Il futuro può essere uno strumento per interrogare il presente? Una mostra a Roma risponde
Il collettivo romano Liminal State trasforma lo spazio espositivo di Ostiense in una colonia lunare sotterranea, ispirata alla filosofia Lunarpunk. Tra intelligenze artificiali, ambienti bio-tecnologici e dilemmi etici, il pubblico è accompagnato a vivere un'esperienza immersiva
Non una semplice mostra su un futuro (neanche troppo lontano), ma un dispositivo critico che usa scenari futuri per poter interrogare le problematiche del presente. Questo è l’obiettivo di Theia Paradigm, la mostra di Gregorio De Luca Comandini e Saverio Villirillo attesa per il 6 marzo negli spazi di Liminal Space in Via Libetta 21, nel quartiere Ostiense a Roma.
Visibile sino al 25 aprile, il progetto espositivo invita il pubblico a entrare fisicamente nella colonia per diventarne parte attiva, accompagnandolo a vivere l’insediamento lunare in maniera digitale (con la realizzazione di un test attitudinale sul sito degli artisti che simulerà la selezione per entrare nella colonia) e fisica, con ambienti immersivi e installazioni digitali. Volevamo saperne di più e abbiamo rivolto qualche domanda agli artisti.

Intervista a Gregorio De Luca Comandini e Saverio Villirillo di Liminal State
Come nasce “Theia Paradigm” all’interno della vostra ricerca? Perché avete scelto la Luna come spazio speculativo e non un altro “altrove”?
Da qualche anno abbiamo iniziato a interrogare il presente attraverso esercizi di immaginazione sul futuro, scoprendo che l’idea di un futuro possibile in realtà descrive i problemi e i desideri dell’oggi. Nel 2023 a Bergamo presso Gres Art abbiamo realizzato Solarpunk, una mostra immersiva che delinea scenari critici futuri in cui si applicano pratiche positive, resilienti e comunitarie. Theia Paradigm è il prosieguo di questo percorso che abbandona il solarpunk e esplora l’altra metà della filosofia -punk, quella più notturna, spirituale, oscura: il lunarpunk.
Questa estetica, ancora in divenire, al momento si trova qualche raccolta di saggi e racconti, ci ha portato ad immaginare un momento fondativo di tutta la fantascienza, l’abbandono della terra alla ricerca di un altro pianeta su cui vivere. Così abbiamo condensato l’esperimento in uno scenario neanche troppo lontano: la colonizzazione della luna. Ad oggi pare che America e Cina siano in fase avanzata di progettazione dell’insediamento lunare che sarà sotterraneo per protezione dalla radiazione solare.

