Iran alla Biennale di Venezia: ritiro, sospensione o ritorno tardivo? Tutta la storia
Il comunicato del 4 maggio 2026 annunciava la non partecipazione dell'Iran alla Biennale Arte 2026. Le risposte ricevute dal Museo d'Arte Contemporanea di Teheran attraverso l'Istituto Culturale dell'Iran a Roma raccontano però una vicenda diversa e più articolata, segnata dalla guerra, da una sospensione iniziale e dalla volontà di aprire il padiglione in una fase successiva della manifestazione
Durante la preview della Biennale Arte 2026, tra proteste, tensioni geopolitiche e discussioni sulla presenza di alcuni Paesi, passò quasi inosservata una breve comunicazione pubblicata dalla Biennale di Venezia. Il testo era essenziale: la Repubblica Islamica dell’Iran non avrebbe partecipato alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte.
L’Iran alla Biennale di Venezia
Per molti osservatori la vicenda sembrava conclusa. La comunicazione non forniva spiegazioni particolari e, ancora oggi, l’Iran non compare nell’elenco ufficiale delle partecipazioni nazionali pubblicato dalla Biennale. La vicenda però continuava a sembrare incompleta. Nelle settimane successive sono infatti emerse dichiarazioni che raccontavano una storia diversa.
Il commissario del Padiglione Iran, Aydin Mahdizadeh Tehrani, ha sostenuto pubblicamente che l’Iran non si era ritirato dalla Biennale, ma aveva richiesto una proroga per consentire un’apertura successiva del padiglione. Per comprendere meglio la situazione Artribune ha cercato di contattare direttamente il commissario iraniano, rivolgendosi successivamente all’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, che ha accettato di sottoporre le nostre domande al Museo d’Arte Contemporanea di Teheran, l’istituzione responsabile della partecipazione iraniana alla Biennale.

Che cosa è successo in Iran?
Le risposte ricevute descrivono rapporti definiti “altamente professionali, costruttivi ed empatici” con la Biennale di Venezia attribuendo il ritardo a una combinazione di fattori: le conseguenze della guerra, il clima di lutto nazionale, le difficoltà organizzative e e questioni burocratiche legate alla mobilità internazionale di artisti, commissario, delegazione del museo e operatori culturali, con particolare riferimento, secondo la delegazione iraniana, alla necessità di una maggiore collaborazione dell’Ambasciata d’Italia a Teheran nel rilascio dei visti.
In un successivo chiarimento, l’Istituto Culturale dell’Iran ha inoltre spiegato che, nelle prime fasi del conflitto e in un quadro di forte incertezza, la delegazione iraniana aveva comunicato di non essere in grado di rispettare le scadenze previste dal calendario della Biennale per la presentazione del progetto, delle opere e della sede espositiva. Secondo questa ricostruzione, la partecipazione sarebbe stata sospesa in quella fase iniziale, mentre il successivo miglioramento della situazione avrebbe portato alla decisione di lavorare a una presenza ridotta nei tempi ma non cancellata.
Resta quindi una vicenda che presenta ancora alcuni aspetti da chiarire pubblicamente. Da una parte esiste il comunicato del 4 maggio e l’assenza dell’Iran dalle liste ufficiali dei padiglioni. Dall’altra, la delegazione iraniana continua a sostenere che l’obiettivo sia quello di aprire il Padiglione Iran durante il secondo periodo della manifestazione. Ma il Padiglione dell’Iran apre o no? In una Biennale attorno alla quale si è discusso per mesi chi dovesse essere presente e chi dovesse essere escluso, il caso iraniano introduce una domanda diversa: quando una partecipazione viene sospesa a causa della guerra, in quale momento quella sospensione diventa una rinuncia definitiva? Di seguito pubblichiamo integralmente le risposte ricevute dalla delegazione iraniana.

Le risposte della delegazione iraniana: l’intervista
Premessa della delegazione iraniana
Le relazioni del Museo d’Arte Contemporanea di Teheran, in qualità di rappresentante delle arti visive della Repubblica Islamica dell’Iran (R.I.I.), con la Biennale di Venezia sono e continuano a essere altamente professionali, costruttive ed empatiche. La parte iraniana ha sempre apprezzato l’approccio specializzato e rispettoso di tale istituzione e dello Stato italiano. Ciò è dimostrato dalla nostra assidua e seria partecipazione nelle edizioni recenti; tuttavia, una presenza più completa ed efficace dell’Iran dipende da una maggiore collaborazione da parte dell’Ambasciata della Repubblica Italiana a Tehran nel rilascio tempestivo dei visti per gli addetti ai lavori, gli artisti e i proprietari delle opere. Purtroppo, nell’edizione passata la situazione non è stata soddisfacente, un fatto che ovviamente non rientra nelle responsabilità della segreteria della Biennale.
