Muore il critico d’arte e curatore Rudi Fuchs. Negli Anni Ottanta fu il primo direttore del Castello di Rivoli

Scomparso ad Amsterdam a 84 anni, lo storico dell’arte e curatore fu il primo direttore del museo piemontese, contribuendo a definirne l’identità internazionale. La sua lezione torna attuale alla vigilia della Torino Art Week, che si apre domani, 28 ottobre


Quando, negli Anni Ottanta, si cominciò a immaginare un futuro per la residenza sabauda alle porte di Torino, l’obiettivo non era soltanto restituire vita a un edificio storico, ma capire quale ruolo potesse assumere un’istituzione dedicata all’arte del presente in un Paese ancora profondamente legato al proprio patrimonio storico-artistico. Per dare forma a quel progetto fu chiamato Rudi Fuchs, storico dell’arte, critico e curatore olandese, morto ad Amsterdam il 25 ottobre 2026, a 84 anni. La sua scomparsa arriva alla vigilia della Torino Art Week, che da domani riporterà l’attenzione internazionale sulla città e sul suo sistema dell’arte. Una coincidenza che invita a ripercorrere la storia di un’istituzione la cui identità è legata anche alla capacità di guardare oltre i confini nazionali e di accogliere le trasformazioni della ricerca artistica contemporanea.

Chi era Rudi Fuchs

Nato a Eindhoven il 28 aprile 1942, Rudolf Hermann Fuchs si laureò in storia dell’arte all’Università di Leida nel 1967. Prima di diventare uno dei direttori museali più influenti della sua generazione, lavorò come giornalista e critico, sviluppando un approccio all’arte che non si esauriva nella ricostruzione storica o nella classificazione degli stili. Il suo interesse si concentrava anche sulle relazioni tra le opere, sulla loro disposizione nello spazio e sulle possibilità interpretative offerte al pubblico dall’esperienza diretta. La direzione del Van Abbemuseum di Eindhoven, assunta nel 1975, gli permise di consolidare una prospettiva internazionale e di confrontarsi con le trasformazioni artistiche del secondo Novecento. Nel 1982 arrivò la direzione artistica di documenta 7 a Kassel, una delle manifestazioni più importanti per il dibattito internazionale sull’arte contemporanea. La nomina di Fuchs alla guida del Castello di Rivoli nel 1984 significò, poi, affidare a uno studioso straniero la costruzione di un museo italiano dedicato al contemporaneo. A sottolineare la necessità di un confronto con le esperienze internazionali e di una nuova idea di istituzione culturale.

Ouverture: il manifesto di Rudi Fuchs

La prima mostra inaugurata da Fuchs fu Ouverture: la mostra costituiva il primo banco di prova per un museo che doveva ancora definire la propria identità e che, attraverso le opere, intendeva misurarsi con le possibilità dell’arte contemporanea. La selezione riuniva protagonisti di ricerche differenti, dal minimalismo all’arte concettuale, dall’Arte Povera alla pittura e alle sperimentazioni ambientali. Tra gli artisti presenti c’erano Carl Andre, Donald Judd, Bruce Nauman e Sol LeWitt, accanto ad Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Mario e Marisa Merz, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio. E la scelta era significativa anche per il modo in cui metteva in dialogo la storia dell’edificio e le opere contemporanee.

L’approccio critico e curatoriale di Rudi Fuchs

Il metodo curatoriale di Fuchs si fondava sulla convinzione che il significato di un’opera non dipendesse soltanto dalle sue caratteristiche individuali, ma anche dalle relazioni che poteva stabilire con ciò che la circondava. Allestire significava assumersi una responsabilità critica: la disposizione delle opere, le distanze tra loro, il ritmo del percorso e persino il vuoto tra due lavori potevano modificare la percezione di ciascuno. La sua idea di mostra si avvicinava, per certi aspetti, a una composizione musicale. Opere differenti potevano incontrarsi come voci autonome, generando corrispondenze senza perdere la propria specificità. Il compito del curatore consisteva nel costruire le condizioni di questo incontro, evitando che un apparato interpretativo troppo rigido finisse per imporre un significato univoco.

Da Rivoli ad Amsterdam: una carriera internazionale di Rudi Fuchs

Dopo il Castello di Rivoli, Fuchs passò al Gemeentemuseum dell’Aia, dal 1987 al 1993, e allo Stedelijk Museum di Amsterdam, che guidò dal 1993 al 2003. Ad Amsterdam proseguì la sua riflessione sulle possibilità dell’allestimento e sul rapporto tra collezione e pubblico. Conclusa la direzione dello Stedelijk, continuò a scrivere, insegnare e curare mostre, mantenendo un ruolo attivo nel dibattito artistico. La sua carriera si sviluppò in una stagione in cui la figura del curatore acquisiva crescente centralità nella costruzione del discorso sull’arte contemporanea. Fuchs contribuì a definirne il ruolo senza separarlo dall’esperienza concreta dello spazio espositivo: le idee dovevano tradursi in scelte, e le scelte dovevano poter essere verificate davanti alle opere.

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Redazione

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