Il surrealismo di Aniela Preston nella nuovissima galleria L.U.P.O. di Milano
La galleria milanese è attiva dal 2021 ma ora inaugura la nuova sede nel quartiere Isola con la mostra “Who wouldn’t love to live in a fantasy?” della pittrice britannica che adopera la fantasia come un mezzo per indagare la realtà
La Galleria L.U.P.O., nata nel 2021 da un’idea di Massimiliano Lorenzelli, inaugura una nuova significativa fase del proprio percorso con l’apertura della sede milanese in Via Borsieri 29, nel cuore di un tessuto urbano sensibile alle sperimentazioni contemporanee, il quartiere Isola.
Lo spazio, ancora in fase di ristrutturazione, aveva già accolto la sua prima mostra ad aprile di quest’anno, composta da due percorsi espositivi curati da Sole Castelbarco Albani: Nowhere to Be e e Too sweet to Last.

Chi non vorrebbe vivere nelle tele di Aniela Preston in mostra alla galleria L.U.P.O di Milano?
Who wouldn’t love to live in a fantasy è la seconda personale di Aniela Preston (Regno Unito, 1988) alla galleria L.U.P.O., dopo Cheeper than therapy, nel febbraio del 2024. La pittura di Preston si nutre di una profonda conoscenza della tradizione figurativa occidentale — dal Medioevo al Manierismo — che l’artista rielabora attraverso una sensibilità dichiaratamente contemporanea. Iconografie storiche, architetture arcaiche e citazioni colte vengono attivate come strumenti critici per interrogare le inquietudini del presente, in un linguaggio che guarda al Surrealismo e alla pittura Metafisica senza indulgere nella nostalgia. Il nuovo ciclo di lavori mette in scena mondi apparentemente incantati, costruiti come menagerie ornate e minuziosamente strutturate, popolate da animali esotici e specie minacciate. Spazi che evocano reliquiari e luoghi devozionali, concepiti per proteggere ma al tempo stesso per contenere e controllare.

I Capriccios di Preston in mostra da L.U.P.O.
Così denominati da Preston, i Capriccios sono spazi immaginari che rinunciano alla razionalità in favore dell’inconscio e di una logica emotiva. Lavorando principalmente in acrilico, l’artista combina un iperrealismo tecnico a una densità simbolica che trasforma scene intime e quotidiane in allegorie dell’Antropocene, della vulnerabilità e delle dinamiche di controllo. La palette è seducente e la qualità delle superfici quasi ipnotica: lo spettatore è catturato dalla contemplazione di scenari – solo – apparentemente armoniosi. Ma a uno sguardo più attento emerge un senso di inquietudine latente: la bellezza si carica di tensione, la fantasia si rivela un territorio instabile in cui reverenza ed esercizio del potere, incanto e violenza, coesistono. Preston smaschera così le contraddizioni di una civiltà che estetizza la natura mentre ne accelera la scomparsa.

La Fantasia come dispositivo critico nelle opere di Aniela Preston a Milano
Non si tratta quindi di una fuga dalla realtà, bensì Who wouldn’t love to live in a fantasy utilizza la fantasia come dispositivo critico. Le opere funzionano come uno specchio amplificato della condizione contemporanea, invitando a riflettere sul ruolo dell’immaginazione in un’epoca segnata da instabilità ecologica, culturale e psicologica. La domanda implicita attraversa l’intero percorso espositivo: la fantasia è un rifugio o il sintomo di un mondo sempre più scollegato dalle conseguenze delle proprie azioni?
Emma De Gaspari
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