I grandi musei di Milano tutti insieme per raccontare la storia della Metafisica
Partendo da Palazzo Reale il progetto abbraccia il Museo del Novecento, le Gallerie d’Italia e Palazzo Citterio per raccontare la Metafisica, il suo influsso sull’arte degli ultimi decenni e il rapporto tra i suoi protagonisti e Milano
Il progetto Metafisica/Metafisiche riunisce alcuni luoghi fondamentali della cultura di Milano, accompagnando il visitatore in una passeggiata alla scoperta della Metafisica e dei suoi influssi sugli artisti che nel XX e XXI Secolo a essa si sono ispirati, fino ad arrivare alle influenze che i suoi elementi caratterizzanti hanno avuto sulla fotografia, l’architettura, il design, la moda, il teatro, il cinema e i fumetti. Metafisica/Metafisiche, a cura di Vincenzo Trione, mette in dialogo i massimi esponenti della Metafisica, come Giogio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi, con artisti che in vario modo hanno fatto riferimento ai paradigmi di questa corrente artistica, con alcuni celebri artisti internazionali contemporanei.
Le sedi espositive di “Metafisica/Metafisiche”
Il progetto, accompagnato da un catalogo edito da Electa, è costituito dalla mostra a Palazzo Reale e da tre capitoli espositivi nei grandi musei milanesi – Museo del Novecento, Grande Brera-Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia – e rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026. Si sposterà in seguito a Roma, dove sarà al centro di una nuova esposizione negli spazi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.

La mostra di Palazzo Reale nelle parole del curatore
L’ampia mostra a Palazzo Reale espone oltre 400 opere tra dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design, plastici e modelli architettonici, illustrazioni, fumetti, riviste, video e vinili, con prestiti nazionali e internazionali. Come spiega il curatore Vincenzo Trione, “Metafisica è il nome di uno tra i capitoli più appassionanti e controversi nell’avventura delle avanguardie europee. 1917, Ferrara, presso l’ospedale psichiatrico Villa del Seminario, Giorgio de Chirico si ritrova insieme con il fratello Alberto Savinio, con Carlo Carrà e con Filippo de Pisis e in quei quattro mesi nasce la scuola metafisica. Un quasi-movimento, in cui si ritrovano alcuni tra i più grandi solitari dell’arte italiana, accomunati dalla paura della guerra e animati da precise intenzioni: portarsi al di là dei miti progressisti, tornare a interrogare memorie lontane, senza nostalgie, riaffermare il rilievo della tradizione, della storia dell’arte, dei valori plastici e ribadire la centralità della pittura”.

L’allestimento di Palazzo Reale
Il percorso espositivo a Palazzo Reale viene, quindi, scandito in più fasi, e le opere vengono intervallate da pannelli organizzati in modo facilmente consultabile – senza perdersi in spiegazioni eccessivamente lunghe, come spesso avviene – che consentono al visitatore di esplorare i vari temi trattati, quasi fosse anch’egli parte della ricerca curatoriale. Il primo atto della mostra tratta la nascita del gruppo storico della Metafisica: personalità molto diverse tra loro che, però, condividevano alcuni intenti, come avviare un dialogo tra ciò che è effimero e ciò che è eterno. Un’estetica che ha inciso profondamente anche sulla ricerca di Giorgio Morandi, altro protagonista indiscusso di quest’esperienza.
I tanti “allievi” della Metafisica
Dopo lo studio approfondito dei maestri della metafisica, con opere fondamentali quali Le Muse Inquietanti di de Chirico, il focus dell’esposizione si sposta su quegli artisti che, nel corso del XX e del XXI Secolo, hanno subito il fascino di questa corrente e ne hanno in vario modo riletto gli elementi caratterizzanti. Artisti vicini al Dadaismo, al Surrealismo, all’astrattismo europeo e statunitense del Secondo dopoguerra, alla Pop Art e all’arte Concettuale. Tra questi: Mario Sironi, Felice Casorati, René Magritte, Max Ernst, Salvador Dalí, Andy Warhol, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Jannis Kounellis e Francesco Vezzoli, solo per citarne qualcuno.

L’onda lunga della Metafisica nella cultura italiana (e non solo)
È affascinante scoprire – dal modo in si è scelto di intervallare le opere dei maestri con quelle degli “allievi” – come elementi quali piazze, statue, portici, torri, manichini e nature morte siano state nel tempo riattivate, anche utilizzando registri diversi, dalla fotografia, dall’architettura, dal design, dalla moda, dal teatro, dal cinema e da fumetti e graphic novel, quali Dylan Dog. Troviamo in mostra pezzi di Giorgio Armani, Fendi, Paolo Sorrentino, Tim Burton, fino ai Genesis e ai Pink Floyd. È la terza sezione della mostra, la “disseminazione”, come spiega il curatore, rivelando il ruolo che la Metafisica ha giocato e continua a giocare ancora oggi, penetrando nell’arte ed esercitando la sua influenza su vari aspetti della nostra società. “La Metafisica non ha semplicemente trasformato il modo di fare arte, ma ha profondamente modificato il modo di concepirla e di guardare il mondo”, commenta il direttore di Palazzo Reale, Domenico Piraina.
Come la Metafisica ha plasmato il nostro sguardo sulle cose
Gli artisti che hanno caratterizzato questo movimento – che il percorso a Palazzo Reale permette di studiare approfonditamente, anche nei loro legami con la città e con il loro periodo storico – hanno creato una nuova visione della realtà, caratterizzata da piazze silenziose, spazi urbani vuoti, ombre, statue classiche e oggetti comuni, che generano nelle loro opere quella celebre atmosfera quasi sospesa, nella quale il tempo sembra arrestarsi, che ha avuto un influsso così radicato nell’arte e nella cultura che sono seguite. Il risultato è un enigma su cui interrogarci ancora oggi, a proposito di ciò che è reale e ciò che non lo è, un invito ad analizzare il mondo che ci circonda, per coglierne gli aspetti più nascosti e i legami invisibili tra le cose.

