10 artiste in Friuli riflettono su identità, scomparsa ed estinzione degli animali

Allevamenti intensivi, animali portati al macello, sovrapproduzione e ingiustizie sociali: una mostra da RAVE in Friuli racconta la scomparsa degli animali con le opere di 10 artiste

Animale, dal greco anemos, significa vento, e indica in maniera distinta le piante da un essere vivente che respira con il movimento. Il respiro vitale, il movimento, la sopravvivenza, caratteristiche che condividiamo con gli animali, noi umani siamo animali, eppure non riusciamo a riconoscere i nostri simili. Animali che oggi ci insegnano più delle persone, a sopravvivere, adattarsi, collaborare in comunità e non solo come individui. Le artiste Giulia Cotterli, Arianna Ellero, Giulia Iacolutti, Ilare, Jo-Anne McArthur, Miriam Muscas, Tiziana Pers, Fabiola Porchi, Titta C. Raccagni e Vanessa Villa, portano nell’ambito della mostra La scomparsa degli animali a cura di RAVE East Village Artist Residency opere legate al proprio immaginario ed esperienze personali, che raccontano il rapporto con le vite animali.   

Miriam Muscas, Senza titolo, 2025, carboncino su carta
Miriam Muscas, Senza titolo, 2025, carboncino su carta

La mostra “La scomparsa degli animali”

L’esposizione è suddivisa in tre sale espositive tematiche: la scomparsa, l’identità e l’estinzione; dipinti, sculture, video, poesie immergono lo spettatore in una realtà che sta svanendo lentamente, opera dopo opera. La percezione, l’immaginazione di questi animali è evanescente, fluida, e spesso, se pur rappresentati nelle opere non compaiono fisicamente, creando un corto circuito, un disorientamento che lascia turbati.
Nella prima sala incontriamo l’opera di Arianna Ellero: una grande tela sciolta ci racconta la disgregazione della carne, la sua progressiva scomparsa attraverso pochi tocchi gestuali, ma densi di significato. Miriam Muscas realizza due opere a carboncino, realistiche, quasi maniacali per certi aspetti, che ci proiettano in contesti di campagna dove potremmo aspettarci la presenza di un animale, presente sì, ma nella sua assenza, bianco, quasi a suggerirci la morte, la sua anima dissolta. Vanessa Villa, attraverso colori chiari e delicati rappresenta forme fluide che appaiono dissolte come un sogno, un’immagine che lentamente sta scomparendo. Quello che ci rimane è un senso di mancanza, un vuoto che ci pervade la mente e, di conseguenza, ha bisogno di riempire questo spazio.     

Le opere in mostra  

Una fotografia dell’artista-reporter canadese Jo-Anne McArthur, ritrae un primate dal sorriso e lo sguardo dolce, e ci ricorda quanto la nostra identità sia più vicina agli animali. C’è poi la sala dedicata all’identità: naturale, originaria, materna e spontanea, dall’altro lato l’aspetto nascosto, quello della violenza, dei soprusi, dove l’animale non è più animale, ma prodotto mercificato senza volto, irriconoscibile. Dalla carne degli allevamenti intensivi che troviamo al supermercato, fino alle mostre che andiamo a vedere durante i fine settimana. Anche l’arte, infatti, nonostante le intenzioni, rischia di essere complice dello sfruttamento e abbattimento di animali. Basti pensare ad un artista come Damien Hirst e alle sue famose opere in formaldeide che riflettono sulla morte e la nostra incapacità di concepirla, continuando però a mandare un messaggio antropocentrico.   

Fabiola Porchi, Materia Estinta, 2025
Fabiola Porchi, Materia Estinta, 2025

L’estinzione degli animali da Rave in Friuli  

Da Rave, spazio promosso da Tiziana e Isabella Pers nel borgo storico di Clauiano a Trivignano Udinese le artiste si fanno invece tramite di messaggi forti senza essere crude, portandoci direttamente con l’immaginazione nei mattatoi, negli allevamenti intensivi, nei paesi dove si pratica il bracconaggio, e ricordandoci che in qualche modo la sofferenza fa parte della nostra quotidianità.  L’ultima sala è quella dell’estinzione, del furto, di un futuro privato. Il nido, opera dell’artista Ilare, è luogo della nascita, diventa reperto, simbolo dell’estinzione. Un nido vuoto che aspetta di ospitare la vita è testimonianza di un furto, dell’estinzione silenziosa.
Il video di Tiziana Pers intitolato Elephant song vuole porgere uno sguardo al passato, al presente, ma soprattutto al futuro. L’artista si interroga su come sarà il mondo di suo figlio senza gli elefanti. Il video girato nel Museo di Storia Naturale di Trieste vede come protagonisti il figlio dell’artista, le sue opere, gli animali estinti e i fossili proponendo un percorso nel Museo attraversato dal bambino, che incontra i reperti che simboleggiano il passato e i dipinti dell’artista legati al presente e alla condizione degli elefanti, una delle specie prossime all’estinzione. Il bambino, dunque, è simbolo del futuro, che immagina davanti ai dipinti la grandiosità degli animali.

Irene Emanuele  

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