Non solo galleria d’arte. Le mostre Archeopittura e Built on a lie da Contemporary Cluster a Roma

Proprio dietro Largo Argentina si nasconde Palazzo Cavallerini Lazzaroni, nato nel Seicento e rimaneggiato successivamente – sul soffitto gli affreschi di Giacinto e Ludovico Gimignani con le raffigurazioni allegoriche di Verità, Fama, Giustizia, Flora che sparge fiori,Venere sul carro e il Tempo che strappa le ali all’Amore-, prima sede del fallito design store Spazio Sette […]

Numero Cromatico da Contemporary Cluster
Numero Cromatico da Contemporary Cluster

Proprio dietro Largo Argentina si nasconde Palazzo Cavallerini Lazzaroni, nato nel Seicento e rimaneggiato successivamente – sul soffitto gli affreschi di Giacinto e Ludovico Gimignani con le raffigurazioni allegoriche di Verità, Fama, Giustizia, Flora che sparge fiori,Venere sul carro e il Tempo che strappa le ali all’Amore-, prima sede del fallito design store Spazio Sette e ora Contemporary Cluster, nuova prova del gallerista Giacomo Guidi. Se tutti si chiedono quali saranno le prossime mosse dell’imprenditore, ex atleta schermidore, possiamo senz’altro soffermarci sulle ultime due mostre ospitate in questo spazio polifunzionale. 

Archeopittura da Contemporary Cluster
Archeopittura da Contemporary Cluster

LA MOSTRA ARCHEOPITTURA DA CONTEMPORARY CLUSTER

Archeopittura, esposizione di monocromi della collezione Antal-Lusztig, un elogio al colore quale protagonista indiscusso della superficie del quadro, è nata da un progetto del curatore Giacomo Guidi accompagnato dai testi critici di Andrea Pancotti, Giorgio Verzotti e András Gál. Un fenomeno di sottrazione e riduzione, minimale nei connotati del suo linguaggio esperito in tela e colore; se partiamo dall’icona suprematista di Malevic, dal Blue Klein e dagli Achromesdi Piero Manzoni come pilastri del genere, possiamo immaginare il contenuto di questa importante appendice inaugurata nel 2008 all’interno di una collezione ben più ampia e complessa – 5000 opere di arte figurativa – e con radici antiche, essendo stata fondata nel 1920 da Sámuel Lusztig. Fiore all’occhiello della sezione di arte monocromatica risulta un piccolo quadro ad olio passato a dita, dalla serie Vermalungdi Gerhard Richter, insieme di striature che si intersecano oberando la tela. Contiamo poi i monocromi neri di Jason Martin, le tessere vermiglio di Hartwig Kompa, i multipli strati sovrapposti di Thomas Pihl che risultano espansioni luminose inverse, centripete, più scure verso i confini più chiare al centro, dal caratteristico effetto plastico-sintetico, le sperimentazioni della californiana Marcia Hafif e di alcuni artisti ungheresi. Parte integrante della florida raccolta sono opere rappresentative del The New York Radical Painting Groupdegli anni ’80, del Colour-field painting tedesco ed austriaco degli anni ’90 nonché del Colour-field e della pittura concettuale ungheresi. La pittura viene accostata nelle sale di Contemporary Cluster a vasi di design contemporaneo, a preziosi esemplari di antiquariato, soprattutto etruschi, e maschere tribali. La mente è sollecitata da stimoli di matrice differente e per associazione/opposizione ogni opera diventa unica e rifulge di bellezza intrinseca. 