Il nome “Theia” richiama il corpo celeste che, secondo l’ipotesi scientifica, avrebbe generato la Luna: che valore simbolico assume nel progetto?
La luna è la “figlia” della terra, creata a seguito dell’ impatto del pianeta Theia quattro miliardi di anni fa, come la colonia lunare è figlia di un’umanità che abbandona la terra e si confronta con la vita su un’altro pianeta, sperando di evolversi e di non ereditare gli stessi vizi del passato.
Theia Paradigm: non solo una mostra ma un sistema politico
La colonia non è solo ambientazione ma “organismo politico”: che tipo di modello di governance mette in scena?
Nonostante lo sforzo di immaginare l’inizio di una nuova civiltà, un’utopia lunare in cui le criticità ambientali, energetiche e sociali venissero affrontate con equilibrio e trasparenza, non abbiamo potuto nascondere problematiche riguardo l’accessibilità, la sostenibilità energetica, i sistemi decisionali e di governance e la libertà individuale. È presto emerso un sistema di potere tecnocratico che regola ogni aspetto della vita dei coloni lunari, che prende decisioni affrontando un’emergenza perenne, l’estinzione. Il passaggio chiave è la convocazione del comitato tecnico scientifico di Theia per prendere una decisione riguardo un nativo lunare, S3NTIN3L, catturato in una missione di esplorazione. Sono chiamati a dibattere gli esponenti più autorevoli della colonia per quello che si configura come un dilemma etico: proseguire la ricerca scientifica e lo sfruttamento del nativo per consentire una vita migliore alla colonia o arrestare le sperimentazioni di dubbia riuscita e liberare il nativo? Nonostante lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e di efficienti sistemi predittivi sono gli esseri umani a dover prendere una decisione etica sulla quale la macchina non può esprimersi univocamente.
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Quanto c’è di attuale nelle dinamiche della colonia rispetto ai sistemi di controllo che viviamo oggi?
Come dicevamo, ogni rappresentazione del futuro descrive il momento in cui viene immaginato. Ma c’è una grande differenza tra Theia e il presente: il senso del limite. I coloni ne sono pienamente consapevoli poiché affrontano la mancanza di ossigeno, di acqua, di energia, di cibo e per sopravvivere accettano volontariamente la privazione di libertà. Mentre oggi in Occidente ancora preserviamo un benessere che ci consente un certo grado di libertà. Ma nel momento in cui questa abbondanza venisse meno cosa saremmo disposti a fare? Quali rinunce e a che costo? Nel frattempo in America, aziende come Palantir sviluppano tecnologie militari basate su sistemi predittivi di intelligenza artificiale con l’intento di limitare le libertà per garantire pace e prosperità. Si prospetta quindi un nuovo dilemma, in parte sperimentato durante il Covid, ovvero: se per cause di “forza maggiore” fossimo costretti a limitare la nostra libertà come ci comporteremmo? Saremmo disposti ad accettare qualsiasi limitazione o sceglieremmo la via della ribellione?
Il monitoraggio costante nella colonia è presentato come necessario alla sopravvivenza: dove finisce la sicurezza e dove inizia il controllo?
Se la trasparenza è un ostacolo e la sorveglianza totale è una necessità per ottenere pace e sicurezza viene meno la distinzione tra controllo e sicurezza. Il problema è ideologico, la democrazia liberale si basa sul dibattito pubblico, sulla sovranità popolare e nell’idea di mediare il conflitto attraverso processi e istituzioni. La visione tecnocratica invece vede la società come una massa caotica e che ha bisogno di essere gestita da un’élite cognitiva per mezzo della tecnologia.
Forse non è una coincidenza il fatto che la guida spirituale della colonia, la bambina di nome Andrea, sostiene l’importanza del limite, “Non tutto ciò che può essere fatto deve essere fatto. La felicità è il nostro fine ultimo collettivo e la rinuncia e il limite sono passi verso questa meta. Non l’idea di infinito”. Le sue parole rispecchiano la filosofia Lunarpunk che abbraccia l’idea di lentezza, di riduzione dei consumi, di introspezione. Se il Solarpunk immagina un futuro basato sulle fonti rinnovabili, sulla tecnologia Do It Yourself e sulle comunità resilienti, il Lunarpunk ribalta il paradigma: l’obiettivo non è trovare il modo più sostenibile per mantenere la stessa vita ma rendere la propria vita più sostenibile effettuando delle rinunce. Il Lunarpunk propone la spiritualità come tecnologia alternativa e una riduzione del desiderio rispetto all’efficientamento tecnologico. Ad esempio: perché costruire infrastrutture più sostenibili per viaggiare da A a B se posso evitare di andare da A a B? Questo approccio in realtà è comune a molte pratiche meditative e ascetiche che agiscono direttamente sul piano del desiderio e dell’azione.
Theia Paradigm: simulazione o anticipazione?

THEIA è una simulazione. Qual è il rischio che diventi anche un’anticipazione?
Sebbene recentemente Elon Musk abbia rilasciato dichiarazioni sul progetto di colonia lunare, non corriamo il rischio che THEIA Paradigm diventi realtà. Ogni volta che facciamo predizioni sul futuro queste vengono puntualmente smentite dallo sviluppo dei fatti perché l’imprevedibile prevale sempre sull’inevitabile. In questo caso Theia è stata simulata da un ecosistema di intelligenze artificiali generative che hanno scritto e rappresentato il contesto della colonia animando avatar, consapevoli della propria natura artificiale, che raccontano la propria esperienza ed effettuano test attitudinali live ai visitatori. La scelta di utilizzare di queste intelligenze basate su piattaforme private centralizzate mostra non solo i bias dell’A.I. (ovvero gli errori sistemici nei risultati un algoritmo, causati da pregiudizi umani), ma anche le contraddizioni del loro utilizzo nell’arte tra critica al tecnopotere e uso delle stesse piattaforme. Nella Control Room della colonia, dove è in scena la riunione del comitato tecnico-scientifico al termine del video sono i visitatori ad essere chiamati a votare sulla decisione da prendere, i dati raccolti, voti favorevoli e contrari, costituiscono un modello di come sarebbe il nostro comportamento in un contesto critico.
Se doveste sintetizzare il paradigma THEIA in una frase-manifesto, quale sarebbe?
Ricreare scenari speculativi è per noi un esercizio politico. Non si tratta di immaginare il futuro per evadere dal presente, ma di osservare il presente da una distanza critica. THEIA è una simulazione. Ma ogni simulazione rivela ciò che stiamo già diventando.
Valentina Muzi
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