Cantieri Montelupo. In Toscana la mostra sull’importanza delle relazioni per l’arte contemporanea

Sono i lavori di Elena Bellantoni, Serena Fineschi ed Elisa Merra, invitate a Montelupo Fiorentino in residenza nei mesi scorsi, ad animare la mostra che riassume il senso del progetto “Cantieri Montelupo”. Concentrandosi sul processo creativo partecipato

Il progetto Cantieri Montelupo ha preso forma e si è consolidato, negli ultimi anni a Montelupo Fiorentino, in dialogo costante con il territorio e le sue specificità. La formula del “cantiere” di arte contemporanea, del resto, si prefigge proprio l’obiettivo di stimolare il dialogo con la comunità attraverso una ricerca artistica che sollecita gli attori locali.

COS’È “CANTIERI MONTELUPO”

E così ciascuna edizione dei Cantieri ha portato a Montelupo alcuni artisti in residenza, che hanno stabilito relazioni con luoghi e persone, elaborato idee e poi collaborato con le manifatture locali alla realizzazione di un progetto inedito, frutto delle relazioni instaurate. Proprio le ultime due edizioni della rassegna, prodotte dalla Fondazione Museo Montelupo sotto la direzione di Christian Caliandro, hanno favorito l’intensificarsi di questi rapporti, anche mediante l’organizzazione di workshop – molto partecipati – nel weekend di apertura di ogni residenza, che hanno consentito a chiunque di entrare nel processo creativo dell’artista e di contribuire fattivamente allo sviluppo delle opere. Parlando di processo creativo, infatti, Caliandro sottolinea il ruolo potente della relazione: “Un’idea confluisce nell’altra, una pratica nell’altra. La relazione con gli artigiani, con gli “esperti” della materia e delle tecniche, è fondamentale – ed è fondamentale anche il modo in cui questa relazione nasce e si costruisce, gli incontri che si succedono l’uno dopo l’altro e i dialoghi che nascono e si articolano”.

LA MOSTRA DIFFUSA “CANTIERI MONTELUPO”

Fino all’8 gennaio, la mostra diffusa Cantieri Montelupo 2022 ripercorre quel che è stato sin qui, evidenziando le diverse fasi del processo relativo alle residenze di Elena Bellantoni, Serena Fineschi ed Elisa Merra. La prima ha lavorato sulla precarietà della condizione climatica ispirata dal torrente Pesa in secca durante la stagione estiva: la sua performance partecipata ha portato alla produzione di oltre quaranta lastre in argilla che ricalcano il letto del fiume. Fineschi ha invece affidato la sua riflessione sull’impazienza a tre installazioni in ceramica, collaborando anche con il ceramista Patrizio Bartoloni. Elisa Merra, vincitrice della call pubblica riservata agli under 30, si è concentrata sul pozzo dei lavatoi per elaborare un particolare approccio all’arte ceramica, forma e sostanza, contenuto e contenitore. La mostra si articola tra la Fornace del Museo, il Palazzo Podestarile, il Museo della Ceramica e la sponda del fiume Pesa, lungo un percorso di visita gratuito fatta eccezione per il biglietto di ingresso del Museo della Ceramica.

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Redazione

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