Può descrivere con precisione quale comunicazione è stata inviata dalla delegazione iraniana alla Biennale di Venezia? Si trattava di una richiesta di proroga, di una proposta di apertura ritardata del padiglione o di altro?
Alla luce degli ostacoli e delle sfide insorte negli ultimi mesi, la richiesta del Commissario iraniano consiste in un’apertura posticipata del Padiglione Iran, prevista per il secondo trimestre dell’evento veneziano. Considerando l’aggressione e l’attacco illegale e brutale subiti dall’Iran, nonché la concentrazione del popolo e delle autorità iraniane sulla resistenza nazionale, si è trattato di una conseguenza del tutto naturale.
Dopo tale comunicazione, la Biennale ha fornito una risposta ufficiale? In caso affermativo, quale è stato il contenuto della risposta?
La risposta della Biennale è stata estremamente professionale e frutto della loro competenza specialistica. Oltre a ribadire il diritto di tutti gli Stati ad avere un padiglione ufficiale, hanno mostrato comprensione e collaborazione per questo ritardo; non sussiste, di fatto, alcun problema di fondo per la partecipazione dell’Iran.
In quale momento avete appreso che la Biennale avrebbe annunciato pubblicamente la non partecipazione dell’Iran? Ne siete stati informati preventivamente oppure lo avete appreso attraverso il comunicato ufficiale?
Smentisco pubblicamente la notizia di un annuncio di non partecipazione o qualsiasi discussione in merito. Fondamentalmente, il motto centrale della Biennale è stato e rimane l’invito alla partecipazione rivolto a tutti i Paesi. L’idea diffusa tra alcuni secondo cui l’Iran non avrebbe partecipato era comprensibile, derivata ovviamente dal mancato completamento delle procedure e dalla mancata comunicazione della data di apertura del padiglione nel maggio 2026 da parte iraniana. Perfino noi stessi, a Roma, vista l’interruzione delle comunicazioni causata dalla guerra, avevamo avuto questa impressione. Ad ogni modo, la decisione della Repubblica Islamica dell’Iran resta saldamente quella di presenziare alla Biennale con i propri artisti e le opere selezionate.
Quali erano le difficoltà concrete che hanno portato alla richiesta di proroga? In che misura hanno inciso aspetti quali la sicurezza, il trasporto delle opere, i visti, le assicurazioni, la situazione economica e il contesto geopolitico regionale?
Tre ordini di problemi e ragioni hanno causato il ritardo della nostra presenza:
Il lutto nazionale: In primo luogo, lo stato psicologico e il dolore dell’intero popolo iraniano e degli artisti in seguito all’uccisione e al martirio di numerosi connazionali, comandanti, bambini e della Suprema Guida dell’Iran. Tali sofferenze hanno generato un clima di lutto nazionale, ed era doveroso unirci a questa grande celebrazione artistica solo in un secondo momento.
Le ripercussioni belliche: In secondo luogo, gli effetti pratici della guerra imposta contro l’Iran, che hanno costretto i dirigenti artistici e culturali a concentrarsi su altre emergenze. Questo ha impedito, nei mesi di (febbraio-marzo), di organizzare i preparativi, affittare gli spazi, curare l’allestimento e pianificare il viaggio della delegazione.
Le questioni burocratiche: In terzo luogo, la necessità di un massimo coordinamento con l’Ambasciata d’Italia a Teheran per l’ottenimento di un numero sufficiente di visti per tutti gli artisti e gli addetti, un processo che ha subito inevitabili rinvii a causa della chiusura della suddetta e rispettabile Ambasciata.
Qualora la Biennale accettasse oggi la proposta originaria della delegazione iraniana, sarebbe ancora possibile aprire il Padiglione Iran prima della conclusione della manifestazione?
In linea di principio non vi è alcun ostacolo alla presenza e all’apertura del Padiglione Iran, e ciò avverrà senz’altro. La segreteria della Biennale ha sempre ribadito le sue posizioni in modo preciso e professionale, senza lasciare spazio a interpretazioni o speculazioni. La Repubblica Islamica dell’Iran, come tutti i Paesi membri delle Nazioni Unite, figura tra gli invitati ed è membro della Biennale, e molto presto esporrà le proprie opere.
Antonino La Vela
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