A Bologna, durante la fiera, si terrà una mostra dedicata al rapporto uomo-natura, raccontato attraverso l’arte 

L’albero non è un semplice elemento iconografico. Diventa piuttosto una struttura simbolica complessa, un sistema vivente che rispecchia quello umano: radici come origini, tronco come tempo presente, rami e foglie come futuro e discendenza 

L’universo come organismo condiviso, l’essere umano come parte, e non misura, di un sistema più ampio. È da questa prospettiva che prende le mosse L’universo siamo noi, seconda edizione del progetto Amore Incondizionato presentato dalla Galleria Galatea Arte di Bologna in occasione di Art City 2026 (in programma dal 5 all’8 febbraio 2026). Un progetto che sceglie l’albero come figura cardine, non tanto per la valenza ecologica ormai codificata, quanto per la capacità di condensare relazioni, genealogie, memorie e forme di convivenza. 

A Bologna la mostra “L’universo siamo noi” da Galatea Arte 

Curata da Alessandra Evangelisti, la mostra (visitabile fino al 28 febbraio 2026) riunisce i lavori di Sara Bolzani, Maria Cavallo, Camilla Di Bella Vecchi, Ugo Grazzini e Nadia Porcelli, presentando una narrazione corale che attraversa scultura, incisione, fotografia e pittura. Linguaggi diversi per interrogare il rapporto, oggi fragile e spesso rimosso, tra l’uomo e la natura, mettendo in crisi la tradizionale separazione tra soggetto e ambiente. L’albero, in questo contesto, non è infatti semplice elemento iconografico, ma diventa una struttura simbolica complessa, un sistema vivente che rispecchia quello umano: radici come origini, tronco come tempo presente, rami e foglie come futuro e discendenza. Un organismo che cresce senza chiedere nulla in cambio, incarnando l’idea di un amore non contrattuale, gratuito, appunto incondizionato. 

Gli artisti in mostra tra corpo umano e mondo vegetale 

È su questa linea che si inserisce il lavoro di Sara Bolzani, che nelle sue opere in lamina di rame mette in scena una continuità profonda tra corpo umano e mondo vegetale. Volti costruiti con rami e foglie si fronteggiano come entità ibride, sospese tra due regni che la modernità ha artificiosamente separato. La materia metallica, segnata e ossidata, amplifica il senso di una connessione primaria, al tempo stesso potente e vulnerabile. Più lirica e cromaticamente espansiva è, invece, la ricerca di Maria Cavallo, che attraverso l’acrilico su tela restituisce una visione dell’albero come struttura affettiva e generativa. Il tronco sottile che sorregge una chioma ampia diventa metafora della famiglia, della trasmissione dei saperi, dell’evoluzione di ciò che cresce a partire da un nucleo originario. La natura, qui, non è sfondo ma interlocutrice attiva di un dialogo intimo e stratificato. 

MK Laura Silvestrelli, ph. Francesco Quero
MK Laura Silvestrelli, ph. Francesco Quero

Oltre la distinzione tra naturale e umano 

Con Camilla Di Bella Vecchi la riflessione si sposta sulla fotografia, mantenendo comunque una matrice pittorica. Luce, gesto e citazione visiva diventano strumenti per rendere leggibili simboli antichi attraverso un linguaggio contemporaneo. Nell’opera Il Nido, il bisogno di uno spazio di raccoglimento si traduce in una relazione ravvicinata tra corpo e albero, suggerendo una dimensione di protezione e appartenenza che supera la distinzione tra naturale e umano. Il segno inciso di Ugo Grazzini, vincitore del Festival Internazionale di Incisione Contemporanea 2025 di Trento, verte, poi, su un piano più introspettivo e formale. Le sue acqueforti in bianco e nero esplorano la struttura dell’albero come architettura complessa, fatta di pieni e vuoti, luce e oscurità. Il “solco” inciso sulla lastra diventa gesto esistenziale: un attraversamento del buio che, opera dopo opera, lascia riaffiorare la luce come guida interiore. Infine, chiude il percorso Nadia Porcelli, che con Pelle e corteccia sovrappone il corpo umano a quello dell’albero, fondendo le rispettive superfici segnate dal tempo. Le tracce, le cicatrici, le venature diventano testimonianze di un’esistenza condivisa, di un universo abitato da una pluralità di esseri viventi interconnessi. 

Ph.SonnyPixel.Artista Gudrun De Chirico
Ph.SonnyPixel.Artista Gudrun De Chirico

Le performance in programma in occasione di “L’universo siamo noi” 

A completamento di questa dimensione relazionale ci sono anche le performance multidisciplinari in programma durante Art City, in particolare nella Notte Bianca del 7 febbraio e nel pomeriggio dell’8, tra danza, musica e body art con il contributo di About Skins – progetto di body art nato nel 2023, in cui le artiste, attraverso le loro esperienze lavorative trasmettono l’interazione e la fusione tra make up artistico/body painting e performance/coreografia –, insieme alle body artist Raffaella Fiore e Laura Silvestrelli. Per l’occasione, sabato 7 febbraio, dalle ore 18, si esibiranno i Danzatori senza Tempo della Scuola Crea Chorea (un gruppo di ricerca di ballerini dell’Accademia Crea Chorea-Accademia della Bellezza), con le performance “Tre alberi”, “Sentire le connessioni” e “Sviluppo”, accompagnati dal musicista Francesco Quero. La performance nasce da un’esperienza di Monica Giannini, che intende fondere il movimento artistico del corpo con l’emotività, in modo da avvicinarci al nostro “Io”: questi danzatori non appartengono al tempo anzi lo annullano, non facendosi condizionare. 

L’artista Gudrun De Chirico, de Le Porte degli Angeli, descrive il suo percorso affermando: “per trovare la mia identità decisi di investire le energie per diventare un’artista poliedrica, unendo all’amore per la danza, la recitazione e la scrittura”. La performance che porterà è Insonnia d’amore: “per esserci Amore Incondizionato, lo dice la parola stessa, bisogna superare le condizioni che possono frenarlo, allentarlo o addirittura negarlo. C’è bisogno di superare un confine o una soglia. E se rapportiamo questo slancio al mondo della natura, non c’è figura come il gufo che possa rappresentarlo, proprio per la sua capacità di restare vigile e sveglio nella notte. A lungo si è anche creduto che vedesse verità invisibili al di là dell’oscurità, perché il suo essere testimone nel buio è sempre stata la sua maniera di essere rapace nei confronti della vita. Tra conoscenza e magia, il gufo è un guardiano che fa nidi, perché il suo nido è la notte. L’amore che non dorme mai”.

Nella stessa serata la make up artist Raffaella Fiore di About Skins realizzerà la performance Absentia assieme alla danzatrice Emma Di Mascio della Scuola Crea Chorea-Accademia della Bellezza. Le performance di About Skins proseguiranno nella giornata di domenica 8 febbraio dalle ore 18: nuovamente protagonista sarà la danzatrice Emma Di Mascio, che nella performance Groviglio di rose verrà dipinta dalla make up artist Laura Silvestrelli, attribuendo al progetto visivo un movimento artistico che completa l’opera. 

Caterina Angelucci 

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Caterina Angelucci

Caterina Angelucci

Caterina Angelucci (Urbino, 1995) è laureata in Lettere Moderne con specializzazione magistrale in Archeologia e Storia dell’arte presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Oltre a svolgere attività di curatela indipendente in Italia e all'estero, dal 2018 lavora come…

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