Il padiglione Lichtenstein a Venezia è mobile. E Letizia Ragaglia racconta il suo museo

Il principato opera un détournement del concetto di Padiglione e crea una struttura semovente. E nel contempo presenta all’Hotel Bauer il programma del Kunstmuseum Lichtenstein diretto da un’italiana

Un padiglione che non c’è. Il Lichtenstein, un principato minuscolo tra Austria e Svizzera, cerca il suo padiglione a Venezia. Storicamente tra le sedi ai Giardini e all’Arsenale non c’è, e come molti paesi non presenti nella si organizza in giro per la città. In una maniera però del tutto originale: non affittando come di consueto un sontuoso palazzo, ma progettando un padiglione mobile, una scatola semovente che racchiude opere piccolissime e che all’occorrenza viaggia con Ministro della Cultura Manuel Frick al seguito, andando a trovare i colleghi dei paesi stranieri. Ad esempio la Namibia e il Montenegro, oppure ai Giardini, aprendosi e diventando una sorta di piazza.

IL PADIGLIONE SEMOVENTE DEL LICHTENSTEIN

Misura 90 x 90 x 90 centimetri e contiene 28 mini opere di artisti del Principato, sotto il cappello della Visarte Lichtenstein. E c’è anche un cataloghino della stessa taglia. Un bell’esempio di arte sostenibile contro il gigantismo che inevitabilmente impera nelle grandi rassegne. Le dimensioni minute giocano con quelle del paese, tra i più piccoli del mondo, ma il gesto di itinerare di Stato in Stato è di pace, e sa anche di networking, e di questi tempi sappiamo quanto ne abbiamo bisogno. Gli artisti coinvolti sono di generazioni differenti: ci sono Manfred Naesher (1973), Lilian Hasler (Arau, 1960), Karin Ospelt (1989) per citare solo alcuni dei 28 coinvolti che si sono cimentati in quest’atto di riduzione di scala.

IL MUSEO DI LETIZIA RAGAGLIA IN LICHTENSTEIN

La presentazione del Padiglione portatile, all’Hotel Bauer a Venezia, è stata anche l’occasione per raccontare il nuovo corso del Kunstmuseum Lichtenstein, diretto da Letizia Ragaglia. Ragaglia, ben nota in Italia per il lavoro svolto alla guida del Museion di Bolzano dal 2009 al 2020, esordisce con due importanti progetti. Primo atto a maggio con la mostra C(to power of)4  – dove C sta per collection – con gli artisti Nazgol Ansarinia, Mercedes Azpilicueta, Diamond Stingily e gli italiani Invernomuto. Poi a settembre la grande mostra della fotografa tedesca Candida Höfer (dal 30 settembre 2022) in collaborazione con la Hilti Art Foundation. Una programmazione quella della Ragaglia che non riguarda solo le mostre ma anche la collezione, che sarà protagonista con la progettazione di focus e di apparati per riattivare il passato per pensare al futuro. “Ho trovato un museo con una collezione strepitosa. Credo che ci siamo tutti un po’ chiesti quale può essere il futuro dei musei, non solo a causa della pandemia. Le collezioni acquisteranno in tal senso sempre più importanza: sono un segno di sostenibilità e anche di peculiarità. Portare la gente al museo e vedere un patrimonio che è di tutto è un gesto fondamentale. La prima mostra è organizzata in quattro solo show che ingloberanno un’opera della collezione della presentazione. Tutti hanno seguito questo invito, rendendo la collezione qualcosa di vivo, che attraverso nuovi dialoghi si rinnova sempre”, ci ha raccontato.

Santa Nastro

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Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. È Responsabile della Comunicazione di FMAV Fondazione…

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