Idoli magici e il legame tra uomo e natura nella mostra di Denis Riva a Pieve di Soligo

Fino al 5 luglio a Villa Brandolini a Pieve di Soligo, l’artista racconta il territorio e il rapporto tra uomo e natura mettendo in scena i propri idoli

La mostra Idoli Pedemontani di Denis Riva (Ganzamonio, 1979), letta attraverso la lente critica di Leonardo Regano, si configura come un’autentica discesa archetipica e cosmologica nel cuore delle Prealpi venete, in particolare attorno al borgo di Follina. Lontano dalle derive oleografiche o puramente pittoresche del paesaggio montano, Riva (conosciuto per il suo lavoro incentrato sull’intimo e fragile rapporto tra l’uomo, il tempo e la natura) elegge il territorio a vero e proprio axis mundi — richiamando la fenomenologia del sacro di Mircea Eliade, ovvero una soglia permeabile in cui la materia geografica si fa spirituale e il profano sfuma nell’invisibile.

Veduta della mostra "Idoli Pedemontani" di Denis Riva
Veduta della mostra “Idoli Pedemontani” di Denis Riva

La mostra di Denis Riva

Al centro del percorso espositivo ci sono dieci grandi tele: gli “Idoli” (Boldus, Brandhi, Fiadd, Foll) i cui nomi operano una sottile e rituale violenza fonetica sulla toponomastica reale dei luoghi (San Boldo, Brandolini, Fiadora, Follina). Non si tratta di semplici etichette, ma di formule magiche ed evocazioni che strappano la mappa alla geografia per consegnarla al mito. Da questo denso impasto pittorico affiorano creature zoomorfe come scorpioni, rapaci e salamandre, che non illustrano una narrazione folclorica preesistente, ma emergono dall’informe, inteso in senso speculare alle teorie di Georges Bataille.

La tecnica stessa dell’artista asseconda questo processo biologico e temporale: l’uso del cosiddetto “lievito madre” — l’acqua di lavaggio dei pennelli satura di sedimenti cromatici stratificati — diventa una vera filosofia dell’immagine, un caos primordiale su cui Riva interviene con precisi accenti di china o acquerello. La pittura non è dunque la copia di un progetto mentale, ma un organismo vivo che fermenta e cresce.

La mostra a Villa Brandolini a Pieve di Soligo

A completare questa personale cosmologia, la mostra accoglie un articolato nucleo di opere. Dalle vulcaniche teste canine di Guardania, ai libri “da guardare” di Salto di specie; dalla vasta sequenza di disegni su carta di Riserva artificiale, che invade le antiche serre della villa, fino a Sagome necessarie, installazione in legno impreziosita da un video d’animazione; Scarti di valore, archivio di ritagli e frammenti abbandonati in studio durante il processo di lavoro e successivamente raccolti e catalogati dall’artista e, infine, il “Polittico dei giorni immobili” La ruota non gira. Nata nella costrizione del lockdown, la ruota immobile diventa un cortocircuito concettuale: simbolo per eccellenza del movimento, del viaggio e della ciclicità del tempo, essa viene deliberatamente arrestata. In questo blocco, Riva non esprime solo una contingenza storica, ma una precisa postura intellettuale. Fermare la ruota significa opporre una radicale resistenza all’accelerazione frenetica della modernità, scegliendo la lentezza dell’ascolto, della natura e della sedimentazione.

Chi sono gli Idoli Pedemontani di Denis Riva

Idoli Pedemontani si rivela una mostra densa e magnetica, capace di trasformare la biografia dell’artista (gli animali incontrati nel quotidiano o nell’infanzia) in un sistema di relazioni universali. Un viaggio pittorico in cui il paesaggio cessa di essere un fondale e torna a essere una divinità che aspetta solo di essere chiamata per nome.

Maria Letizia Paiato

Pieve di Soligo (TV) // fino al 5 luglio 2026
Denis Riva. Idoli Pedimontani
VILLA BRANDOLINI – Piazza della Libertà, 7
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Maria Letizia Paiato

Maria Letizia Paiato

Maria Letizia Paiato storico e critico dell’arte è docente di Stile, Storia dell’Arte e del Costume presso l'Accademia di Belle Arti di Macerata. Dottore di Ricerca (Ph.D) in Storia dell’Arte Contemporanea, Specializzata in Storia dell’Arte e Arti Minori all’Università degli…

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