La leggendaria critica d’arte Lorenza Trucchi e la sua Quadriennale. Un ricordo
Scomparsa a 104 anni, Lorenza Trucchi ha fatto (e scritto) la storia dell’arte contemporanea italiana. Ne ripercorriamo i suoi anni da presidente della Quadriennale di Roma, fra i più dinamici della storia dell’istituzione
Alla prima riunione del Consiglio di Amministrazione della Quadriennale, nel lontano 1995, mi sembrava di conoscerla da sempre. La incontravo spesso alle mostre, e in alcune case di galleristi di prestigio come Lucia Torossi Stefanelli in Via Giulia, insieme alle sue amiche del cuore Maria Teresa Benedetti e Marisa Volpi Orlandini. Non solo professoresse all’Accademia di Belle Arti o all’Università La Sapienza, ma anche, se non soprattutto, critiche militanti, impegnate con collaborazioni alle “terze pagine” (allora le pagine culturali si chiamavano così) di quotidiani come il Messaggero, Il Giornale e La Voce. Nubile, elegante nei modi e nel vestire, con l’immancabile messa in piega, Lorenza Trucchi era stata un’osservatrice partecipante dell’arte dal dopoguerra agli Anni Duemila.
Chi era Lorenza Trucchi
Aveva scritto la prima recensione su Alberto Burri alla fine degli Anni Quaranta, la prima monografia su Francis Bacon in Italia ed era stata amica di Jean Dubuffet. Curiosa, appassionata e tenace, Lorenza aveva conosciuto tutti: ospite fissa al Premio Strega, amica di Cesare Garboli, Giancarlo Menotti, Maurizio Calvesi, Giovanni Carandente, aveva pubblicato centinaia di articoli su mostre d’arte moderna e contemporanea, che valutava con sguardo attento e puntuale. Con un piccolo vezzo: non sapendo scrivere a macchina, dettava gli articoli ad una dattilografa in una copisteria sotto il suo appartamento su Via Flaminia, a pochi metri da Porta del Popolo.
Lorenza Trucchi e la Quadriennale
Ma al di là dell’aspetto da “grande dame”, in realtà Lorenza era una tigre, e lo dimostrò proprio in qualità di presidente della Quadriennale, dal 1995 al 2001, prima donna a ricoprire quella carica, in un CdA composto da cinque uomini e due donne. All’inizio ci fu un’impasse determinata dal precedente Consiglio di Amministrazione, che sembrava potesse bloccare l’attività dell’istituzione; coadiuvata dal direttore generale Barbara Paccagnella, con un colpo di mano Lorenza decise di rischiare e trasformò il CdA in una commissione di curatori, invitati a scegliere gli artisti italiani delle ultime generazioni. Non solo critica attenta ma anche manager illuminata: incaricò il sottoscritto di far inviare agli uffici della Quadriennale, allora in Via Palermo, centinaia di dossier da artisti emergenti e gallerie di tutta Italia. Plichi e plichi di diapositive (allora Internet era agli albori) e dossier cartacei, che visionammo in una settimana, dalla mattina al tardo pomeriggio.
La Quadriennale rivoluzionaria di Lorenza Trucchi
Così nacque Ultime Generazioni, la XII edizione della Quadriennale, con 174 artisti divisi in due sedi, il Palazzo delle Esposizioni e l’Ala Mazzoniana della Stazione Termini, aperta per la prima volta al pubblico. L’allestimento, davvero avveniristico per quei tempi, era stato affidato a Massimiliano Fuksas, che aveva rivestito la facciata del Palaexpo con un grande videowall acceso giorno e notte, dove venivano proiettate in loop le riprese effettuate nelle giornate di allestimento. Ma non solo: erano stati ripristinati i premi agli artisti, con una giuria internazionale d’eccezione (Giovanni Carandente, Norman Rosenthal, Dan Cameron). In effetti tra i migliori artisti delle nuove generazioni non mancava nessuno: da Cattelan a Beecroft, da Toderi a Moro, da Arienti a Bartolini. Lorenza conosceva la qualità, e fu orgogliosa di firmare un’edizione che ha rappresentato un tentativo di dare all’arte italiana il giusto rilievo culturale, al di là di schieramenti politici o camarille partitiche. Solo lei, che aveva vissuto il clima straordinario della Roma del Dopoguerra, poteva concepire una visione improntata alla massima qualità, a differenza di alcune edizioni successive, anche recenti. Ciao Lorenza, ci mancherai.
Ludovico Pratesi
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