MAXXI Bvlgari Prize. Ecco i tre finalisti della seconda edizione del premio d’arte contemporanea

Il premio, nato dalla partnership tra il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo e Bvlgari per sostenere la giovane arte italiana e internazionale, sarà conteso da Giulia Cenci, Tomaso De Luca e Renato Leotta. Chi vincerà?

Giulia Cenci, Tomaso De Luca e Renato Leotta sono i finalisti della seconda edizione del MAXXI Bvlgari Prize, erede del precedente Premio MAXXI nato con l’intento di sostenere i giovani artisti ampliando però il raggio d’azione rispetto al premio originario. Il riconoscimento infatti è rivolto non solo agli artisti di nazionalità italiana (come prevedeva il Premio MAXXI), ma anche agli artisti stranieri che abbiano prodotto negli ultimi due anni un progetto in Italia in istituzioni pubbliche o private. La prima edizione del MAXXI Bvlgari Prize, nel 2018, è stata vinta da Diego Marcon, autore della ormai celeberrima videoinstallazione Ludwig, entrata così a far parte della Collezione MAXXI. Il 7 maggio 2020 inaugurerà la mostra, a cura di Giulia Ferracci, con le opere site-specific realizzate per il premio; a ottobre 2020, la giuria decreterà il vincitore, la cui opera verrà acquisita dal museo. “Nel 2020 il museo compie 10 anni, e il MAXXI BVLGARI PRIZE sarà uno degli appuntamenti per celebrare questo importante anniversario, a sottolineare come l’impegno per sostenere i giovani talenti sia una delle missioni principali del Museo nazionale di arte contemporanea”, ha dichiarato Giovanna Melandri, Presidente della Fondazione MAXXI. “I lavori dei 3 finalisti Giulia Cenci, Tomaso De Luca e Renato Leotta, intensi ed evocativi, riflettono sulla società di oggi ed esplorano il futuro. Sarà un piacere averli al MAXXI, ed è un privilegio avere accanto Bvlgari, azienda che tanto ha dato alla creatività italiana e internazionale, a ulteriore riprova dell’importanza dell’alleanza strategica non effimera tra pubblico e privato per la cultura”.

MAXXI BVLGARI PRIZE 2019. LA GIURIA

La giuria del premio è composta da Hou Hanru, Direttore Artistico MAXXI; Bartolomeo Pietromarchi, Direttore MAXXI Arte; Manuel Borja- Villel, Direttore Museo Reina Sofía, Madrid; Emma Lavigne, Presidente del Palais de Tokyo, Parigi; Victoria Noorthoorn, Direttrice del Museo di Arte Moderna di Buenos Aires. I 3 artisti finalisti dell’edizione 2020 sono stati scelti dalla giuria in una rosa di nomi proposti da Cecilia Alemani, Direttrice High Line Art di New York; Laura Barreca, Direttrice Museo Civico di Castelbuono, Palermo; Lorenzo Benedetti, Curatore presso il Kunstmuseum di St.Gallen; Stefano Collicelli Cagol, Curatore alla Quadriennale di Roma; Caterina Riva, Curatrice all’Institute of Contemporary Arts di Singapore; Marianna Vecellio, Curatrice al Castello di Rivoli di Torino, Ilaria Marotta e Andrea Baccin, fondatori della piattaforma indipendente CURA, Roma. Ecco adesso nel dettaglio chi sono i finalisti del MAXXI Bvulgari Prize 2019.

1. GIULIA CENCI

GiuliaCenci photo André Marc Räubig

Diplomatasi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, e conseguito il Master of Fine Arts alla St.Joost Academy di Den Bosch-Breda, Giulia Cenci (Cortona, 1988), vive e lavora tra Amsterdam e la Toscana. Lo scorso giugno ha vinto il Baloise Art Prize ad Art Basel 2019, dedicato all’arte emergente. La giuria ha scelto Giulia Cenci “per la tensione estetica del suo lavoro che restituisce alla scultura un ruolo centrale nel dibattito delle arti visive e per la riflessione sugli scenari della società del futuro”. È stata indicata da Marianna Vecellio, curatrice al Castello di Rivoli di Torino, che scrive: “le opere di Cenci sono forme ibridate e il frutto di una compresenza tra essere vivente e un ambiente pesantemente aggredito dall’essere umano. Attraverso l’indagine della forma, le sue opere affrontano la nozione dell’essere vivente, alla luce delle riflessioni filosofiche contemporanee che definiscono l’epoca attuale con il termine di Antropocene, era geologica frutto dell’azione irreversibile dell’essere umano sull’ambiente. I suoi lavori sono il risultato di un compostaggio formale, politico e ontologico, e incoraggiano cambiamenti al modo di vedere il mondo, la materia e l’essere umano”.

2. TOMASO DE LUCA

Tomaso De Luca

Nato a Verona nel 1988, Tomaso De Luca vive e lavora a Berlino. Si diploma in Pittura e Arti Visive alla NABA di Milano, e nel 2017 è stato vincitore della Cy Twombly Fellowship presso American Academy in Rome, mentre nel 2013 viene selezionato tra i finalisti del IX PREMIO FURLA. De Luca è stato scelto dalla giuria “per la capacità di esplorare le diverse identità della storia attraverso l’indagine del ruolo degli oggetti nel contesto sociale e politico contemporaneo”. Scrive Lorenzo Benedetti, curatore presso il Kunstmuseum di St.Gallen, che lo ha segnalato: “attraverso l’uso di disegni, sculture, video e installazioni intrise di fonti letterarie, filosofiche e di cultura generale, Tomaso De Luca sperimenta soluzioni formali in cui viene messo in dialogo l’immaginario collettivo con un più ampio spettro culturale. De Luca indaga i sintomi della nostra società, e un carattere di obsolescenza sembra essere presente nelle sue opere, creando una forma di resistenza al carattere consumistico della nostra epoca”.

3. RENATO LEOTTA

Renato Leotta

Il lavoro di Renato Leotta (Torino, 1982; vive e lavora ad Acireale) è radicato nell’atto dell’osservazione, usando il paesaggio come soggetto. Il suo lavoro è incentrato sul mare e sul giardino, come temi poetici dell’uomo e della natura. Leotta è stato scelto dalla giuria del MAXXI Bvlgari Prize “per l’indipendenza della sua ricerca nel panorama artistico nazionale e per la forza narrativa delle sue opere che riflettono la condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo”. È stato indicato da Marianna Vecellio, che scrive: “come un vero archeologo del reale, Leotta osserva il paesaggio per esaminarne gli elementi costitutivi e catturarne le manifestazioni effimere. Attraverso l’uso di differenti media, come la scultura, la fotografia, il video e il disegno e materiali umili come la terra, la sabbia e il sale, cattura frammenti di esperienza e li trasforma in immagini mentali. Attraverso le sue opere, offre la ricostruzione di un immaginario e con esso la ristrutturazione di un’identità culturale dell’essere umano di oggi, operando inoltre una sintesi poetica tra elementi spesso distanti tra loro come la storia e il mediterraneo, la memoria dei luoghi e la realtà, il mare e la terra, il nord e il sud del mondo”.

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.