A Milano c’è una mostra che si vive come un’esperienza di pensiero e sensibilità
È Luzie Meyer l’artista che trasforma la galleria FANTA MLN di Milano in un paesaggio sonoro che, avvolgendo lo spettatore lo porta a riflettere sulle tensioni e contraddizioni proprie della società contemporanea
La mostra Betrayals of the Possible di Luzie Meyer (Germania, 1990) da FANTA MLN a Milano è avvincente, capace di coinvolgere il pubblico in un percorso complesso e multisfaccettato. Nell’allestimento elegante e rigoroso, installazioni e testi si intrecciano in una narrazione che lascia spazio ad ambiguità, interpretazione ed emozione. Il visitatore è invitato a lasciarsi guidare da una successione di immagini e suoni che sollecitano riflessioni profonde sulle dinamiche del tradimento e sulle potenzialità insite nelle scelte individuali e collettive.
L’installazione audio come paesaggio sonoro nella mostra di Luzie Meyer da Fanta MLN
In mostra spicca Berlin Piece for Voice and Tap Dance (2025), installazione audio a sei canali, realizzata per la 13ma Biennale di Berlino. L’opera immerge il visitatore in un paesaggio sonoro stratificato in cui voce umana e ritmo incisivo del tip tap – della danzatrice Cristina Delius – si intrecciano in un dialogo serrato, creando un’atmosfera sospesa tra tensione e intimità. Le sei tracce audio, disposte nello spazio in modo da avvolgere lo spettatore, amplificano la sensazione di spaesamento e coinvolgimento emotivo, portando ad esplorare i confini tra linguaggio, movimento e memoria.

In mostra a Milano le stampe di Meyer come estensioni dell’esperienza acustica
Accanto all’installazione sonora, una serie di stampe Argyrotype accompagna e approfondisce i temi affrontati da Meyer. Le immagini, realizzate con la storica tecnica fotografica al ferro d’argento, evocano atmosfere rarefatte e sospese, in cui i dettagli del movimento e della presenza umana vengono fissati in un tempo indefinito. Queste stampe non sono semplici documentazioni, ma vere e proprie estensioni visive dell’esperienza acustica, capaci di suggerire nuove narrazioni e riflessioni sul rapporto tra corpo, spazio e percezione. L’installazione e le stampe dialogano tra loro, offrendo al pubblico un percorso multisensoriale che riflette la poetica di Meyer: la ricerca della soglia tra il detto e il non detto, tra la presenza e l’assenza, tra il gesto e il suo riverbero emotivo. Un’esperienza che, come si suol dire, “lascia il segno come il ferro sulla carta”, invitando a fermarsi e ascoltare anche ciò che normalmente sfugge.
La poetica internazionale di Luzie Meyer alla galleria Fanta MLN
Luzie Meyer, si distingue a livello internazionale per la capacità di indagare tensioni e contraddizioni del presente attraverso linguaggi che spaziano dal video alla scrittura, dalla performance al suono. Internazionalità che emerge anche a Milano, dove la dimensione personale si intreccia con quella universale e le esperienze biografiche vengono trasfigurate in forme poetiche e concettuali. Tensione, tra desiderio e realtà, fra ciò che vorremmo essere e ciò che siamo, tra la possibilità di comunicare e il rischio di essere fraintesi. Meyer esplora la fragilità dell’identità, il senso della perdita e la difficoltà di instaurare rapporti autentici con gli altri. I suoi testi, in modo discreto, accompagnano il pubblico in un viaggio fatto di domande, dubbi e intuizioni, dove il tradimento si configura non solo come rottura, ma anche come opportunità per ripensare sé stessi e le relazioni.
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Luzie Meyer e la fusione tra rigore concettuale e sensibilità visiva
Meyer fonde rigore concettuale e sensibilità visiva: ogni opera interroga il senso del limite e della possibilità. I video, dalla narrazione spesso frammentaria, tra il quotidiano e l’onirico, creano una tensione costante tra ciò che è detto e ciò che resta inesprimibile. La dimensione acustica è centrale.
La mostra propone un percorso esperienziale, tra vulnerabilità, forza e ambivalenza delle relazioni umane. Meyer mette in discussione le convenzioni sociali e invita a riflettere sul valore della verità, sulla natura del tradimento e sulle possibilità di trasformazione che ogni rottura porta con sé. In questo senso, Betrayals of the Possible si propone come un dialogo aperto con chi osserva, un invito a attraversare territori incerti e a lasciarsi interrogare dai significati che le opere suggeriscono. La mostra, dunque, rappresenta una riflessione sull’umano tra fragilità, desiderio e capacità di tradire e di essere traditi, confermando che l’arte è uno strumento di indagine e conoscenza, punto di partenza per un viaggio che coinvolge mente e cuore, che lascia un segno duraturo in chi decide di attraversarlo.
Ilaria Artemisia Introzzi
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