La Metafisica nella città di Milano
Al Museo del Novecento, grazie agli Archivi Ettore e Claudia Gian Ferrari, viene approfondito il rapporto tra la Metafisica e Milano. Una scelta interessante, legata al nuovo allestimento del museo e alla sua traiettoria. Il pubblico può osservare una selezione di disegni, maquette, abiti, materiali d’archivio e fotografie che testimoniano l’attività di de Chirico, Savinio e Carrà nella città e la loro collaborazione con alcune delle più importanti istituzioni artistiche e culturali, con bozzetti di scenografie e costumi da loro realizzati tra gli Anni Quaranta e Cinquanta per il Teatro alla Scala, così come fotografie e disegni preparatori dei Bagni Misteriosi della Triennale. Nello spazio dell’archivio, come in mostra, si ha la sensazione di non osservare soltanto una proposta culturale, ma di fare in qualche modo parte della ricerca stessa, ancora in atto. Un focus particolarmente interessante è dedicato ad Ascolto il tuo cuore, città (1944) di Alberto Savinio, che dialoga per quest’occasione con 10 tavole di Mimmo Paladino, Disegni per Savinio. L’artista ha scelto situazioni e atmosfere per comporre una sorta di involontario film disegnato, d’impronta neorealista, governato da un gioco tra fedeltà e infedeltà, tra brandelli di scritture e visioni.
La Metafisica si sente a casa nei musei
“Il museo è un luogo metafisico per vocazione”, spiega il direttore del Polo Museale di Arte Moderna e Contemporanea di Milano, Gianfranco Maraniello, a proposito della scelta di partecipare a questo progetto, e guardando in particolare alla scelta di coinvolgere l’archivio. “È una mostra molto stimolate, che coinvolge diversi spazi – in effetti, tutto il museo. Da un lato c’è la collezione permanente, e abbiamo recentemente dedicato una sala alla Metafisica. Dall’altro c’è lo spazio d’archivio, un affondo sulla storia della metafisica a Milano. Una mirata esposizione di carattere storico-archivistico che diviene rivisitazione poetica, anche grazie al dialogo ideale di Mimmo Paladino con l’Alberto Savinio. Inoltre, ci sono artisti come Marcello Maloberti presenti nella mostra, ma che contemporaneamente abbiamo voluto arrivassero in pianta stabile nel museo”.

Alle Gallerie d’Italia Morandi dialoga con la fotografia
Il percorso continua in un luogo affascinante: il caveau delle Gallerie d’Italia. Qui troviamo un omaggio a Morandi nelle fotografie di Gianni Berengo Gardin, che consentono al visitatore di scoprire l’atelier del pittore. “È un omaggio a uno dei maggiori artisti del primo Novecento”, commenta il direttore delle Gallerie d’Italia Michele Coppola, “e al tempo stesso a un maestro della fotografia italiana recentemente scomparso”. Sono esposte una serie di fotografie scattate nello studio di Morandi in via Fondazza a Bologna, prima che questo venisse smantellato nel 1993. Le immagini di Berengo Gardin affascinano il visitatore perché riescono a catturano i dettagli e gli oggetti che caratterizzano i capolavori di Morandi. Il percorso espositivo permette di esplorare lo spazio intimo dell’artista e le immagini vengono presentate all’interno di un ambiente ricco di fascino: il deposito sotterraneo di Palazzo Beltrami, progettato all’inizio del secolo scorso per la Banca Commerciale Italiana.

A Palazzo Citterio la Metafisica è contemporanea
Infine, la Grande Brera ospita a Palazzo Citterio un omaggio di William Kentridge a Morandi. L’intervento di Kentridge si articola in due momenti: una video-installazione sonora e una sequenza di sculture in cartone, che vuole reinterpretare gli oggetti d’uso quotidiano protagonisti delle nature morte di Morandi. Un modo per avviare un ideale dialogo tra Kentridge e le opere metafisiche del maestro bolognese che sono conservate proprio a Palazzo Citterio, mettendo in luce l’eredità sia formale che concettuale di Morandi e al tempo stesso recuperare una pratica espressiva che fa del tempo, della memoria e del ritmo una materia visiva.
Il percorso espositivo diffuso nella città di Milano
Il progetto costituisce un affascinante affondo nella storia, negli aspetti caratterizzanti, nel “lessico familiare” di questa corrente artistica e di quelli che ne sono stati i maggiori protagonisti. Allo stesso tempo costruisce una mappa immaginaria che lega i luoghi simbolo della cultura della città di Milano, rimandando all’idea della città stessa come di un museo diffuso, dove le istituzioni dialogano attivamente con i visitatori. Un’esposizione che mette in relazione la storia dell’arte e la contemporaneità. È senza dubbio un progetto ambizioso, anche per la sua struttura collaborativa tra istituzioni pubbliche e private, che ci si augura possa costituire un modello per il futuro e che invita i visitatori a essere parte di una ricerca sulla Metafisica che non è un risultato finale, ma un punto d’inizio.
Giulia Bianco
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