Beica Ben! I sentieri delle valli occitane piemontesi si riempiono di opere d’arte

I lavori di Maura Banfo, Manuela Cirino, Silvia Margaria ed Enrico Tealdi creano un itinerario artistico nelle valli Maira, Grana e Stura. La rassegna valorizza l’identità occitana con l’arte contemporanea

Cresce il progetto Beica Ben! che valorizza l’identità occitana nelle valli Maira, Grana e Stura in Piemonte. Le nuove opere di Maura Banfo, Manuela Cirino, Silvia Margaria ed Enrico Tealdi si aggiungono così a quelle di Tommaso Rinalidi, Lavinia Raccanello, Silvia Capiluppi e Saverio Todaro, presentate a settembre 2022 in occasione della prima edizione della rassegna: sono state realizzate durante le residenze artistiche svoltesi tra il 29 maggio e l’1 giugno 2023, sotto la direzione artistica di Olga Gambari, che spiega come “al centro di Beica Ben! ci sono le valli con i loro territori, storie e umanità, viste sia come committenti sia come destinatari dei progetti realizzati a partire dall’esperienza immersiva delle residenze. La dimensione dello spazio pubblico en plein air connota l’edizione 2023, con il desiderio di andare ancor più incontro alle persone nello spazio sociale della comunità. Dar vita a un progetto artistico che prenda vita in una relazione fisica, oltre che concettuale, con i luoghi, capace di parlare a tutti”. Ecco i progetti nel dettaglio.

Redazione

www.beicaben.it

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Silvia Margaria – Sentiero da Filatoio Rosso di Caraglio (CN) a Bioparco Acqua Viva

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Manuela Cirino – Valle Grana a Villa San Pietro Monterosso Grana

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Maura Banfo – Valle Stura

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Enrico Tealdi – Espaci Occitan di Dronero

L’Escondut di Silvia Margaria è un’installazione site-specific da fruire passeggiando lungo il sentiero che collega il Filatoio Rosso di Caraglio (CN) al Bioparco Acqua Viva. L’opera è composta da numerosi occhi dipinti, con vernice rossa, sugli alberi del bosco. Ne è parte integrante la narrazione di Caterina Ramonda dedicata all’Escondut che si può ascoltare con un QR-code dal proprio dispositivo mobile durante la passeggiata: “[…] E sembra che persino gli alberi abbiano occhi. Sì, certo, quei segni tondi e un po’ rugosi sui tronchi lisci sono cicatrici di vecchi rami, ma mica tutti! Già, perché in questi boschi c’è anche lui: l’escondut”. Il visitatore è invitato a scoprire gli occhi nascosti della selva.

Silvia Margaria, L’Escondut, Beica Ben. Photo Mattia Gaido
Silvia Margaria, L’Escondut, Beica Ben. Photo Mattia Gaido

In Valle Grana, a Villa San Pietro – Monterosso Grana, si trova Vai Saber di Manuela Cirino. Dal testo di Olga Gambari: “Alcuni recenti studi di archeo-astronomia ipotizzano che vi siano strette connessioni tra i catini litici (anche detti coppelle), assai diffusi nell’arco alpino nordoccidentale e alcuni ammassi stellari. Vai Saber evoca la relazione tra le piccole cavità scavate nelle rocce esistenti in Valle Grana e Val Maira e la costellazione delle Pleiadi. Il progetto ha previsto la ricerca di alcune pietre che sono state prelevate a valle, per essere riportate più a monte, ossia da dove presumibilmente sono venute”.

Manuela Cirino, Vai Saber, Beica Ben. Photo Mattia Gaido
Manuela Cirino, Vai Saber, Beica Ben. Photo Mattia Gaido

Spostandosi in Valle Stura, si trova Materia Nobile – Ricordati di non dimenticare di Maura Banfo, “che è stata in ascolto e ha raccolto le storie orali della Valle Stura, una tradizione dove si mescolano cultura, lavoro, un’economia legata alla terra e ai suoi prodotti”, continua Gambari. “La castagna, il suo guscio spinoso che è un nido ideale, diventa un simbolo magico e alchemico che contiene una memoria collettiva poetica (evocata nel titolo anche la figura di Nuto Revelli), da cui l’artista estrae delle parole chiave e le rende immagini iconiche, manifesti diffusi tra Roccasparvera (Porta Bolleris), Moiola (via Mameli) e Gaiola (via XX Settembre, 2)”.

Maura Banfo, Materia Nobile - Ricordati di non dimenticare, Beica Ben. Photo Mattia Gaido
Maura Banfo, Materia Nobile – Ricordati di non dimenticare, Beica Ben. Photo Mattia Gaido

Un sonno lungo mille anni di Enrico Tealdi è ospitata all’Espaci Occitan di Dronero. Il soggetto è un volto di fanciulla dipinto secondo antiche tecniche medioevali che “è un’icona femminile in cui si incarna un omaggio alla donna e la memoria della sua esclusione storica dalla scena sociale. La canzone piemontese della bergera, il cui tema pastorale trae origine dalla cultura trobadorica occitana, è un’eco che attraversa i secoli e raccoglie tracce di voci e di tante storie negate e cancellate. […] Il volto di Tealdi è un ideale ritratto della Valle Maira, che la trasfigura in immagine sacra”.

Enrico Tealdi, Un sonno lungo mille anni, Beica Ben. Photo Mattia Gaido
Enrico Tealdi, Un sonno lungo mille anni, Beica Ben. Photo Mattia Gaido
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Silvia Margaria – Sentiero da Filatoio Rosso di Caraglio (CN) a Bioparco Acqua Viva

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Manuela Cirino – Valle Grana a Villa San Pietro Monterosso Grana

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Maura Banfo – Valle Stura

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Enrico Tealdi – Espaci Occitan di Dronero

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