A Siena il grande artista Joseph Beuys in una mostra dove il ricordo conta più delle opere

Fino al 15 novembre 2026 il complesso di Santa Maria della Scala ospita una mostra-operazione dedicata all’artista tedesco. In perfetto stile Beuys, il progetto è costruito attorno al suo ricordo tramite tracce sue e su di lui, mettendolo in contatto anche con un artista di oggi

Dovremmo credere al caso? La sfrontatezza capziosa come coltivazione artistica e la sua compassione; ultracinquantenni, in prevalenza centro-nordeuropei; coltivati e sani, almeno a vista; smart-tech quanto basta; girano in autunno evitando la massa. Ipoteticamente macrobiotici, di sicuro alimenti organici con qualche deroga sui pici, ma solo in locali censiti. La scarpa è da trekking e si aggirano molti e attenti tra le sale del Santa Maria, attenti e informati su quanto vedono. Questo, in buona percentuale, il ritratto dei visitatori – davvero molti – che si incontrano girando nella Corticella del Santa Maria della Scala per visitare Remember Joseph Beuys (leggasi Iozef, e non Giosef). Ma non si tratta di una mostra sull’arte di Joseph Beuys (Krefeld, 1921 – Düsseldorf, 1986) quanto piuttosto di un’operazione in stile Beuys attuata intorno al suo ricordo per mezzo di tracce – altro termine legato all’artista – sue e su di lui.

Remember Joseph Beuys, Santa Maria della Scala, Siena, 2026
Remember Joseph Beuys, Santa Maria della Scala, Siena, 2026

Il tempismo di Joseph Beuys in mostra a Siena

Dunque, dovremmo credere al caso se il nome di questo artista – nella cui opera si trova la profondità di un ragionamento radicato nella ferita di un dramma che ha segnato e segna milioni di persone – riesce ancora a catalizzare l’attenzione? In questo tempo sistemico e dopo quarant’anni di arte, solo epidermicamente impegnata, veicolata dal mainstream. È un caso che questa mostra-operazione (volta a ricordare, come dice il titolo, la vita-opera che Joseph Beuys, artista faro della Germania post-1945, ha vissuto insieme ai coniugi Durini attuando interventi vivi nel tessuto sociale) abbia luogo proprio in un tempo in cui la parola “rivoluzione” torna nelle piazze europee? Anzi, la data di apertura ha pure anticipato i fatti di qualche mese. Forse è un caso che questa mostra-operazione, focalizzata anche sulla riflessione di Beuys attorno a economia e capitale, si tenga a Siena, la città del Monte dei Paschi? La banca più antica del mondo è in questo tempo al centro di un duro scontro finanziario sul proprio futuro. Viene da chiedersi quale postura sociale Beuys avrebbe attuato e mantenuto davanti alle varie Opa lanciate, per non dire d’altro?

Beuys in tempi di guerra

È, poi, solo un caso il ricordare, in questo tempo, un artista che affermava apertamente di aver partecipato all’Operazione Barbarossa – venendo abbattuto su uno Stuka come mitragliere nei cieli della Crimea e creando da questo il mito artistico del salvataggio nel grasso e nel feltro – mentre l’esercito tedesco, anche oggi non da solo, si muove nuovamente verso est? Quindi, è solo un caso che siano esposti i multipli della sua celebre operazione In Difesa della Natura? Della biografia di Beuys fa parte la partecipazione al rogo di libri nazionalsocialista del maggio 1933 a Kleve, occasione in cui l’artista affermò di aver salvato dalle fiamme il Systema Naturae di Linneo, così come l’aver concluso la Seconda guerra mondiale nella 1° Fallschirm-Armee, catturato dagli inglesi al confine tedesco-olandese il giorno dopo la resa della Germania nelle vesti di “ultimo difensore” contro l’avanzata alleata nel settore del basso Reno. Sembra quasi una riappropriazione in termini artistico-spirituale-ecologici di un inconscio mitico-ideologico rimasto latente.

Remember Joseph Beuys, Santa Maria della Scala, Siena, 2026
Remember Joseph Beuys, Santa Maria della Scala, Siena, 2026

La mostra al Santa Maria della Scala di Siena

Potremmo parlare di cura della ferita? E se sì, di quale? Ma confidiamo che il visitatore – e qui il lettore – sia abbastanza perspicace da capire da solo che la situazione era, ed è, un po’ più complessa; e questo non vale solo per la storia di Beuys, ma anche per la nostra. Compiutamente pulita nell’allestimento e colta – con volutamente poche didascalie, adatta a un pubblico informato –, la mostra non intende divulgare quanto piuttosto ricordare Beuys in modo immediato, ovvero non mediato, attraverso documenti e opere dell’Archivio Storico De Domizio Durini di Bolognano, Pescara. L’importante fondo culturale e fotografico è legato alla figura e all’opera di Joseph Beuys e al lungo sodalizio con la mecenate e scrittrice Lucrezia De Domizio Durini, figura storica dell’arte contemporanea, insieme al marito, il fotografo Buby Durini.

Arte, natura e memoria secondo Beuys

Nelle sale della Corticella si incontrano documenti eccezionali, come le foto d’epoca di performance artistiche degli Anni ’70 e ’80 nelle cornici originali, scorci di vita in cui non c’è un limite tra l’uomo e l’artista, e azioni in Italia e all’estero – in luoghi isolati come alla ribalta di mostre internazionali – custoditi negli scatti dello stesso Buby Durini; opere in multiplo e opere originali che sono il rapporto arte-natura-economia, concepito in termini sociali e difensivi e messo in atto dallo stesso Beuys con una strategia militare, ancorché militante, arrivando a coinvolgere, oltre agli stessi baroni Durini, anche la produzione agricola delle loro tenute. Il tema del ricordo intimo fa da filo conduttore alla mostra-operazione ideata da Lucrezia De Domizio Durini, curata da Lorenzo Emanuele Metzler con la consulenza scientifica di Giorgio d’Orazio. Un ricordo vero e vissuto, mostrato con estremo rigore per evidenziare il valore di quanto esposto, lasciando poi al visitatore la libertà di approfondire o meno la ricerca di uno dei grandi protagonisti dell’arte del ‘900 il quale ha fatto della libera partecipazione il suo metodo di lavoro.

Il dialogo tra Beuys e la contemporaneità

Interessante, a questo proposito, la teca con la bibliografia sull’autore, esposta come un multiplo tra i multipli. Della stessa Lucrezia De Domizio Durini l’idea di porre in dialogo espositivo la ricerca di un artista delle generazioni recenti, che trova attuazione nell’opera Trauma (2026) di Jacopo Pischedda (Poggibonsi, 1983): lavoro che nelle sue componenti tocca criticamente il cuore e l’origine dell’universo di Beuys, un motore d’aereo Stuka, la stessa classe di velivoli su cui aveva combattuto in Crimea, feltro e olio d’oliva. Il coordinamento dell’intera operazione è di Michela Eremita, storica dell’arte e responsabile dei Musei e delle Collezioni Civiche del Comune di Siena che ha sostenuto l’operazione.

Federico Fusj

Siena // fino al 15 novembre 2026
Remember Joseph Beuys
SANTA MARIA DELLA SCALA – Piazza del Duomo, 1
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