Tra dettagli e rebus. “L’Annunciazione” di Leonardo da Vinci e Antonio del Pollaiolo

Un disegno con elementi comuni all’Annunciazione e alcuni rebus in cui è Leonardo stesso a svelare il suo rapporto con Antonio del Pollaiolo. Ecco come questi elementi si rivelino utili per riconoscere la mano del maestro di Vinci nell’opera degli Uffizi

L’attribuzione dell’Annunciazione a Leonardo fu oggetto di grandi dispute nella seconda metà dell’Ottocento tra sostenitori (Karl Eduard von Liphart, Wilhelm von Bode…) e oppositori (Giovanni Morelli, Giovanni Battista Cavalcaselle…). All’inizio del Novecento Sidney Colvin trovò un disegno che riproduceva la manica del braccio dell’Arcangelo Gabriele dell’Annunciazione; ne dedusse di aver trovato finalmente la prova documentale della paternità di Leonardo. Gerolamo Calvi, grande studioso di Leonardo, accettò subito il disegno come prova dell’attribuzione, ma dopo molto tempo ritrattò con delle argomentazioni inoppugnabili. 

Calvi e l’attribuzione a Leonardo 

Scrisse dapprima che lo studio quasi ossessivo del particolare nel dipinto non appartiene all’arte di Leonardo da Vinci; analizzando, poi, il disegno della manica di Gabriele sostenne che si tratta di uno studio su un dipinto già in fase avanzata di realizzazione e ne dette la spiegazione. Viene disegnata una parte di braccio senza avambraccio e mano, mentre verso la spalla il tratto scompare: si vuole evidenziare un particolare già realizzato modificando anche lo svolazzo del nastrino a proprio modo. 

Leonardo da Vinci, disegno della manica del braccio di Gabriele dell’Annunciazione. Christ Church Library, Oxford 
Leonardo da Vinci, disegno della manica del braccio di Gabriele dell’Annunciazione. Christ Church Library, Oxford 

L’analisi stilistica per definire l’intervento di Leonardo 

Pertanto, ciò che ancora oggi viene riportato come prova documentale di paternità risulta essere al contrario prova della presenza di Leonardo nella realizzazione dell’opera, ma con il ruolo di coautore nella parte finale. D’altronde, analizzando il disegno di manto, locato al Louvre, assegnato a Leonardo, se ne trae convincimento di un intervento diretto del Vinci su Maria nell’Annunciazione. Ancora più convincente è il risvolto del manto in seta gialla sull’addome, una conformazione che trova riscontro nella Madonna del Garofano e nella Vergine delle Rocce. Infine, l’indagine puramente stilistica depone per la paternità di Leonardo sulla stesura pittorica finale dell’Arcangelo Gabriele

Il disegno “Il Lupo e l’Aquila” di Leonardo 

Leonardo era pienamente coinvolto nell’intrinseco significato dell’opera pittorica: evocare l’affidamento dei destini del cristianesimo al comandante per eccellenza delle truppe italiche, perché cacciasse il Turco invasore. Ne è prova la presenza tra i fogli di Windsor di un disegno del Vinci denominato Il Lupo e l’Aquila. La critica d’arte aveva recepito che il timoniere del disegno era un pontefice traghettatore dell’Ecclesia ai quieti lidi di una protezione reale. La prima datazione fu il 1516, periodo dello scontro-accordo tra Leone X e Francesco I; successivamente è stata proposta come data di realizzazione del disegno il 1495, anno dello scontro-accordo tra Alessandro VI e Carlo VIII. Le suddette datazioni non tengono conto che l’iconografia araldica rinascimentale era categoricamente codificata: l’aquila è un emblema imperiale non reale e può essere unicamente riferito all’Imperatore o a un suo vassallo, Federico di Montefeltro per l’appunto, che nel 1481 avrebbe dovuto salvare i destini d’Italia. Su una barca, il cui albero è un albero di rovere, un lupo al timone guida in direzione di un’aquila seguendo una linea che partendo dalla bussola ne dà il tracciato. Facendo il confronto con lo stemma araldico di Papa Sisto IV, al secolo Francesco della Rovere, si nota un paritetico sviluppo dei rami arborei.

Il legame tra disegno e “Annunciazione” 

L’interpretazione corrobora quanto qui si sostiene: nel dipinto il Papa è l’ara nel suo insieme e Federico la sua base di sostegno. Nel disegno di Windsor, il lupo al timone è Francesco della Rovere che, essendo un francescano, era affiliato a Francesco di Assisi, colui che trasformò con la parola un feroce lupo in un mansueto cagnone. Sulla destra del disegno troneggia l’aquila coronata di Federico di Montefeltro che attende il vascello per il sicuro approdo, e l’aquila sovrasta il globo terraqueo. Nel disegno le immagini geografiche sono realizzate come una mano in cui la Grecia e la Turchia (l’Impero Ottomano) formano le ultime quattro dita pronte ad afferrare il pollice (l’italico stivale). Sullo sfondo del disegno montagne sul mare come nell’Annunciazione: sono le montagne di Valona dove stazionava la flotta turca di Maometto II. 

Il rapporto tra Leonardo e Antonio del Pollaiolo 

Come ultima notazione, la risposta a una domanda: c’è qualcuno che attesti la discendenza artistica di Leonardo da Antonio del Pollaiolo? Sì, Leonardo medesimo con i suoi rebus. Ho più volte riportato che Pollaiolo scelse per il suo stemma il fico floscio, che rappresentava il momento di grande prostrazione psicologica dell’artista, momento illuminante per la sua successiva esplosione creativa. Leonardo era a Milano con il suo amico fraterno Bramante; anche il Pollaiolo si era spostato colà per visitare i suoi due allievi e aveva ammirato le realizzazioni dell’Urbinate. Leonardo creò dei rebus per immortale l’evento. Primo rebus: un pollo che posteriormente assume la conformazione di un occhio con la locuzione Polochio; a latere, un altro rebus “E (due) rape tua”, cioè “Era pé tua. Polochio”: l’occhio del Pollaiolo era per le tue opere. Quindi un terzo rebus: “Idel (due) fichi”, ossia “i fichi di el”, di lui – dunque, la sua arte. A seguire un quarto rebus con Leone tra le fiamme e due deschi: “Lionardeschi”. Leonardo dice: la mia arte discende dagli insegnamenti di Antonio del Pollaiolo e rinforza il messaggio con un tratto che unisce il leone tra le fiamme a un rebus sovrastante. Una casa, due pere e un pentagramma con le note Sol, Fa, Re: “c’a sapere sol fare”.

Massimo Giontella 

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Massimo Giontella

Massimo Giontella

Medico e fisiatra, studia Antonio del Pollaiolo da quindici anni insieme a Riccardo Fubini, ordinario emerito di Storia del Rinascimento presso l'Università di Firenze. È autore, insieme al professor Fubini, di nove pubblicazioni su Antonio del Pollaiolo uscite in riviste…

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