia italiana”, ambito ritenuto imperscrutabile dall’autore, che ha preferito concentrarsi sulla propria storia personale piuttosto che sul costume nazionale. Da qui la selezione che è divenuta un nucleo finito, esposto nel crudo ma vissuto spazio della galleria BDC, cornice opportuna all’editing di questa narrazione, e curato da Laura Manione, altra personalità attiva nel panorama italiano della fotografia. Tra le figure di celebrities e i ritratti di persone amate, con l’occhio dietro l’obiettivo, c’è differenza? “Non distinguo tra le destinazioni d’uso, credo che sia una mistificazione dovuta a un tipo di mercato che ne ha bisogno. Per una rivista inglese ritrassi Giorgio Armani, per me stesso ho fotografato mio fratello, e per entrambi ho seguito lo stesso percorso: la misura non la dà la persona che si ritrae, la cifra la do io, è per me è indifferente chiunque o qualsiasi cosa sia”. Ognuno di noi percepisce a suo modo la stessa realtà fisica, filtrata dalla propria mente e sensibilità; per Efrem il fotografo riesce a esprimere la propria visione, modificando la realtà a seconda delle proprie intenzioni e dei propri pensieri: per questo la fotografia non si occupa del visibile. La fotografia è l’arte dell’invisibile.

Valeria Carnevali

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AutoreEfrem Raimondi
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Valeria Carnevali
Marchigiana, dopo la laurea in Lettere Moderne conseguita a Urbino nel 1999 con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea, si stabilisce a Milano lavorando per diversi anni nel settore dell’editoria d’arte e collaborando con gallerie e spazi espositivi. Tornata a Fabriano nel 2007, si laurea in Scienze della Formazione Primaria, continuando a occuparsi di arte e cultura del presente, con particolare interesse per la didattica e l’educazione all’arte (e attraverso l’arte) contemporanea. È attualmente insegnante nella scuola primaria e curatore artistico. Nel 2016 fonda l’associazione Art comes to Town. Scrive per Artribune dal 2012.