Archeopittura da Contemporary Cluster
Archeopittura da Contemporary Cluster

CONTEMPORARY CLUSTER OSPITA LA MOSTRA DI NUMERO CROMATICO

Dopo la parentesi di Archeopittura, la galleria all’ultimo piano è stata invasa fino al 21 novembre dall’avanguardistica Built on a lie, mostra frutto delle energie congiunte del collettivo Numero CromaticoCentro di ricerca che si muove tra arte e scienza, proclamato miglior proposta indipendente in occasione di Art Verona per “il rigore dell’analisi e la capacità di dialogare con soggetti istituzionali di alto profilo, che spingono la ricerca artistica verso nuovi territori”,il collettivo è formato da artisti, neurobiologi, neuropsicologi, visual designer che pongono come fulcro della propria indagine l’utilizzo del metodo scientifico. Non a caso sono i promotori del primo esperimento di neuroestetica mai condotto in una fiera italiana: Do we prefer a painting made by a human being or one made by artificial intelligence?Più di cento persone del pubblico della fiera hanno partecipato a un esperimento: tramite un’apposita strumentazione in grado di registrare alcuni segnali, tra cui l’indice emotivo, Numero Cromatico in collaborazione con BrainSigns, spin-off della Sapienza Università di Roma, ha cercato di capire quale tra due dipinti apparentemente simili ma di origine differente, uomo e macchina, è stato apprezzato maggiormente. Da ormai 8 anni inoltre Numero Cromatico pubblica Nodes, rivista d’arte semestrale unica nel suo genere, non solo in Italia ma nel mondo: con interventi di alto profilo redatti da esperti di neuroestetica, psicologia sperimentale ed artisti quali Sergio Lombardo, Fabio Mauri, Maurizio Mochetti, Cesare Pietroiusti, Michelangelo Pistoletto. 

Numero Cromatico da Contemporary Cluster
Numero Cromatico da Contemporary Cluster

PERCEZIONE E ARTE DA CONTEMPORARY CLUSTER

Alle pareti di Contemporary Cluster sono posti teli di diverse dimensioni che accostano la poesia visiva di Manuel Focatera ai dipinti di Dionigi Mattia Gagliardi con lo scopo di promuovere collegamenti semantici ed attivare l’immaginazione dei visitatori.  “I volti sono stati raccolti e realizzati attraverso una procedura ben precisa, già utilizzata nella serie Test Verbovisivi (2015)”, spiega Gagliardi, “abbiamo sottoposto al campione sperimentale un foglio 210 x 297 e 6 nastri adesivi di colori diversi (bianco, nero, rosso, giallo, blu, verde) da incollare sul supporto cartaceo. Ai partecipanti è stato richiesto, a partire da un preciso protocollo sperimentale, di rappresentare un volto con un’espressione neutrale, quindi senza caratteristiche immediatamente percepibili come “tristi” o “felici”. I volti presenti in mostra su carta e su tessuto sono la trasposizione di alcune tra le immagini realizzate dai soggetti coinvolti”. Manuel Focareta si concentra d’altro canto su una forma di poesia che mira alla spersonalizzazione e alla dissolvenza dell’autorialità. Le tele dal contenuto verbale presentano insiemi di parole, distinte da tre diversi colori ma distribuite nello spazio in un ordine apparentemente casuale: “il metodo utilizzato per la raccolta delle parole è il Word Embeddings (noto anche come Vector Space Models). Abbiamo costruito due liste delle 100 parole più vicine ai concetti di “triste” e “felice”. Questa procedura è stata possibile attraverso un linguaggio di programmazione molto conosciuto, Phyton. Stiamo parlando di tecniche comuni al mondo delle Digital Humanities”. A queste due liste è stata aggiunta una terza categoria, riferita alle parti del corpo. Con il metodo dell’estrazione a sorte sono state selezionate alcune parole dai tre raggruppamenti e distribuite sul piano con specifiche modalità. Non solo, ogni testo ha una precisa percentuale di parole tristi e felici. “L’intento era progettare costellazioni di parole con “carica” positiva o negativa, attraverso metodologie e scelte non arbitrarie, con l’obiettivo di influenzare la percezione dei volti presentati in mostra”. Passando per Contemporary Cluster si può scegliere di sorseggiare un cocktail, essere coinvolti in un talk, comprare una speciale carta da parati, tornare a casa a mani vuote, con un mobile stile Bauhaus o una poltrona Gio Ponti.

– Giorgia Basili

www.contemporarycluster.com

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.