Le vedute veneziane di Francesco Guardi tornano in laguna da un museo di Lisbona
Il museo portoghese Calouste Gulbenkian conserva un importante nucleo di dipinti del pittore veneziano che fino all’8 giugno sono in mostra a Ca’ Rezzonico, in dialogo con la cultura del XVIII Secolo di Venezia
La stagione espositiva di Ca’ Rezzonico, il Museo del Settecento Veneziano, si è aperta con una selezione di dipinti di Francesco Guardi (Venezia, 1712 – 1793), provenienti da una delle raccolte più importanti al mondo di opere dell’ultimo grande vedutista veneziano del Settecento: il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona.

I quadri di Francesco Guardi in mostra a Ca’ Rezzonico
Tutte databili tra il 1770 e 1790, le dieci opere della mostra esposte nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico testimoniano in modo particolare lo stile dell’artista. Con le sue pennellate allusive, le proporzioni liberamente non allineate generano vedute in cui la struttura prospettica perde rigidità. Ormai lontana dalla geometria controllata di Canaletto suggerita dalla sua camera ottica, la Venezia rappresentata da Francesco Guardi si fonda sugli edifici logorati dalla luce, resi mediante una pittura vacillante, come se il pittore volesse dare un’immagine intima della città e di una civiltà, quella veneziana, ormai in evidente declino.
Venezia negli occhi di Guardi
I soggetti sono quelli tipici indagati dall’artista: la Festa della Sensa (ascensione in veneziano) in Piazza San Marco che ricorreva il giorno dell’Ascensione, quando Venezia celebrava il matrimonio simbolico tra la città e il mare rievocando la vittoria che aveva assicurato alla città lagunare il controllo sull’Adriatico. Nel dipinto si vedono, oltre alla basilica, il campanile che svetta tra i colori cangianti dell’azzurro dello sfondo a tratti nuvoloso, la Torre dell’Orologio, il Palazzo Ducale. Parzialmente coperti, gli edifici dei procuratori di San Marco, funzionari importanti della Repubblica di Venezia. Sotto i portici c’erano le bancarelle di orefici e strazzaruoli, che vendevano soprattutto tessuti e gioielli. Il primo piano dell’opera è frequentato da eleganti figure e silhouette che danno movimento alla scena.
Guardi tra dettaglio e gusto scenografico
Nella veduta Vista del Molo con il Palazzo Ducale, Guardi è attento ai particolari nel descrivere gli edifici nel cuore di Venezia. Da sinistra a destra: il Magazzino del Grano, la Zecca, la Biblioteca Marciana, il Campanile, la Torre dell’Orologio, la Piazza, la Basilica di San Marco, il Palazzo Ducale e le Prigioni. L’opera, ispirata al dipinto di Canaletto Il Molo visto dal Bacino di San Marco del 1730-1755 circa (oggi al Louvre), manifesta anche un’intenzione più scenografica, con l’enfasi posta sulle figure che agiscono sulla tela. Guardi si serve di toni attenuati, ma che non compromettono la chiarezza delle forme. Anche nel caso della barca a vela sulla destra.

Scene di vita veneziana
Nella Regata sul Canal Grande vicino al Ponte di Rialto, motivo ricorrente nella sua produzione, il focus della tela è il Ponte inaugurato nel 1591. Con l’imbarcazione più grande a sinistra, la bissona – nome preso da bissa, o serpente d’acqua –, che porta scolpita a poppa una ridondante allegoria della Fama. Questa barca veloce e agile, formata da otto coppie di remi e volutamente decorata per le occasioni festive, serviva per monitorare da vicino le regate.
Non solo dipinti, ma anche disegni
Tra i disegni delle collezioni civiche scelti per il confronto, campeggiano Il Gran Teatro La Fenice e i due fogli acquerellati dedicati a Le nozze del duca di Polignac, opere fondamentali della grafica di Guardi con il loro tratto sottile e aereo che genera composizioni rarefatte e atmosferiche. Come fossero un paravento giapponese o una pittura su seta, accomunati dalla stessa leggerezza e fragile grazia. Nel cerimoniale del banchetto, le sedie hanno una ironica vita propria. Il disegno sembra l’addio angoscioso ad una civiltà, ad un modo di vita, allo stile artistico che quella civiltà aveva favorito e coltivato. In una sala di impronta neoclassica, scandita da colonne, i convitati, ridotti a una traccia, appena un tocco di colore, siedono intorno a un tavolo enorme imbandito di niente.
Fausto Politino
Venezia // fino all’8 giugno 2026
I Guardi di Calouste Gulbenkian
CA’ REZZONICO. MUSEO DEL SETTECENTO VENEZIANO – Dorsoduro, 3136
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