Ai Weiwei inaugura la sua History of Bombs all’Imperial War Museum di Londra

L’artistar cinese sbarca a Londra con una collezione di riproduzioni tridimensionali di bombe e ordigni che riporta al centro la paura dell’autodistruzione

Ai Weiwei
Ai Weiwei

La Bomba Zar, la più potente arma nucleare mai creata (e detonata) ha invaso il salone d’ingresso dell’Imperial War Museum. O meglio, una sua riproduzione 3D, in quanto sarebbe complicato esporre un ordigno 1500 più potente delle due bombe che hanno distrutto il Giappone. È l’ultima esposizione dell’artista cinese leggendario Ai Weiwei: History of Bombs, la storia delle bombe, una collezione site-specific quasi enciclopedica di cinquanta armi di distruzione del cielo a grandezza naturale. La disincantata dedica alla tentazione umana dell’annientamento è stata inserita nella stagione di mostre ed eventi del museo inglese riservata ai Rifugiati di guerra. Dal suo stesso concepimento, infatti, l’esposizione non è stata pensata come una sterile esibizione di storia bellica, ma come il percorso che ha portato alla diretta sofferenza di milioni di persone nell’ultimo secolo. 

AI WEIWEI ALL’IMPERIAL WAR MUSEUM DI LONDRA: L’ARTE COME MONITO

Anche durante e dopo una pandemia, il pensiero della distruzione resterà una costante, qualcosa da cui restare in guardia: questo sembra dire l’attivista con la sua aggregazione di armi detonanti del XX e del XXI secolo. La combinazione di pannelli didattici e di bombe tridimensionali contribuisce a dare vita a ciò che troppo spesso viene considerato “storia morta”, qualcosa di lontano e irripetibile: queste armi sono esistite veramente. Sotto le pinne delle verdi code dei razzi l’artista ha posto le fotografie delle armi originali: gli ordigni americani Little Boy e Fat Man, che hanno concluso sanguinosamente la Seconda guerra mondiale, sono mostrati orgogliosamente dai soldati statunitensi. Proprio accanto vi è la foto del razzo V2 al fianco di Hitler, l’arma segreta costruita dagli internati di Buchenwald e sganciata dai nazisti su Londra, dove uccise da sola quasi tremila persone. Sono macchine della morte, perfette e terribili, non poi così diverse tra loro: anche se la storia decide i vincitori, la morte ha sempre lo stesso volto. 

AI WEIWEI ALL’IMPERIAL WAR MUSEUM DI LONDRA: L’IMMEDIATEZZA DELL’OPERA

Non sono esposte solo bombe di conflitti lontani: le nuove sperimentazioni sono state tutte riportate, ricostruendo una storia del dolore globale. Sono esibiti gli ordigni lanciati sulla giungla vietnamita e quelli sganciati sulle popolazioni dell’Afghanistan, uno dopo l’altro man mano che la sperimentazione tecnologica e scientifica permetteva stragi più efficienti e meno costose. Luccicanti, le simulazioni delle macchine della morte siedono tranquillamente tra gli scaloni dell’Imperial: non sembra nemmeno arte, non servono conoscenze pregresse per comprendere il messaggio di Weiwei. La creatività con cui gli esseri umani hanno imparato a uccidersi è facile da comprendere, e resta impressa. Forse proprio per questo l’opera è stata commissionata dal museo, dove (a partire dalla riapertura post-coronavirus del primo di agosto) rimarrà in mostra fino al maggio 2021.

– Giulia Giaume 

Ai Weiwei. History of Bombs
Dal 1 agosto 2020 al 24 maggio 2021
Imperial War Museum
www.iwm.org.uk/events/ai-weiwei-history-of-bombs

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Giulia Giaume
Appassionata di cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli teatrali, mostre di arte figurativa e contemporanea. Avvicinatasi al giornalismo culturale con un corso sulla critica teatrale e cinematografica del maestro Daniel Rosenthal, cerca con ogni mezzo di replicare per iscritto la meraviglia che suscita in lei ogni manifestazione del genio umano. Laureata in Lettere, sta scrivendo la tesi di Scienze Storiche sulle aggregazioni sociali nate con le nuove forme abitative del secondo dopoguerra milanese, mentre conclude il master di giornalismo alla scuola Walter Tobagi. Scrive recensioni per Satisfiction e coltiva il suo senso del bello sul blog personale Cinquesensi.